CR7 e Mario leaders: come il Gianlucaccio e Penna Bianca?

di Vittorio Aversano |

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme un progresso, lavorare insieme un successo” (Henry Ford)

“Con il talento si vincono le partite. Ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati” (Michael Jordan)

Il carisma è una dote innata, che sussiste solo se e in quanto riconosciuta dagli altri, per l’effetto del ripetersi di qualità e comportamenti degni di stima; a quel punto, si è disposti a lasciarsi condurre e influenzare, finendo inevitabilmente per modificare se stessi e il contesto comune.

Ci torneremo più tardi.

Per caratteristiche tecniche e livello complessivo, non sono granché paragonabili tra loro i nostri Cristiano da Madeira (ho sempre in testa il nuovo coro, scusate la licenza) e Mario Mandzukic, che insieme forse trainano ben più del solo reparto offensivo della Juventus, fornendo, il primo, un riferimento offensivo costante, con scatti in profondità, tecnica incredibile, potenza e dinamismo, il secondo, onnipresenza box-to-box and side-to-side. Nonché un elemento condiviso che, nel calcio moderno, è più raro di un pipistrello delle Seychelles: la professionalità.

Allegri ha, di recente, confermato il rumour per cui CR7 avrebbe individuato in Mandzukic il proprio partner d’attacco ideale, e non c’è da stupirsi: il croato crea spazi, impone il proprio fisico, recupera, contrasta, con impeccabile continuità. Dal canto suo, Cristiano è paradigma di concentrazione costante per tutta la durata del match. I due tendono a riprodurre, grossomodo e con le dovute proporzioni, le risultanze tattiche dei movimenti eseguiti da Karim Benzema nel Real Madrid, fino allo scorso anno, finalizzate a mandare in gol proprio il nostro fuoriclasse numero 7.

La fisicità, accompagnata dalla tecnica è il binomio che la Juve ha spesso mostrato di prediligere per il tandem di attacco. Rovistando il più recente passato, ne troviamo diverse testimonianze (a prescindere dal fisico dei giocatori) in Llorente-Tevez, Ibrahimovic-Trezeguet, Trezeguet-Del Piero o Boksic-Del Piero. Ma, al netto della straordinaria efficacia realizzativa, più di rado si manifesta anche l’attuale grado di complementarietà, se non nelle prime due stagioni sotto la guida di Marcello Lippi (1994-1996), con Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli. Nel tridente composto dai due – più Roberto Baggio, prima, e Alessandro Del Piero, poi (quest’ultimo, in particolare, annoverato all’ottavo posto da France Football nella Top 10 degli attacchi più forti di sempre tra le squadre vincitrici della Champions League), possiamo individuare elementi di contiguità.

Cristiano Ronaldo v Gianluca Vialli: entrambi dotati della capacità di guidare e motivare i compagni verso la vittoria con la sola presenza o uno sguardo al momento giusto, potenza esplosiva, precisione di tiro chirurgica, acrobazie. Giocare, avendo come unico obiettivo quello di vincere, sempre e trasmettere questa mentalità allo spogliatoio, traducendola in campo. Avere la visione dell’obiettivo e catalizzarvi ogni risorsa, con lucidità, ma anche carica emotiva, che è poi quella che esalta un collettivo. Nondimeno, l’altruismo nel servire il compagno in posizione migliore per concludere a rete, subordinando la gloria personale al risultato della partita. Curiosità: entrambi cominciarono la carriera come ali tornanti per poi affermarsi come capocannonieri.

 

Mario Mandzukic v Fabrizio Ravanelli: instancabile generosità (ripiegamenti difensivi fino alla propria area), fisicità e gol decisivi (l’elenco è lungo e prestigioso). Entrambi idoli dei tifosi, non tanto per lo spettacolo (magari spesso sottovalutato, essendo comunque entrambi dotati di ottima tecnica individuale), quanto per il carattere: cattiveria e tenacia in campo, gestione esemplare della fatica, aiuto ai reparti diversi dal proprio e ai compagni in difficoltà e, quindi, disponibilità al sacrificio per il bene comune. Per entrambi, poi, il ruolo nuovo e addizionale di svariare tra il centrattacco e la fascia, per svuotare e riempire l’area con corsa e sportellate, così da favorire il gol del compagno o finalizzare essi stessi l’azione. Per non parlare dei gol in finale di Champions, peraltro con coefficiente di difficoltà estremo.

 

Si tratta, quindi, di atleti e condottieri esemplari; ciò che li può differenziare è, semmai, il contesto sportivo di riferimento.

Vialli e Ravanelli, con un palmares iniziale piuttosto scarno, una volta rianimati da Lippi, furono in grado di rendere leggendaria una formazione estremamente dotata che, dopo un inizio incostante, a strascico delle predecenti stagioni, trionfò ovunque e contro avversari decisamente forti e abituati alle vittorie, offrendo prestazioni di straordinaria intensità: paradigma ne fu Juventus v Fiorentina del 04/12/1994, partita in cui i due attaccanti fornirono un eccezionale apporto in termini di prestazioni sportive e motivazionali per i compagni di squadra, che ancora oggi la ricordano come il crocevia che mutò la mentalità della squadra, consentendole di ritrovare fiducia in se stessa, fino a vincere lo scudetto e tutto ciò che ne conseguì.

 

 

Ronaldo e Mandzukic provengono entrambi da contesti vincenti e appartengono a una rosa in cui la stragrande maggioranza dei calciatori è già abituata a dominare da quasi un decennio, ininterrottamente in Italia – registrando difficoltà più ambientali che tecniche – e comunque da protagonista in Europa – con difficoltà di segno inverso – essendo ormai è del tutto rispettata dagli avversari storicamente più accreditati. La loro naturale propensione, in seno allo spogliatoio, negli allenamenti e durante le gare, consiste nel mantenere alte le motivazioni dei compagni o fornirne persino di nuove, fungendo da modello disciplinare (insieme ad altri senatori, quali Chiellini e Bonucci): in fin dei conti, se loro due si impegnano, con tale e tanta serietà, nel migliorarsi costantemente, nessun altro può permettersi di meno.

Dicevamo.

Il carisma (di Cristiano e Mario) è una dote innata, che sussiste solo se e in quanto riconosciuta dagli altri, per l’effetto del ripetersi (nel tempo) di qualità e comportamenti degni di stima (leggasi: Vialli e Ravanelli); a quel punto, si è disposti a lasciarsi condurre e influenzare (in positivo), finendo inevitabilmente per modificare migliorare se stessi e (di conseguenza, si spera) il contesto comune (la sala trofei).