Le costanti europee di Mister Allegri

Da quando allena nella massima competizione europea per club, Massimiliano Allegri non ha mai “sbagliato” la stagione di Champions League.

Nove partecipazioni, nove qualificazioni – consecutive – agli ottavi di finale. Un ruolino di marcia da record (solo Wenger ha archiviato una striscia più lunga, anche se va detto che, ad esempio, Guardiola si è preso un anno sabbatico tra Barca e Bayern), che l’allenatore toscano ha saputo corroborare anche negli anni in cui non guidava una corazzata o nei quali il suo team stava facendo incredibile fatica nell’ingranare in campionato.

Numero, questo dei passaggi turno filati, che assume ancora maggior valore se miscelato a quanto fatto, con la Juventus, nella fase ad eliminazione diretta. Nelle quattro stagioni sulla panchina bianconera, infatti, prendendo in considerazione le partite ad eliminazione diretta, con andata e ritorno, Allegri ha perso, nei 90 minuti, una sola gara, quella dello scorso anno in casa, contro il Real Madrid. Certo, poi ci sono i due k.o. su gara secca, in finale, ma a scusante del mister livornese va sottolineato come la Juventus le abbia disputate sempre contro avversari con cilindrata abbondantemente superiore (Barca 2015, il più forte Barcellona del nuovo millennio) o comunque migliore (Real Madrid 2017).

Un panorama dunque potenzialmente diverso da quello del 2019, con la Vecchia Signora che ha modificato il proprio motore, consegnando al pilota di Coppa più costante d’Europa una macchina sempre più dominante sul passo, solida sul lungo periodo, ma in grado anche di mettere il NOS nel momento più importante della stagione.

L’effetto Allegri, l’uomo capace di riportare serenità e razionalità nell’affrontare gli esami continentali più complessi, quelli in cui non basta che lo studente applichi il compitino tattico. Ora serve che ci metta del suo, che vada oltre  la mera esecuzione mettendo in scena un’interpretazione adeguata, su misura per ogni quesito proposto dall’avversario di turno, dovrà ora, a maggior ragione con un cast sempre più raffinato, impattare allo stesso modo anche sulla recita di fine anno, quella con tutta la platea che conta presente sugli spalti.

Un ultimo step affatto banale, ma alla portata di un uomo, ancor prima che allenatore, che con dignità e pacatezza assoluta, tipica di chi non ha bisogno di grandi gesti o urla per far percepire il proprio carisma alla squadra, ha rimesso silenziosamente la Juve al centro del villaggio europeo spazzando via quel senso di inferiorità generato da una (quasi) decade complicata abbattuta a suon di calme ma precise picconate da Massimiliano Allegri da Livorno, ovvero Mister Garanzia.