Cos’ha di speciale il gol di Ronaldo a Frosinone

di Luca Momblano |

Ogni gol di Cristiano Ronaldo contiene un suo controvalore tecnico, se non altro perché il suo campionario corrisponde all’enciclopedia del gol. Anche il più banale, il più facile – per così dire – e in generale ognuno tra i meno spettacolari. Perfino riguardando il goffo testa/palo/assist di Ferrari in occasione della prima storica rete in bianconero dell’asso portoghese si può estrarre qualcosa, per esempio la rapidità del processo di attenzione che CR7 dedica a ogni singolo pallone in ogni microsituazione.

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Ed è proprio questo suo processo di attenzione a tornare protagonista a Frosinone, partitaccia all’italiana se ce n’è una – in senso gagliardo, stoico, snervante – cioè quando Ronaldo sigla un nuovo gol che in pratica vale la partita. Il terzo ufficiale da numero 7 della Juventus, con il secondo (il bis al Sassuolo) che non ha bisogno né di tempo né di parole perché direttamente catalogato alla corposa voce dei Ronaldo Classics – sezione Campo Aperto.

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Cosa avrà di speciale questo gol, se non per il fondamentale peso dei tre punti, ovvero del cambio di direzione di un match tra lo stregato e il già visto (magari non molte volte in questi anni di Juve, ma l’adagio “avrebbero potuto giocare per tre giorni…” era dietro l’angolo con il paradosso vivente dell’assalto continuo e del portiere avversario che non sarebbe rientrato in nessun caso tra i protagonisti della partita).

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Quindi: cosa avrà di speciale? Forse, come ha suggerito qualche collega, che è stato un gol alla Higuain? Palla che sbuca – girata di prima intenzione – traiettoria più pratica che bella, ancorché precisa? La risposta è altrove, ed è solo in parte sorprendente. La risposta è nel processo di attenzione di Ronaldo che va ben oltre l’aspetto mentale. E’ sufficiente riguardarlo con un replay qualunque: l’attenzione di Cristiano è un’attenzione tesa, elettrica, totale. E’ l’attenzione del corpo insieme alla mente. Un’attenzione attiva, dal generale al particolare.

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E non c’entra nulla la posizione infine regolare rispetto all’ultimo difensore ciociaro al momento del tentativo di conclusione di Pjanic. Qui siamo nell’irrazionale, ovvero non si può esattamente spiegare il perché negli ultimi dieci secondi di azione il campione sia in gioco nel solo esatto istante (meno di mezzo secondo, tanto per intenderci) nel quale in fuorigioco ci potesse andare il VAR. Può sembrare incredibile, ma è proprio così.

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La si riguardi una, due, tre volte. Così da notare il dettaglio che rende Ronaldo unico nel suo genere, come la storia, i numeri e l’ambizione che ha sempre avuto gli riconoscono. Si noti la postura sempre direzionata, ovunque  si trovi il pallone, i muscoli tirati come allo start di una finale dei 100 metri. Anzi, si noti di più: Ronaldo non sta mai con il tallone a terra, non è mai una partenza da fermo la sua. A Frosinone si era ormai al flipper, e all’ottantesimo minuto il flipper stava per andare in tilt, con scossoni da destra e da sinistra e la palla che andava un po’ dove voleva lei.

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E Cristiano Ronaldo cosa fa? Balzella in punta di piedi, sul posto, senza la fatale smania di attaccare la porta con anticipo o quella di andare incontro al compagno anche se impantanato. Quei balzi sono il gol, il tempo e la successiva coordinazione. CR7 sente di dover soprattutto essere messo bene, direzionato bene, pronto a reagire, come fosse in allenamento, come fosse al primo minuto. Questa è la sua forza ulteriore.

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Magari sì, l’avrebbe anche segnato Higuain. Con una torsione minima, o appoggiando a fine girata il braccio a terra, preciso e sporco alla stessa maniera. O magari avrebbe dovuto addomesticarla prima, partendo con il tallone incollato a terra, e allora chissà. Dell’Higuain bianconero si è visto piuttosto altro: l’esultanza senza gestualità, la corsa verso il settore ospiti, l’abbraccio a due. Solo che una volta c’era Dybala e adesso c’è Bernardeschi.