Cosa sogna Cristiano Ronaldo?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

cristiano ronaldo

L’articolo su Cristiano Ronaldo di Luca Momblano ci fa sognare.
Sì, perchè le reazioni all’articolo appartengono al mondo onirico, dove il nostro inconscio si libera e ci fa vivere i grandi sogni da cui ci svegliamo ansiosi per la grande aspettativa: vinceremo tutto! Ma ci sono anche i sogni comuni, dove tutto è ridotto alle logiche quotidiane delle bollette da pagare e poi i sogni ad occhi aperti dei romantici, quelli premonitori dei sensitivi e quelli in stato di lucidità, così vividi che allo store si crea una coda interminabile di tifosi, tutti a comprare una maglia che non c’è e all’uscita ci si trova direttamente in vacanza a Madrid, vamooooooos!!!

Tralasciando i sogni piuttosto scontati degli antijuventini, ne rimane ancora uno che ci interessa conoscere, quello che ci porta alla domanda: cosa sogna Cristiano Ronaldo?
“Fin da ragazzo i miei sogni erano 3, giocare nel Manchester United, nel Real Madrid ed essere capitano del Portogallo… non c’è niente di più bello che realizzare i propri sogni ed io ci sono riuscito a soli 25 anni.”
Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, 33 anni, un patrimonio stimato da Forbes attorno ai 300 milioni, collezionista di palloni d’oro, da 8 anni senza sogni. Tutto assume una coerenza trascendentale: un individuo, che ha rischiato di non nascere, fa la scelta non scontata di giocare a pallone e raggiunge risultati non pronosticabili che lo proiettano in un’esistenza eccezionale.

Allora come mai a 26 anni non ha appeso gli scarpini per crescere i figli e godersi la vita?
In un intervento al Ted, Simon Sinek ci dice che tutti i leader partono sempre dalla stessa parola: perché. Il perché di CR7 è facile, lo ha ripetuto più volte:
“Non mi basta essere il migliore del Portogallo. Voglio essere il migliore di sempre e lavoro per esserlo. Poi dipende dall’opinione di ognuno: ma quando mi ritirerò, guarderò le statistiche e voglio vedere se sono tra i più forti di sempre. Ci sarò di sicuro.” Questa la dichiarazione dopo aver ricevuto la scarpa d’oro nel 2014. Risulta evidente che se non c’è una destinazione da sogno nel futuro di CR7, c’è sicuramente un obiettivo: to be the GOAT.

Diventare il più grande calciatore di tutti i tempi non è solo una questione di ingaggio ma di sfida, qui tre esempi con tutti i se e i ma del caso:
Cruijff, dopo Barcellona e un paio d’anni negli USA, torna all’Ajax vincendo due campionati e una coppa. Per un disaccordo contrattuale passa ai rivali del Feyenoord dove vince un double formato dalla vittoria del campionato e della Coppa d’Olanda.
Maradona: approda nell’estate ’84 in un Napoli che, dopo aver sfiorato lo scudetto nel 1981, vincerà il primo scudetto nel 1987 grazie anche all’innesto di giocatori come Giordano, Bagni, Garella e Renica e vincerà la coppa UEFA nel 1989 grazie all’inserimento in rosa dei brasiliani Careca e Alemão.
Lebron James, dopo 5 anni a Cleveland va a Miami 4 anni vincendo il titolo nel secondo e terzo anno, ma il boost della sua epica è stato il ritorno a Cleveland dove vincerà il titolo nel 2016, il primo titolo di una squadra professionistica di Cleveland dopo 52 anni, mettendo la parola fine a quella che sembrava una maledizione sportiva…
Ah, nello stesso anno, il Portogallo che arriva in finale a forza di pareggi, vince l’Europeo.

L’epica ci insegna che il cammino alla consacrazione può passare da una squadra organizzata, non necessariamente la migliore. Grazie poi all’apporto qualitativo del campione di turno si riesce a fare il salto di qualità tutti insieme. Considerando lo stato di forma attuale del giocatore, è facile pensare che si muoverà in una squadra con l’obiettivo Champions piuttosto che il semplice campionato, diciamo una di queste prese dalla classifica di Forbes di giugno 2018:

cristiano ronaldo

“… Per me, per essere il migliore, devi provarlo in paesi e campionati diversi: Mourinho lo ha fatto, a differenza di tutti gli altri. È semplice.”
Se dovesse rimanere coerente alla dichiarazione rilasciata nel 2012, rimarrebbe escluso proprio il mercato più ricco sia in termini economici che per numero di squadre, quindi quante ne rimangono papabili su dodici? Ricominciate a sognare, vero?

In tutto questo fantaragionamento estivo, rimangono papabili due tedesche, una francese e un’italiana. Lo so, sembra l’inizio di una barzelletta, ma se cominicamo a pensare all’appeal dei tre campionati, all’epica della sfida e al fatto che sognare non costa nulla, voi che squadra scegliereste?

Il punto è che la decisione spetta a CR7. Se Zidane sente che è il momento di lasciare Madrid, è lecito pensare che Ronaldo sia stato sfiorato dallo stesso pensiero: in fin dei conti, quante probabilità ci sono di alzare ancora l’asticella al Real? Quindi meglio lasciare al top e rivendersi come top. Questo è il nodo fondamentale di cosa passa nella testa di Cristiano: lui si ritiene il migliore, vince, ha un’età biologica di 23 anni, perché dovrebbe rinunciare a qualcosa che in questo momento ha tutto il diritto di pretendere?

Quindi riformulo la domanda: secondo voi, adesso che l’avventura mondiale è finita e dovendo scegliere una squadra, cosa sogna Cristiano Ronaldo?

di Andrea Caviglia