Cosa significa Mandzukic al Milan per la corsa scudetto (e per Andrea Pirlo)

di Luca Momblano |

Il decimo scudetto consecutivo è un simbolo, e inserirebbe definitivamente negli scaffali della fantascienza questa gestione del club bianconero. Per carità, non si toglie nulla ai precedenti, anche quelli per certi versi più “stanchi”, perché senza quarto non c’è sesto, senza settimo non c’è nono e via dicendo. Il decimo scudetto consecutivo della Juventus, però, è stato inizialmente depotenziato da una serie di fattori:

1 – Le campagne europee successive a Cardiff, o peggio ancora quelle successive all’arrivo di Cristiano Ronaldo, che hanno ulteriormente accentuato la dedizione e il giudizio del mondo Juve (non soltanto quello della tifoseria, anche se in questo specifico esercizio d’opinione detiene senza dubbio il primato assoluto nel dibattito, quando questo si acutizza e si fa feroce).

2 – L’internalizzazione stessa della Juventus in quanto club, in quanto marchio, in quanto qualcosa ormai che viene riconosciuto (e si sente) al di sopra delle vicende all’italiana. Un po’ per altrui provincialismo, un po’ per entità degli investimenti e per potenzialità dei ritorni economici, un po’ per snobismo, un po’ per necessità, un po’ perché è esattamente come ti vedono e percepiscono al di fuori dei confini nazionali. La Juve è “di un altro livello”, e questo status dà l’idea di essere diventato in qualche modo inscalfibile ormai anche al di là dei risultati sportivi di breve termine.

3 – Aver negato il titolo a un’avversaria come il Napoli di Sarri, una macchina semiperfetta della narrativa italiana – e comunque la più credibile tra le antagoniste dei nove anni insieme probabilmente all’ultimo Milan di Allegri (ma per motivi quasi opposti) – e poi con lo stesso allenatore prendersi lo scudetto più paradossale di sempre, quello “della dirigenza” come lo ha definito lo stesso Andrea Agnelli. Per di più contro il più temuto e temibile tra gli avversari, per di più al suo primo anno da antagonista diretto, ovvero Antonio Conte. Cosa fare ancora di più? Sembra davvero non mancare più niente nella collezione delle scorpacciate tricolori.

4 – In ultimo il COVID, la bestia che ha messo a repentaglio anche il calcio professionistico al vertice della sua ricca e inattaccabile piramide. E allora il battesimo di Andrea Pirlo, senza panchine di alcuna specie alle spalle. Senza precampionato. Senza pretese, ha pensato qualcuno. E tutte le altre pronte a ripartire in esatta continuità sul poco o tanto di buono costruito nell’anno precedente. E allora vada come vada, pensa ancora qualcuno. Salvo tornare al punto numero 1, ovvero alla questione “la Champions, però…”.

E cosa c’entra con questo lungo preambolo la notizia di Mario Mandzukic al Milan? Innanzitutto colloca un campione d’esperienza in più dentro la squadra outsider (già accreditata come terzo incomodo nella corsa al titolo) che ora si autoaccredita per tentare il colpaccio. Mandzukic sarà anche fermo – o quasi – da un anno e mezzo, ma completa l’assortimento dell’assalto a un possibile dopo-Juve costruito, neanche a farlo apposta, su due tra i più forti rappresentanti dello Stadium dell’ultimo decennio. Mandzukic, appunto, e Vidal sulla sponda nerazzurra. Associati ad altri due rappresentanti emotivamente forti per la memoria bianconera come Zlatan Ibrahimovic (a proposito: Mandzukic-Rebic coppia d’attacco che ha disputato la finale degli ultimi mondiali) e Antonio Conte.

Guardiamo tutto questo dal lato Juve: Andrea Pirlo non ha mai particolarmente apprezzato Mandzukic e certamente non ha mai pensato a un suo ritorno in questa sessione (al netto del fatto che il croato non si è lasciato bene con la società). Volendo ampliare il discorso, questo incastro di mercato spinge Pirlo ancor di più in direzione ostinata ed opposta a Massimiliano Allegri, non a caso l’antitesi del calcio teorizzato dall’attuale allenatore bianconero. In qualche modo rappresenta l’opposizione ferma a Khedira, ovvero a tutta una serie di capisaldi del tecnico livornese. Insomma, Pirlo vuole portare la Juve su un piano davvero diverso. E dovrà farlo contro lo stimato Marotta, l’amico Conte, l’alfiere Vidal e le “serpi” in seno che sono il Milan stesso (visto che Pirlo ha detto e dimostrato di sentirsi molto più Juve che Milan anche prima di ricevere la panchina), l’Inter che lo scaricò quando doveva sbocciare e il simbolo dell’opposizione al calcio che Pirlo stesso combatte, ovvero appunto Mandzukic. Ma se salta il banco ancora, ovvero anche quest’anno dovesse vincere la Juve, allora anche i tentativi di innestare il dna vincente della Juve per arrestarne il monopolio sarebbero morti e sepolti. E per dieci anni si rischia di avere campo spianato. Il bello, cioè il difficile, viene adesso. Cioè dalla prima del girone di ritorno. E’ quello il campionato più determinante da cercare di vincere. Esattamente come gli scorsi, e con la Champions che però…


JUVENTIBUS LIVE