Come si sente Matthijs de Ligt?

di Giacomo Scutiero |

Tutta colpa di Giorgio Chiellini o tutto grazie al capitano. Punti di vista, letture tecniche e psicologiche più esterne che interne al club.

Il miglior difensore della Juventus riesce a debuttare nella nuova stagione ed a determinare la prima giornata di campionato; dopodiché, il ginocchio fa crack e da lì prendono il via prima l’amarezza e poi consolazione e fede.

Non tiriamo per le lunghe l’argomento della privazione di Chiello, bensì poniamo la questione sul forzato sostituto ed erede designato: Matthijs de Ligt.

Il ventenne (Paratici, almeno tu, smetti di dire 19 in pubblico!) ex capitano dell’Ajax è l’Acquisto della nostra Serie A e non solo: considerando quali erano i corteggiatori, Barcellona su tutti, possiamo dire che sia uno dei tre maggiori contratti dell’estate con Griezmann ed Hazard.

Come da salda prassi bianconera, sarebbe penetrato nella formazione con gradualità (Massimiliano Allegri ha insegnato); la causa di forza maggiore Chiellini stravolge il programma ed ecco l’immersione.

Il ragazzo non ha procurato danni importanti, ma ha commesso alcuni errori evidenti; in generale, possiamo dire che sia stato spesso imperfetto. Imperfetto, appunto, che fino a prova contraria di Treccani vuole dire qualche manchevolezza, ovvero comunque una condotta distinta e ragguardevole.

 

I diciannove anni raccontati dai media ed i venti anni della realtà, poco cambia. Matthijs giunge a Torino da un altro Paese, da un campionato minore e differente,
da difensore più costoso della Serie A e della Juventus, eccetera, eccetera. È atteso come Van Dijk, come Sergio Ramos, come questi mostri; sbaglia qualcosa perché è normale, perché sarebbe anormale il contrario, perché sbagliano anche i suddetti più esperti ed affermati.

La critica è direttamente proporzionale all’aspettativa. Se l’imperfezione di campo conduce al potente dubbio dell’opinione pubblica, figuriamoci l’errore marchiano…E cosa pensa de Ligt?

 

A Settembre c’era preoccupazione in lui: poca naturalezza, eccessiva attenzione nel non commettere errori e, come spesso accade, proprio in queste fasi si cade in fallo.
A sensazione, quello pre Madrid e quello post Madrid sono due calciatori psicologicamente differenti; Matthijs ha imparato la lezione, quella di avere massima fiducia in sé stesso e dunque di entrare in campo con la massima fiducia. Conscio di quello che fa, di quando fa bene e di quando fa male, perché dovremmo sempre tenere a mente che essere top & self-confident player sia insufficiente per non commettere errori.

 

A de Ligt è mancato il tempo: le settimane per studiare, per percepire il club, per ambientarsi nel gruppo, per provare e sbagliare al di fuori delle gare da tre punti.

Il ragazzo non aspetta che qualcuno faccia qualcosa per lui. Non gli manca la volontà, sceglie di non abituarsi. Sceglie e riesce a porre freno all’iniziale infelicità, non ne rimane sopraffatto. Se ne frega del primo senso di impotenza.

Continua a sbagliare, Matthijs. Stai scrivendo i versi mai letti della poesia che sarà.