Cosa sbaglia chi critica Allegri nel modo sbagliato

di Sandro Scarpa |

La colpa massima, la responsabilità, la causa e il peso di uno dei peggiori inizi di campionato è di Allegri.

Punto. Non c’è attenuante che tenga fino in fondo. La rosa mal costruita, gli impegni estivi dei nazionali, le soste dei sudamericani, le scorie della precedente gestione, l’incidenza della fuga tardiva di Ronaldo, il calendario. Valide argomentazioni che si dissolvono di fronte agli oneri di un allenatore forte, vincente, esperto, carismatico e in totale fiducia, con 5 anni trionfali alle spalle e 4 anni di contratto con carta bianca davanti.

Così come sono e saranno suoi onori e gloria in caso di clamorosa e imprevedibile sterzata nei prossimi mesi.

Fugati i dubbi su chi ha il maggiore carico su un cammino da -13 rispetto ad Milan falcidiato o un Napoli che partiva a fari spenti o un -6 su un’Inter orfana dei 3 big del suo Scudetto, mi soffermo su QUALE sia la giusta critica ad Allegri.

Il giudizio negativo (per me fallace) più popolare è: NON abbiamo un gioco offensivo, NON siamo propositivi, NON sappiamo che farcene del pallone, NON siamo alti, NON siamo audaci, NON siamo intensi, NON creiamo, NON segniamo.

Ma insomma ragazzi…E’ Allegri!

Ritorniamo così, ancora e ancora, sull’arcaico dualismo Giochismo vs Allegrismo, dilemma fallimentare e illogico.

Allegri è un certo tipo di allenatore. Un top a suo modo (lo dicono i risultati). Non sarà MAI diverso. Può esserlo per alcune gare, frangenti, mesi, ma la sua strategia di vittoria, nella gara e/o competizione è la solita, e continuerà ad essere quella. Non si tratta di “attaccare!!” o “speculare!!!”, Allegri sa trasmettere (o cerca di farlo e quasi sempre ci è riuscito) principi che sono sempre gli stessi, immutati ed immutabili: gestione di tempi e momenti, attenzione al rivale, fasi di esercitazione difensiva, calma e ordine nell’interpretazione delle fasi, palla lenta se non è il momento, palla lunga quando è il momento, pressing a piccole dosi, libertà offensiva individuale, mezz’ali scappano, play che scherma, difesa bassa quando serve, cambi campo ripetuti, estremo quoziente di difficoltà nei passaggi lunghi, crossing game, gestione dei cambi spacca-partita o ammazza-partita.

Lo conosciamo a memoria e al massimo del suo apice juventino è stato uno dei più efficaci di sempre, con squadre forti o meno, con fenomeni assoluti o con gregari.

Per me è illogico e sterile criticarlo dicendo: NON siamo belli! NON creiamo tanto! NON abbiamo schemi!

E’ come criticare Chiellini perché non fa i lanci di Bonucci, come imputare a Dybala i pochi gol di destro, come chiedere a CR7 di pressare o a Messi di segnare di testa o a Lewa di tirare punizioni. Nessuno si sognerebbe mai di chiedere e pretendere cose che quell’allenatore NON vuole fare, non crede siano utili (e non sa fare benissimo con continuità).

Per questo io critico l’Allegri per me inedito e sorprendente (e perdente!). Quello visto contro Empoli e Sassuolo!

L’altro Allegri è il solito –amare o odiare, ma comunque rispettare-: contro l’Udinese è il classic Allegri, sporcato da due paperissime di Tek, contro il Napoli ha 7 titolari in meno ma quasi riesce a sfangarla (altre due papere), contro il Milan, nel primo tempo, è il migliore degli Allegri e Pioli ci capisce ben poco, poi col calo diventa l’Allegri del corto muso che ha fondato il suo Impero sugli 1-0, ma gli va male. E ancora, la stessa gara, addirittura estremizzata senza punte, con applicazione, esiti e rivali diversi, la giochiamo con Toro, Chelsea, Roma, Zenit e Inter.

Quello è l’Allegri che conosciamo, nel bene e nel male, nella buona e cattiva sorte.

Quello che invece NON conosco, mi spiazza e mi impaurisce è l’Allegri contro Empoli e Sassuolo: idee strampalate, fiducia a uomini disordinati (McKennie), fuori contesto (Ramsey) o malconci e molli (Rabiot). Squadre squilibrate, lunghe e larghe, con tanti uomini offensivi (Chiesa, Dybala, Morata, che giocherebbero sempre insieme, ma con ALTRI allenatori, ALTRI principi, ALTRO centrocampo) e un Locatelli solo con due mezz’ali che scappano e non ritornano (Rabiot e McK). Mi atterrisce l’Allegri che dopo aver messo Cuadrado e Kaio al posti di due orribili Rabiot e Morata, una volta raggiunto l’1-1, toglie Locatelli e Danilo per Arthur e Kulusevski! Rinnegando tutti i principi ultra-decennali del suo calcio e diventando un banalissimo mister che “butta dentro tutti gli attaccanti”, e rinnega anche sé stesso nel post-gara.

Ai microfoni Allegri si sofferma solo sugli ultimi 15 minuti: “Meglio 1 punto che 0 quando non riesci a vincere, preso gol da polli! Ultimi 15 minuti nevrotici”. Ma come? E’ colpa tua quella! Se schieri insieme Chiesa, Kulu, Kaio, Dybala, Cuadrado, con McKennie e Sandro alti e Arthur in mezzo come pretendi (con i tuoi moduli e principi) di non prendere gol alla prima ripartenza?

Questo è l’Allegri che critico e mi impaurisce: prova a fare cose non sue e che non sa fare, dà fiducia ad uomini disordinati o molli in squadre squilibrate. L’Allegri che conosco e riesco ad apprezzare (proprio riconoscendolo in pieno) è quello che in Inter-Juve rinuncia agli suoi uomini di maggiore qualità (Arthur, Dybala, Chiesa) per mettere Kulu su Brozo e, al crac di Berna inserisce Bentancur e non Chiesa.

Preciso: IO personalmente non partirei MAI nella vita, nemmeno sotto tortura con Berna e non Chiesa, con Morata e non Dybala, ma quello è l’Allegri che conosco e so cosa può darmi, anche con una rosa lacunosa e logora, e in quello ripongo fiducia. L’Allegri ignoto, quello del 2-1-7 finale col Sassuolo, mi fa paura.

Alla fine con l’Inter (come con Roma e Zenit) segni con un episodio e col Sassuolo avresti potuto vincere (e non perdere) con un episodio analogo, è vero. Ma quella striscia di risultati, seppure apparentemente casuali, erano una logica conseguenza della calma, dell’equilibrio e della coerenza Allegriana. Le gare contro Empoli e Sassuolo (così come con Spezia) non le riconosco, non mi sembrano allegriane, non mi sembrano coerenti con l’uomo che, nel bene e nel male, dovrà guidarci per altri 4 anni dopo i precedenti trionfali e controversi 5.