Cosa rimpiangerò e cosa no di Max Allegri

di Giuseppe Gariffo |

La straordinaria avventura iniziata improvvisamente nel torrido pomeriggio del 15 Luglio 2014 termina alle 12,53 di Venerdì 17 Maggio 2019. Quasi 5 anni di successi, gioie e gloria ma anche di sconfitte brucianti, rimpianti e contestazione per Massimiliano Allegri, un tecnico insieme vincente e divisivo come pochi nella storia bianconera.

Una conclusione inevitabile, quella di oggi, e anche auspicabile secondo chi vi scrive. Tuttavia cinque anni sono tanti, creano abitudine. Piacesse o meno, il volto e i modi di Max facevano ormai parte della nostra quotidianità. Ho pensato perciò a quali tratti umani e professionali finiranno forse per mancarci (dipenderà anche dal successore), e di quali invece avremmo da tempo fatto a meno, pur senza penetrare troppo a fondo di temi tattici specialistici.

COSA MI MANCHERA’

  • La tranquillità che la sua comunicazione riesce a incutere prima delle grandi sfide. Allegri dà spesso la sensazione di essere l’uomo giusto per gestire le situazione a più alto rischio e tensione. Anch’egli lo ammette spesso. Sembra una trollata quando afferma di dare il meglio di sé nelle difficoltà e di iniziare a divertirsi quando tutto sembra “nero”. Eppure è stato proprio in quelle occasioni che Max ha portato a casa le vittorie più belle. A partire da come si calò nel mondo juventino dopo un’accoglienza popolare non certo incoraggiante.
  • Le conferenze stampa. Non tutti concorderanno. A molti il suo stile scanzonato e dissacrante potrà aver dato noia. Personalmente ho invece apprezzato spesso l’ironia che ha utilizzato per interagire con domande e considerazioni a volte non centratissime. Anche alcune sue gag, pur non sempre riuscitissime, mi hanno divertito. Ricordare che il calcio non è una guerra, a volte, può far bene.
  • Lo stile. Innegabilmente Allegri si è calato alla perfezione nello “stile Juve”. Mai una polemica sugli arbitraggi, anche quando alcune decisioni sono costate care. Abiura delle polemiche, condite da qualche mattutina sgradevole, successive al celebre “gol di Muntari“, ribadita anche nel libro recentemente presentato. Anche nell’addio, immaginiamo subodorato da tempo, ha mostrato grande rispetto per le regole non scritte e la storia della casa che ha abitato per 5 anni.

COSA NON MI MANCHERA’

  • Quella stessa tranquillità che è stata spesso un punto di forza ha sedimentato, nella squadra, un concetto di halma che aveva sinceramente generato grossi picchi di noia. Una squadra lenta, ripetitiva, che spesso si crogiolava (specie entro i confini) su una superiorità tecnica netta e giochicchiava in attesa dell’errore avversario, per raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo. Una “halma” che tuttavia, dopo partite stancamente condotte per gestire vantaggi di misura contro undici ben più deboli, lasciava il passo a svaccate nel finale, con imprecazioni, urla e lanci di giacca dovuti all’ansia di subire il pareggio beffa per una mischia o una deviazione. Mentre, forse, bastava un po’ di halma in meno per chiuderle prima e non rischiare alla fine. Una Juve più “di lotta” e meno “di governo”, sarebbe forse stata possibile perché in certe occasioni, vedi ritorno con i colchoneros, c’è stata. E ci è anche piaciuta tanto.
  • Quel “dobbiamo giocare meglio tecnicamente”, mai seguito da un miglioramento evidente dei singoli. Un refrain che spesso, al netto dei “bisogna anzitutto fare i complimenti ai ragazzi” nelle vittorie, ha spostato sui singoli stessi le responsabilità delle sconfitte. Un velo caduto del tutto, ultimamente, con le citazioni degli errori dei singoli che avevano causato, a suo dire, “le quattro ripartenze” che ci sono costate l’eliminazione contro l’Ajax”. Proprio i giocatori di maggior qualità si sarebbero avvantaggiati di principi di gioco più definiti e degli odiati “schemi”, tirati spesso fuori come il manifesto dell’astratto da opporre alla concretezza della giocata del campione.
  • Last, and least, Allegri non ha mai esteriorizzato la juventinità, non ha mai brandito l’appartenenza. Scelta intelligente e condivisibile all’inizio, perfino intelligente, visti i recenti trascorsi al Milan la storia del predecessore cui subentrava. Ma dopo 5 anni, mai un’esultanza, mai un atteggiamento empatico verso la tifoseria. Ognuno ha il proprio temperamento e vive le emozioni diversamente, e tentativi di ruffianeria sarebbero stati anche peggio. Allegri è fatto così e nessuno poteva pretendere che cambiasse. Tuttavia questo fattore, insieme a un atteggiamento in campo della squadra poco “trascinante” (se non in rare occasioni), ritengo abbia contribuito a rendere la passione dello Stadium più fredda rispetto all’elettricità dei primi anni. Tante volte, caro Max, avremmo desiderato, parafrasando Nanni Moretti, che facessi o dicessi “qualcosa di juventino“.

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