Che cosa perdiamo senza Miralem Pjanic

di Davide Rovati |

Con il trasferimento di Miralem Pjanic al Barcellona la Juve perde innanzitutto un titolare. L’osservazione potrà sembrare banale, ma fare il titolare alla Juve non è facile e Pjanic si è sempre meritato questo rango nei suoi quattro anni in bianconero. Criticato in lungo e in largo per la sua presunta mancanza di cattiveria, Pjanic ha sempre risposto sul campo, sopportando le rare panchine con professionalità e facendosi sempre trovare pronto alla successiva occasione.

Di fatto, la sua titolarità non è mai stata in discussione, né con Allegri che ne ha progressivamente arretrato il raggio di azione e che si vantava di avergli insegnato l’efficacia dei passaggi lunghi, né con Sarri che lo pensava come il cuore pulsante del suo sistema fatto di fraseggi corti. E infine nemmeno quando Bentancur ha fatto vedere di avere molte carte da giocarsi per scalzarlo dalla posizione di centrocampista centrale: Miralem rimane tutt’ora inamovibile davanti alla difesa, con il giovane uruguagio dirottato a destra oppure utilizzato nel turnover per far rifiatare il numero 5.

Con tutto il rispetto per Arthur, titolari alla Juve non si nasce, si diventa, e la prova più difficile è quella della continuità nel lungo periodo — per informazioni chiedere ai vari Pereyra, Lemina, Emre Can, persino Ramsey finora, che per brevi tratti ci hanno illuso di poter cambiare volto al nostro “povero” centrocampo.

Perdendo Pjanic, la Juve perde anche un grande specialista nei calci piazzati, con il dubbio di non aver sfruttato fino in fondo le sue qualità in questo ambito. C’è stato un periodo in cui le medie realizzative di Miralem erano all’altezza dei migliori tiratori al mondo, poi è arrivato Ronaldo… Tra l’altro, difficile immaginarsi molte soddisfazioni da fermo per Pjanic anche a Barcellona, vista la presenza ingombrante di Messi.

Per la Juve invece questa defezione vuol dire ancora più fiducia nel sinistro di Dybala, che sarà chiamato verosimilmente a calciare tutte quelle punizioni troppo vicine al limite dell’area per Ronaldo. I calci d’angolo invece potrebbero essere affidati al destro di Bentancur.

Guardando l’altra faccia della medaglia, con Pjanic la Juve perde un giocatore che sembrava non trovare più gli stimoli per rimettersi in discussione. Il gioco corto predicato da Sarri, anziché esaltarne le qualità di regista come auspicato da tutti gli appassionati, sembra aver acuito in Pjanic una certa pigrizia che porta il bosniaco a preferire le soluzioni semplici a costo di giocare “banale”.

Dotato di visione di gioco e piedi sopraffini, tutti abbiamo sperato a un certo punto che Pjanic potesse diventare il Pirlo di questo ciclo juventino, invece il creativo si è via via trasformato in ragioniere (tendenza a dir la verità evidente già negli anni di Allegri). Al termine dei 90’, i passaggi di Pjanic che fanno realmente progredire la manovra saltando una linea di pressione avversaria si contano sulle dita di una mano. Le verticalizzazioni sono sempre più rare, specchio anche di un feeling con Ronaldo che non è mai sbocciato del tutto. A Roma Pjanic era il vero rifinitore della squadra, a Torino sembra aver perso il gusto per il passaggio filtrante.

E se Pirlo sapeva portare a spasso gli avversari ed eludere il pressing con le finte di corpo, Pjanic rifugge il duello e preferisce sempre l’appoggio sicuro quando la squadra costruisce dal basso. Un gioco a rischio zero e rendimento vicino allo zero.

Arthur, abituato a girare ad altri ritmi, potrebbe rappresentare un’iniezione di adrenalina e audacia per il nostro centrocampo. Anche la società, questa volta, ha preferito l’incognita di un giocatore ancora da costruire alle certezze di un titolare che, forse, ha già dato alla Juve tutto ciò che poteva dare.