Cosa mi aspetto dal legame estivo Marotta-Allegri

di Jacopo Azzolini |

allegri

Il management attuale della Juventus è senza dubbio tra i migliori del panorama europeo. La crescita compiuta a partire dal primo anno di presidenza Agnelli (nel 2011) è tanto netta quanto lampante, con un fatturato più che raddoppiato e un ciclo impressionante di vittorie che ci hanno consegnato una delle Juve più forti di sempre.

E’ inutile ricordare le numerose grandi operazioni di mercato, tutti i giocatori scovati e le varie scommesse poi diventate tra i top mondiali. Insomma, se in un periodo caratterizzato dal dominio di Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco si riesce a centrare ben 2 finali in 3 anni, diventa probabilmente banale continuare ad elogiare la grandezza del lavoro di programmazione svolto dalla dirigenza.

Però, visto che “una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio”, credo sia doveroso interrogarsi su ciò che possa provocare un nuovo salto di qualità alla Juventus, e la stagione appena conclusasi ci aiuta a compiere diverse riflessioni in tal senso.

La società bianconera, infatti, punta molto più sul nome che non sul contesto. Come viene pubblicamente ammesso anche dagli stessi esponenti di Corso Galfer, si cercano sempre le varie occasioni in sede di mercato, andando poi sui profili che possono offrire il migliore rendimento tecnico.

Non si fa altro che cercare giocatori validi/forti e poi deve toccare all’allenatore il compito di far quadrare il tutto. Tra l’altro, non si può non rilevare che – dal Pirlo a parametro zero alle ultimissime sessioni di mercato – gli investimenti falliti siano una netta minoranza se paragonati a quelli azzeccati, per una società che raramente sbaglia i profili su cui puntare.

Tuttavia, questo modo di agire a volte ha creato qualche scompenso forse evitabile, con alcune problematiche di fondo che sono poi emerse. Detto con franchezza, in estate si dà troppa poca importanza al senso tattico generale da dare alla squadra. Ciò, soprattutto con Allegri, ha portato a mesi iniziali di davvero grossa confusione prima di trovare l’amalgama definitivo.

Questa stagione ne è la prova lampante, e quando si è finalmente capito che il centrocampo a 2 era la veste più adatta per la rosa a disposizione, si è affrontata la seconda parte di campionato con un’elevata ristrettezza di uomini, adattandone alcuni e facendone sparire altri. Senza dimenticare l’inizio del 2015-2016, anch’esso accompagnato da grandissime lacune (non solo di risultati).

Purtroppo, pure questi ultimi (meravigliosi) mesi di 2016-2017 ci hanno lasciato con qualche equivoco tattico che non era stato risolto in sede di mercato. La Juve è stato un compromesso tra più aspetti, un ibrido che nel momento clou della stagione non ha pagato. Andando nello specifico, non sempre Dybala e Higuain (i maxi investimenti della squadra) hanno trovato un contesto cucito su misura per loro. Si tratta di giocatori che necessitano di stare il maggior tempo possibile vicino alla porta, non di contropiedisti bravi ad attaccare in spazi larghi.

Questa loro tendenza non sempre combacia nel migliore dei modi con una retroguardia che – seppur di altissimo livello – si esalta nel difendere bassa. Ed insomma, il farsi a volte schiacciare (non nel senso negativo) senza avere una transizione molto efficiente può essere un problema. E col Madrid questi difetti sono totalmente venuti fuori.

Non c’è un solo modo per vincere. Una squadra di successo la si può costruire in mille modi differenti, scegliendo di privilegiare il reparto che si preferisce, che sia attacco o difesa. Il punto è che però, individuato il proprio punto forte, attorno ad esso va costruita una squadra con coerenza e senso tattico in modo da far esaltare tutti gli interpreti. Ciò non sempre è avvenuto negli ultimi anni.

I recenti risultati fan capire che la Juve è sulla strada giusta, che ormai si è a un passo dall’Elite europea. Per quanto, storicamente, la dirigenza abbia un ruolo quasi esclusivo in sede di mercato, in futuro è auspicabile una maggior coesione col mister in estate, ragionando insieme sulla Juve che si vuole costruire per evitare, in tal modo, difficoltà eccessive nel corso dei primi mesi.

Come il 2016-2017 ha insegnato, tra il giocare col centrocampo a 3 e l’adottare una mediana a 2, ci va una struttura della rosa completamente differente. Per questo è auspicabile avere le idee il più possibile chiare fin dal principio, adoperandosi per acquistare uomini funzionali.

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