Cosa manca?

di Juventibus |

di Giuseppe Salomone
3-0 mancato e la Juve pareggia. 3-0 mancato e il Bayern pareggia.
E si sa, chi recupera al 92′ alla fine molto probabilmente vince, soprattutto se si tratta dello “squadrone”.
“Il calcio è strano, Beppe”, direbbe qualcuno: domini per 45′, la casella del terzo goal sembra pronta per essere riempita e invece niente, un po’ per mancanza di cattiveria, un po’ per la cattiveria della sorte; ma quella mena bendata, colpisce oggi te e domani un altro, non scomodiamola troppo.
Fischio, riposo.
Il resto della partita sappiamo com’è andato; troppo bassi, troppo chiusi, troppa sofferenza. “Se continuiamo così, finisce male”, dicevo. Entra Coman, brivido. Presagio di sventura. Imbarcata. Titoli di coda.
La mia idea è che il passaggio ai quarti sia stato buttato via a Siviglia: quasi una formalità agli occhi e nella testa di molti, quando invece si trattava di una tappa fondamentale per la mentalità, in primis, e per il sorteggio, perché la Dinamo Kiev non è il Bayern.
Invece siamo andati in gita, come se non fosse affar nostro. Grosso errore. Ma perché l’abbiamo commesso? Cosa manca a questa squadra? Perché c’è sempre la sensazione che manchi uno step per fare il definitivo salto di qualità? Perché l’anno buono deve sempre essere il prossimo?
Confesso che dopo i primi 45 minuti di Monaco pensavo “Se non ora, quando?”, pensiero che si è incrinato e trasformato in “Ora o mai più” nel finale e infine in un ironico ma amarissimo “E anche quest’anno si vince l’anno prossimo”.
Cosa manca? La difesa è collaudata e rocciosa, il centrocampo – sebbene smembrato in estate –
ha dimostrato di essere di assoluto livello, l’attacco è ben assortito, il tecnico capace; eppure ci tocca già pensare alla prossima campagna europea, facendo qualche riflessione su quello che siamo e quello che dovremmo diventare:
– difesa: rodata, talmente tanto da iniziare ad essere usurata. Sbaglierò, ma questa era l’ultima stagione per poter sfruttare le Tre Cime di Lavaredo al massimo della loro forza ed esperienza; Barzagli non è eterno, idem Chiellini, Lichtsteiner ed Evra, e Bonucci inizia a sentirsi un po’ solo. La rifondazione del reparto deve diventare una priorità assoluta.
– centrocampo: Khedira non è Vidal – per stile di gioco, intensità, tenuta fisica – ma se in condizione è un leader del reparto; Marchisio non è Pirlo, ma ha dimostrato di meritare le chiavi del centrocampo sebbene, al netto del lavoro sporco, continui a preferirlo mezzala che metodista. Cuadrado è quello che mancava negli anni scorsi, la velocità, il cambio di passo ubriacante, la scheggia impazzita. Oggi c’è, domani vedremo; averlo ancora in campo col suo omologo Sandro sarebbe uno dei famosi step per consolidare la dimensione europea dei bianconeri. Sugli altri non mi pronuncio in dettaglio: fra limiti tecnici e/o fisici, solo buoni gregari al momento, niente di più.
Discorso a parte per Pogba, finalmente libero dal nonnismo di quei tre (Marchisio-Pirlo-Vidal), finalmente libero di dimostrare il suo potenziale; il problema è proprio questo: il potenziale che sembra rimanere sempre tale, la mancanza di incisività quando servirebbe, il salto di qualità che ti fa cambiare le partite difficili (per info, citofonare Coman). Finalmente libero e paradossalmente sempre più schiavo di sé stesso e delle giocate barocche. Nel prepartita, parlando con un amico, mi è scappato “Se Pogba non sarà decisivo stasera, non lo sarà mai”. Eccessivo? Molto probabilmente, o forse no, punti di vista. Poi vedo Coman entrare, incidere, decidere e mi sale il sangue in testa, da suo grandissimo sostenitore.
Fare cassa con la cessione di Pogba per rinnovare/integrare la rosa potrebbe essere una valida ipotesi, aspettare ancora chi incide ma non decide potrebbe essere un rischio.
Che poi la differenza fra “ottimo giocatore” e “fuoriclasse” sta tutta lì, nell’essere decisivi, e finora questa caratteristica è mancata, soprattutto in Europa dove i veri valori vengono fuori.
– attacco: Dybala splende, infiamma, entusiasma. E’ la Bellezza del presente che può diventare Grandezza futura. Mandzukic ha portato esperienza, grinta, mentalità. Talento? A modo suo, segnando poco ma giocando tanto e bene per la squadra. Zaza buona alternativa in campionato e poco più. Morata alle stelle, Morata alle stalle, dipende dalla giornata; da punta feroce a killer con la pistola ad acqua, senza passare dal via. In Europa servirebbe una cattiveria più regolare.
Ma allora cosa serve?
Un difensore più attento?
Un centrocampista più tecnico?
Un attaccante più spietato?
Forse tutti e tre, forse altro ancora, forse solamente la consapevolezza di essere già davvero forti e di dover solo aggiustare il tiro.
Oggi non lo so, sono ancora scosso. Aspetto la Coppa da 20 anni e ogni volta fa sempre più male.