Ogni cosa è illuminata da Ronaldo

di Sandro Scarpa |

Della Supercoppa non ci fregava granché.

Una surreale amichevole (estiva o invernale) tra vincente di Campionato e Coppa Italia e perdente di turno della Coppa Italia. Illogico trofeo che si svolge da anni tra una detentrice e una sconfitta. Unica coppetta-briciola lasciata ai rivali, ai rigori o al 93° in periodi balneari, avanzo del nostro consueto pasto famelico, per la quale gli altri a digiuno -Napoli, Milan, Lazio- hanno festeggiato come breve sospensione dall’infinito #MaiUnaGioia che dura da una vita.

Non ricordavo quante Supercoppe avessimo (ora 8, primi). Aveva senso anni fa, in gare serie in casa dei Campioni d’Italia, non in vetrine (discutibili) del calcio italiano in giro per stadi cinesi in cui i tifosi a stento comprendono cosa accade in campo o in stadi gioielli arabi in cui 10.000 donne assistono alla gara in ogni settore, anche non accompagnate (e di che cacchio abbiamo parlato per giorni vacui?).

La SuperCoppa andava però ASSOLUTAMENTE vinta, dopo 2 KO di fila sostanzialmente per 3 motivi:

1. PER I NUOVI. Per quelli che non hanno mai alzato un trofeo. Vincere aiuta a vincere. Quando alzi  per la prima volta una coppa, sia pure una supercoppetta, sei attraversato da una scarica di adrenalina in cui condensi gli anni di carriera in cui hai lavorato, lottato e perso, e sei felice. Perin era felice, anche se in panchina, Spinazzola aveva gli occhi gioiosi, e perfino Joao Cancelo ed Emre Can non vincevano nulla, davvero nulla, da 5-6 anni. Quando vinci non vuoi smettere, capisci davvero di cosa è fatto il tuo lavoro, qual è lo scopo: continuare a vincere, non scendere mai più di livello. Se non vinci nulla non capirai, cercherai di arrivare in vetta, sognerai, ce la metterai tutta, ma poi scalcerai, ti lamenterai, rassegnerai e abituerai ad essere perdente. “Vincere non è bello quanto è brutto perdere“. Perché la sconfitta può metterti dentro un senso di rivalsa, può caricarti, ma se è ripetuta alla fine ti spegne. Se vinci invece non sei appagato, è una droga, ne vuoi sempre di più. Chi ha alzato la prima coppa qui alla Juve, i Pjanic, gli Szczesny lo sa bene: la fame ti spinge, così come quelli che ormai hanno fatto il pieno, la sete di vittorie ti porta a voler ritornare (Bonucci), la carestia di vittorie ti fa andare in bestia (Higuain), la bulimia di trofei ti rende invincibile (Cristiano).

2. PER IL MILAN E TUTTO L’UNIVERSO ANTIJUVE. Così distinti e lodevoli i milanisti dopo il KO interno, quando avevano glissato sul doppio giallo a Benatia -nonostante il vociare antiJuve montasse e aspettasse solo la loro sponda- così mediocri e piagnucolosi a Gedda, con Gattuso che insinua (non da lui!), Romagnoli che passa dal VAR alla “gestione dei cartellini”, fino allo sbarbatello Calabria, che twitta di INGIUSTIZIA. Le SuperCoppe vanno vinte anche per questo frignare. Siamo consapevoli che i soliti 2 episodi di qua e i 2 episodi di là sarebbero stati ribaltati, ad aree invertite, e così Ringhio avrebbe recriminato sul mani di Zapata, l’altro sul tocco di Paquetà su CR7. Così il carrozzone social e real si sarebbe agitato lo stesso. Più sono sottomessi, più si agitano, più godiamo.

3. PER LUI. Abbiamo esultato sommessamente al gol di Cristiano e al SIIIIUUU in arabo, alla sua prima finale. Pensato “sempre LUI”. Scosso un po’ la testa al solito patema finale, anche se in un’amichevole di prestigio per re-ingranare in vista dell’Atleti. Eravamo contenti dopo 2 anni di coppe lasciate a Donnarumma e Murgia. Se non felici almeno soddisfatti. Poi, d’improvviso, l’abbiamo visto: LUI con la nostra maglia che baciava la nostra Coppa.

E tutto si è illuminato, tutto è parso più bello, più eccitante. Quest’Uomo così macchina, così robotico e vincente. Quest’Uomo che ha vinto più Coppe di tutta la storia Juve ed è più amato nel mondo (anche quello arabo) di tutta la Juve. Quest’Uomo senza difetti, sul campo, senza ansie e patemi, se n’è bellamente fottuto del Milan, del carrozzone, delle finali perse, dell’amichevole o meno. Quest’Uomo ha segnato, deciso, vinto e l’ha alzata dicendo “questa è per chi mi ama e per chi ama la Giuve“. E baciando la palla di testa nel sacco e baciando la coppetta a favore di fotografo quest’Uomo ha illuminato tutto e reso tutto più bello, vero e compiuto: la sua prima Coppa con noi.

Sottolineatura così ricca di speranze sottaciute: la sua PRIMA.