Cosa ci sta dicendo Mino Raiola?

di Gianluca Garro |

Oddio, e ora che cos’è sta risposta? Immaginate una placida lettura di fine anno de La Repubblica tra panettoni e cioccolata. Intervista a Mino Raiola. Nasce quella tipica curiosità che ti suscitano le interviste a persone mai scontate come appunto Mino da Amsterdam. Scorri le dichiarazioni sprezzanti nei confronti del Manchester United, dove Pogba non sta bene, si sa, o sul Barcellona o quelle al miele su Ibra che arriva a Milano e su Haaland che va a crescere a Dortmund. Il salto sulla sedia arriva poco dopo. Quando Raiola passa a parlare di Moise Kean, ceduto dalla Juve in estate e in forza ora all’Everton dove fa panchina, sempre. “il fatto che la Juve venda Kean fa tristezza. Non l’avrei portato in Premier se non parlasse perfettamente inglese, perché è ben raro che un ragazzo italiano si adatti all’estero: chiediamoci perché Spagna e Francia continuano a esportare giocatori e noi no. Ma se l’avessi lasciato alla Juve, me l’avrebbero fatto giocare in serie C”. Il riferimento è all’under 23, la “seconda squadra” della Juve. Naturalmente, Kean, che aveva già giocato una seconda parte di stagione da protagonista con la maglia della prima squadra segnando diversi gol non sarebbe mai finito in under 23. Ma Raiola usa un paradosso per lanciare forse una frecciata molto appuntita a Paratici e Nedved. Il fatto che Kean non abbia trovato lo spazio necessario nella formazione bianconera non è andato giù a Mino. Questo non significa che il rapporto con Pavel Nedved sia meno forte, anzi: le parole di Mino lo testimoniano.

Quello che colpisce sono le critiche aperte e crediamo molto sincere alla dirigenza della Juventus. Qualcosa di nuovo almeno da un po’ di anni a questa parte, anni costellati di grandi affari tra il procuratore italo olandese e Madama. Sia chiaro: nulla di nuovo nel linguaggio di Raiola. E’ anzi con toni ancor più duri che si rivolge al Manchester United del suo pupillo Pogba, o al Barcellona reo di aver quasi dato per scontato l’acquisto di de Ligt dopo quello di De Jong. Come se ogni giovane olandese che si mette in mostra per una sorta di diritto divino debba accasarsi al Barça.

Con Mino nulla è scontato o inscalfibile. Contano le trattative, contano i soldi, contano le convenienze del singolo giocatore. Ecco quindi che per de Ligt la Juve è l’Università della difesa, ottimo posto dove migliorare e diventare il migliore al mondo, riconoscimento a che il giovane olandese sembra voler raggiungere.

Ma la Juve era finora sfuggita alla tagliola delle critiche puntute di Raiola. Anzi tutti ricordiamo il giorno della presentazione di de Ligt, quando addirittura i tifosi, ingolositi dall’olandese e desiderosi di rivedere Pogba in bianconero riservarono al buon Mino un’accoglienza da star condita da cori da stadio.

Anche la Juve, quindi, nel pensiero di Raiola, ha operato male o non ha saputo seguire i suoi consigli. E lui non le manda a dire dall’alto della sua posizione di forza che addirittura gli ha fatto preferire il Borussia Dortmund ai grandissimi club europei nel caso del trasferimento di Erling Haaland dal Salisburgo. L’unico, grande obiettivo di Mino è la realizzazione dei suoi piani che compone con i giocatori assistiti. Piani operativi che si compongono di soldi e avanzamenti di carriera.

Mino Raiola non è solo un grande procuratore, uno che ci sa fare nel suo mestiere. O meglio non è solo quello. E’ ormai un ottimo comunicatore. Anche il suo modo di vestire, esageratamente casual, inadatto e dissacrante in certi ambiti di trattative è un messaggio.

Il messaggio principale del procuratore: io sono un uomo libero che fa il suo lavoro con l’unico intento di perseguire gli interessi dei miei assistiti e dei miei. Il suo messaggio è sostanzialmente sempre questo. Non mi interessa ciò che si può pensare di me, mi interessa l’obiettivo del mio lavoro. E in questo tipo di ragionamento si inscrivono benissimo le critiche a Società anche blasonate. Denotano certamente il raggiungimento di uno status invidiabile – costruito anche sulle debolezze delle Società che molto spesso hanno un gran bisogno degli accordi con Raiola – ma denotano la veicolazione di un messaggio preciso: “fate come dico io altrimenti finirete male, perché io, come vanno le cose nel calcio lo so meglio e prima di voi”.

Nel caso della Juve il messaggio riguarda soprattutto i giovani non solo da lanciare ma da valorizzare all’interno di un telaio vincente. Il coraggio che i dirigenti bianconeri comprando anche Kulusevski hanno dimostrato di avere. Su Pogba poi la sua frase “Paul avrebbe bisogno di un Club come la PRIMA Juve (intendeva quella di Marotta e Conte in grande ascesa 8 anni fa) ha dato adito a diverse valutazioni, tra cui quelle un po’ stupite di chi si domanda se il campione del mondo abbia ancora bisogno di “emergere” invece di “brillare di luce propria in un grande Club”.A noi non rimane che fare a Mino Raiola una richiesta semplice: Mino portaci il Polpo!!!