Cosa ci ha raccontato Lazio-Juventus

di Alessio Lavino |

Disputatasi quest’oggi la settima partita stagionale di Serie A che ha visto Lazio e Juventus darsi battaglia allo stadio Olimpico di Roma. Gara che termina con un tiepido 1-1, al termine di un lunch match a grandi tratti di dominio juventino. Come tutti gli appuntamenti pre-sosta nazionali, anche questo aveva un’importanza vitale non solo per il morale, ma soprattutto per la ricerca di alcune prime importanti risposte in una Juve “ancora in costruzione”, come la ama definire mister Pirlo.

Un risultato che lascia l’ amaro in bocca, un boccone difficile da mandare giù, soprattutto alla luce dell’ottima prestazione fornita. Cosa ci lascia allora questa gara? Quali sono le certezze e quali ancora le domande a cui si fatica dare una risposta?

Partiamo coi lati positivi:

  • Una fase difensiva che per 93 minuti che non ha lasciato passare nulla, air-tight come dicono gli inglesi;
  • Una mediana a due molto più affidabile con ottime capacità di riconquista palla (Rabiot tra i migliori) e capacità di ripulire i palloni decisamente migliorata rispetto alle precedenti uscite stagionali;
  • Ottime le transizioni positive (offensive): campo ribaltato con velocità e buona visione di gioco (Kulusevski maestro dei collettori di gioco quest’oggi)
  • Accoppiata Ronaldo-Morata decisamente possibile con i due che si dividono il campo sia in orizzontale che in verticale (lo spagnolo si dimostra ancora una volta un’ottima soluzione per il gioco di sponda spalle alla porta). Movimenti sincroni che creano spazi per il terzo centrocampista assaltatore;
  • Forte coinvolgimento del collettivo in fase di costruzione della manovra. Tutti sono importanti e i movimenti di squadra trovano sempre più una maggiore alchimia, vedasi gol del vantaggio bianconero;
  • Molte seconde palle vinte e poche ripartenze concesse soprattutto nel primo tempo.

 

Ci sono tuttavia da segnalare alcuni aspetti negativi che per dovere di cronaca non sono poi così tanti, sebbene il pareggio laziale all’ultimo respiro possa irrazionalmente indurci a pensare il contrario:

  • Poco cinismo nel finalizzare le occasioni create che oggi specialmente meritavano una migliore concretizzazione. Una Juve anche sfortunata nel legno colpito da Ronaldo, ma questo non può e non deve essere un alibi, bensì un punto da cui ripartire;
  • Sembra che le partite della Juve di quest’anno si dividano in due grandi categorie: quelle in cui l’avversario ti lascia impostare aspettandoti dietro e quelle in cui ti aggrediscono con una prima pressione intensa ed efficace. Quando si ricade nelle prime, si vede una Juve sempre padrona del match e della costruzione della manovra. Non appena si ricade nella seconda, tuttavia, l’uscita palla diventa sporca e si conclude nella maggior parte dei casi con un possesso perso a metà campo;
  • Un dettaglio che emerge dai minuti finali è di una Juve che si piace un po’ troppo e delle volte finisce per specchiarsi in una sorta di autocompiacimento delle proprie doti tecniche. Essere un po’ rustici ed elementari, a volte, può pagare dividendi.

Passando ai singoli, eleggiamo tre migliori e tre peggiori:

MIGLIORI 3

Danilo, ormai certezza assoluta del reparto difensivo, gioca e fa giocare in fiducia. Rabiot, oggi vera diga a centrocampo, diventa sempre più un insostituibile, soprattutto nel caso in cui dovesse mantenere l’attuale pulizia nell’esecuzione tecnica. Ronaldo gioca molto bene di reparto con Morata e ancora una volta risulta determinante per il risultato finale. Il legno colpito nel primo tempo meritava maggiore gloria. Giocatore infinito.

PEGGIORI 3

Dybala, HORROR. Cerca una simulazione a cui abbocca solo lui facendosi quasi male per davvero e regala la rimessa laterale da cui scaturisce il pari con un controllo infelice. Una palla che doveva essere calciata verso Reina, facendo guadagnare metri alla squadra. Da un numero 10 ci si aspetta di più. Demiral, troppo rustico tecnicamente,  decisamente arrugginito. La sua grinta e aggressività nell’ 1vs1 fa immaginare un’eredità degna del miglior Chiellini. Troppi però i passaggi sbagliati. Da rivedere. Bonucci: anche dimenticandoci del gol nel finale, soffre decisamente la fisicità di qualsiasi centravanti avversario. Urge massa muscolare. A livello tecnico, oggi troppo poco regista, passaggi e scelte quasi sempre fuori misura.

Cuadrado fuori categoria per tutto!

Una Juve nel complesso molto positiva e per larghi tratti matura, a cui è mancato solo il secondo gol per ammazzare la preda impaurita. Tanti i segnali positivi da cui ripartire dopo la sosta. Poche le note negative sulle quali ancora lavorare. Cresce sempre più la certezza di un campionato che sarà vinto alla soglia dei 75 punti dopo tanti anni di dominio quasi incontrastato.


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