Cosa chiedere a chi non è un titolarissimo

di Jacopo Azzolini |

juve parma

Il ciclo peggiore (tanto in termini di risultati che di prestazione) della Juventus 2018-2019 si sta verificando nel consueto periodo dei “carichi”, con questi ricordati in parecchie interviste dai tesserati, sia  dai giocatori che dall’allenatore.

Se le pesanti assenze nella retroguardia in un certo senso possono spiegare (almeno in parte) i 7 gol subiti e una fragilità difensiva a cui non si era più abituati, l’aspetto interessante è che la Juve in queste 3 partite ha sofferto parecchio contro Lazio, Atalanta e Parma. Ossia, squadre con un approccio diametralmente opposto tra di loro, segno di come – per quanto questa Juve debba migliorare nella gestione di alcune situazioni come l’aggirare il pressing alto – oggi si abbiano difficoltà a prescindere dal tipo di avversario. Se i biancocelesti e i bergamaschi provano a recuperare palla in avanti (anche se con differenze nell’approccio), quella di D’Aversa è una delle formazioni più difensive del campionato, con una linea difensiva tanto densa quanto bassa e una fase di possesso molto diretta.

In queste ore, soprattutto tra i detrattori di Allegri, sta girando un celebre video di Buffa in cui criticava il suo Milan. Seppur il contesto fosse tutt’altro, visto che il giornalista si lamentava della fase offensiva, una frase di quell’intervento si può applicare per la Juventus di queste settimane: “Contro il Palermo abbiamo giocato esattamente come se ci fosse Ibra in campo”. A opinione dello scrivente l’errore delle ultime partite è stato esattamente questo. Nonostante le pesanti assenze e una condizione fisica non certo al top, non c’è stata quella capacità di adattamento che di solito è uno dei principali pregi della Juventus di Massimiliano Allegri. Si sono approcciati questi match come se in campo ci fossero i titolari, chiedendo loro le stesse identiche cose.

Il match contro la Lazio ne è un esempio: oltre ai carichi, Bonucci si è subito fatto male con Cancelo e Pjanic out. Nonostante ciò, contro avversari che si sapeva ti avrebbero aggredito in un certo modo, si è provato a giocare come se si avesse la formazione tipo, senza meccanismi ad hoc per aiutare gli interpreti. Il risultato è che molti singoli (uno tra tutti Emre Can) sono andati in grossa difficoltà e si sono visti scaglionamenti censurabili: in particolare, in avvio di azione è stata enorme la distanza tra il turco e le due mezz’ali (Bentancur e Matuidi), è parso fuori luogo chiedere a Can di arrangiarsi in quelle situazioni come se avesse la pulizia tecnica di Pjanic sul corto.

Contro il Parma invece, ossia una squadra che risale il campo velocemente e che attacca quasi solo in transizione, si è spesso lasciato il 2 vs 2 pur avendo Rugani e Caceres (inquietante la sua performance) al posto di Bonucci e Chiellini. Oltre a non averli protetti bene, il Parma arrivava con troppa facilità a condurre duelli individuali contro di loro, con il Pelado in particolare che ha sofferto il corpo a corpo con Inglese. Inoltre, come ammesso da Allegri, Spinazzola ha gestito male parecchie situazioni da terzino a 4, non essendoci abituato, con movimenti sbagliati non coperti dal resto della squadra (in particolare da Matuidi).

Nelle analisi post gara, Allegri – oltre a qualche battuta sul cosiddetto “Bel Gioco” – ha rimarcato la necessità di tornare a essere solidi dietro, auspicando un pronto ritorno a cinismo e praticità. In realtà, a prescindere dalla solidità difensiva, la realtà dice che nelle ultime gare la Juventus non è riuscita a supplire alle assenze in nessuna fase di gioco.

Sperando che i rientri di Bonucci e Chiellini bastino per ritornare a un certo standard di prestazione, da tanto tempo non si vedeva una Juve che per così tante partite consecutive soffriva il contesto imposto degli avversari, senza riuscire ad adattarsi sufficientemente bene alle peculiarità della singola gara. Visto che l’Atletico Madrid si avvicina (ossia, una squadra solitamente maestra nella gestione dei particolari), non è un buon segnale in ottica Champions.