Cosa c'è dietro a un bel discorsetto a Lichtsteiner

di Luca Momblano |

Non serve essere pretenziosi per capire ciò che Lichtsteiner è riuscito, probabilmente, a capire. Ovvero che ci sono momenti giusti e momenti ancora più giusti: lo svizzero in cui facilmente ci si incarna, soprattutto quando volano scintille, s’era forse offeso ma qui siamo nel tuffarsi in un intimo eccessivo. Sta di fatto che dentro di sé Stephan lo ha davvero pensato, a pochi giorni dall’inizio di un Europeo dove non poteva recitare la parte del protagonista. Qualcosa del tipo: “Il mio ciclo finisce qui. La Juve continuerà a vincere ancora”. Forse la stessa identica riflessione fatta da Dani Alves a Barcellona. Con la differenza che il brasiliano produceva un pensiero maturato nel tempo. Lichtsteiner, anche se fuori dal campo si racconta molto diverso, s’è mosso con l’impeto che lo ha reso grande. Era un treno, in quei giorni. “Ma da Conte non ci torno, anche se è un grande. L’Inghilterra però mi piacerebbe…”, traducono i ben informati. Non tutti sanno che i calciatori temono sempre per il loro futuro. Per il loro lavoro. Per la fiducia e i contratti. Anche quando non dovrebbero (a gennaio 2011 Pirlo in scadenza al Milan aveva una fifa tremenda di rimanere a spasso, fotografia che dice tutto). E invece Stephan riscopre una Juve diversa anche dal suo immaginario: decisa, pronta a rilanciare fino al 2018 (ormai una scadenza-ritornello), che con un solo bel discorsetto in sede ha riacceso gli occhi di Lichtsteiner. Perché oggi lui è un uomo più consapevole. Acciaio che non è diventato alluminio come dimostrato a Monchengladbach. Ha saputo accettare Cuadrado. Ha vinto, convinto, rimanendo un modello. Sarà nel caso lui il giusto pepe e timone per Dani Alves. Il pungolo. Magari amici insospettabili un giorno. Noi la Juve del prossimo biennio la vogliamo vedere così. Nonostante la permanenza di Lichtsteiner possa essere la tomba di Cuadrado. Un tipo comunque altrettanto determinato, che per ora non è stato scalfito neppure dal discorsetto di Antonio Conte. Uno che, di solito (e questo lo possiamo immaginare bene) sa essere convincente. Prima del colombiano, soltanto John Elkann riuscì a non fare una piega di fronte alla passione rurale e agli occhi di ghiaccio dell’ex capitano. Ma questo sarebbe un discorso retrò, che oggi farebbe soltanto sorridere. Un sorriso di sbieco, come quelli di Massimiliano Allegri.