Un coro per Ronaldo

Sono poche le cose che un tifoso juventino può invidiare agli amici delle altre squadre, a parte le undici Champions di vantaggio del Real Madrid. Ma ce n’è una, in realtà una soltanto, che mi ha sempre infastidito moltissimo. No, non è lo squadrone di Gigi Simoni né lo splendido scudetto vinto «in segreteria», secondo la definizione di un importante ma sopravvalutato filosofo di Setubal.

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Alle altre squadre invidio soltanto una cosa: i cori, i cori per i loro calciatori del cuore. I nostri cori, invece, sono di una banalità sconcertante, a cominciare da quelli per incitare la squadra che si limitano a «Juve alé, Juve alé». Sarà anche lo stile sabaudo, ma vinciamo da sette anni consecutivi e non siamo riusciti a comporre un coro che andasse oltre nome-cognome-alé-alé per nessuno dei leggendari calciatori di questo ciclo, e nemmeno per Massimiliano Allegri o Andrea Agnelli o Fabio Paratici. L’eccezione è stata «siam venuti fin qui, siam venuti fin qui, per vedere segnare Higuain» che però era di importazione e ora speriamo di non sentirlo più, almeno contro di noi (con tutto l’affetto, immenso, per il Pipita). Per il resto niente. Nessuna creatività. Zero per Paulo Dybala, zero per Khedira, per Chiellini, per Pjanic, trovo appropriato solo il nome-cognome per Mario Mandzukic, senza nemmeno l’alé-alé, perché che cosa altro vuoi aggiungere alle due parole più terrificanti in lingua croata?

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I napoletani e i milanisti e i romanisti, invece, sono bravissimi. E soprattutto i laziali, autori del fenomenale «Che ce famo de Ronaldo, noi ciavemo er Matador, Matadooor» in onore di Salas.

Noi possiamo vantare «Storia di un grande amore, bianco che abbraccia il nero», meraviglioso inno ufficiale specie di questi tempi, e anche “Il più grande spettacolo dopo il big bang» di Jovanotti con il verso successivo, «siamo noi, siamo noi, io e te, io e te», sostituto da «siamo noi, siamo noi, Juve alé, Juve alé». Ma entrambi sono cori istituzionali, chiamati dagli speaker dello Stadium, intrattenimento prepartita. Durante la gara, niente di simile.

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Ma ora c’è Cristiano, perbacco. Cristiano, Cristiano Ronaldo, CR7: dobbiamo inventarci qualcosa, non possiamo accoglierlo con un piatto «Cristiano Ronaldo, eheh, oh-oh», che poi sarebbe l’ideona del sempre immaginifico Massimo Zampini quando gli ho suggerito di lanciare su Juventibus il concorso “Un coro per CR7”.

Bianconeri di tutto il mondo, fatevi venire un’idea: “Un coro per CR7”, una “Seven Nation Army” juventina. Forza.

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Ora non mi aspetto che si arrivi a cantare in coro canzoni meravigliose come “Don’t look back in anger” degli Oasis, al modo dei tifosi inglesi, anche perché nello specifico ci auguriamo che, in caso di sfida col Real, CR7 guardi il suo passato con molta rabbia, altroché don’t look back in anger. Però dobbiamo trovare una bella canzone famosa, non necessariamente italiana, anche per il famoso mercato globale, adattarla e celebrare a dovere CR7.

Più che un nuovo centrocampista, ci serve una bella melodia per CR7 da cantare allo Stadium, in trasferta, in ufficio il lunedì mattina.

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Non aspettatevi niente da me, perché mi viene in mente solo di rifare una cover dadaista del vecchio coro della Lazio per il Matador e quindi di cantare «Che ce famo de Ronaldo, noi ciavemo Cristiano, Cristianooo» (per colpa di Salas, peraltro, che non accettò il trasferimento, perdemmo l’occasione di tesserare il giovane Cristiano Ronaldo, quindi in qualche modo sarebbe una versione fantacalcisticamente accurata).

Oppure penso a una soluzione indie, tipo rubare a Calcutta la canzone “Gaetano”, da rinominare “Cristiano”, e cantare «Facci una veronica, facci un altro gol/La curva ti cantava “sei meglio di YouPorn”/Facci una veronica, facci un altro gol/La curva ti gridava “noi abbiamo Cristianooo”». Ma è ovvio che serva un pezzo più popolare e universale. Siamo la Juventus. Anche se Calcutta, autore di una canzone dedicata a Dario Hubner, un calciatore che più hipster non si può, potrebbe comunque venire buono per il ritorno in maglia bianconera di Leonardo Bonucci. In questo caso non ci sarebbe nemmeno da cambiare il testo originale. È già perfetto così: «Come stai? È un sacco che non te la prendi/È un sacco che non mi offendi/E che non sputi allo specchio per lavarti la faccia/È un sacco che non te la prendi/È tanto che non mi offendi/Come stai?».

La canzone si intitola, appropriatamente, “Orgasmo”, sinonimo di CR7.