Torna la Coppa Italia: occasione da sfruttare o semplice fastidio?

di Nevio Capella |

Questa sera nella ghiacciaia dell’Allianz Stadium inizia il percorso della Juventus nell’edizione 2020-2021 della Coppa Italia, trofeo che grazie al magnifico ciclo iniziato dieci anni fa è tornato finalmente ad occupare posti nella nostra sala trofei, recuperando posizioni dal dimenticatoio in cui era finito per oltre un decennio, a cavallo tra il dopo Trap e il doppio ciclo Lippi, con appena due coppe vinte in oltre 30 anni.

Ad aspettare i bianconeri c’è il Genoa, come accadde nell’edizione 2017-2018 poi vinta, e forse per la prima volta ci si ritrova a chiedersi quanto sia opportuno continuare il percorso in questa manifestazione, proprio come accadeva negli anni in cui era vissuta come un fastidio, specie quando si entrava nella fase calda che comprende gli impegni europei.
Come aggravante, inoltre, c’è un calendario a dir poco congestionato da impegni di ogni tipo e dai ritardi causati dal Covid-19, in un momento che nel caso specifico della Juventus è decisivo per le sorti dell’intera stagione, e a cui i bianconeri arrivano con numerose e importanti defezioni.

Ai positivi Alex Sandro, Cuadrado e de Ligt, si sono aggiunti domenica sera gli infortuni, seppur di diversa entità, di Dybala, McKennie e Chiesa, senza contare quei giocatori che hanno assoluta necessità di rifiatare come Bonucci, Ronaldo e Danilo.

Una situazione che porta anche il più ostinato sostenitore della teoria che bisogna vincere tutto quello per cui si concorre a pensare che forse sarebbe il caso di fare un sacrificio per concentrarsi su altri obiettivi, per la gioia di chi farebbe volentieri a meno di quelli che spesso sono etichettati poco simpaticamente come “portaombrelli”, a maggior ragione in virtù di un calendario che prevede la disputa dell’eventuale quarto di finale il 27 gennaio e della doppia semifinale nei primi due infrasettimanali di febbraio.

Insomma, un polpettone di impegni che ci porterebbe dritti ad Oporto il prossimo 17 Febbraio, con in mezzo un trofeo conquistabile in gara secca e il campionato in cui c’è assoluta necessità di recuperare il ritardo accumulato per vari motivi.

A complicare il quadro c’è  anche la questione della “bolla” di isolamento della prima squadra che non consente di convocare calciatori della Under 23 che non siano stati aggregati alla prima squadra nelle ultime settimane: insomma, poche ore e scopriremo se quest’anno vale davvero la pena di fare delle scelte.