La quarta finale di Coppa Italia è una lezione di sport

Stretti nella morsa del gelo siberiano, il pensiero della serata romana che ci attende a maggio è soave e confortante come una buona abitudine. È la quarta finale consecutiva per la Juve, la 18esima della nostra storia (record in solitaria), raggiunta senza subire goal.

 

Ma l’importanza della finale di Coppa Italia 2018 va oltre i numeri, per quanto lusinghieri.

Va oltre perché la Coppa Italia non è più il trofeo di consolazione che era fino a qualche anno fa. E non lo è più proprio per merito della Juve, che l’ha onorata e vinta nelle ultime tre edizioni. Senza mai snobbare l’impegno: che fosse nel gelo torinese di gennaio e febbraio, o in qualche difficile trasferta (come a Napoli lo scorso anno). UnaJuventus cannibale, che ha abbinato agli ultimi tre Scudetti anche la Coppa nazionale, senza lasciare agli avversari nemmeno le briciole. Avversarie che ora, dopo sei anni di dominio bianconero, sbaverebbero per una Coppa Italia. Altro che trofeo minore.

Va oltre anche perché è una lezione di sport a chi si fa sbattere fuori da tre coppe per puntare tutte le sue fiches sulla corsa Scudetto. E che, nonostante questo, viene osannato quotidianamente da media ubriachi di sarrismo (o forse meglio dire esasperati da questi sei anni). Le competizioni vanno onorate tutte. Si scende in campo per vincere, sempre. Sembrano banalità, ma di questi tempi purtroppo tocca ripeterle.

Questa quarta finale va anche oltre alle rivincite sull’ex di turno (per quanto Bonucci sia ancora una ferita aperta per chi scrive), perché la nostra storia ci impone di lasciare ad altri i rancori e i rimpianti del passato, e di essere sempre focalizzati sull’obiettivo presente e futuro. Vincere un titolo, e poi un altro ancora.

“La Juve è arrivata in finale senza incontrare le big”, dicono per sminuire l’impresa. Ma non è certo colpa della Juve se Roma e Napoli (che erano dalla nostra parte del tabellone) si sono suicidate contro Toro e Atalanta. La stessa Atalanta per la quale spendono giudizi bipolari: bella e gagliarda in Europa League, votata all’indegno scansarsi in campionato contro la Juve. Dimenticano, forse, i nostri detrattori che il Milan nell’edizione 2015-2016 arrivò in finale di Coppa Italia (e poi di Supercoppa, vincendola) incontrando squadroni irresistibili come Carpi e Alessandria. Parole in libertà, come al solito.

Ma non ci faremo rovinare dalle malelingue la serata romana di maggio. La nostra serata romana. Certo, la data non aiuta. Mercoledì, proprio in mezzo alla settimana lavorativa. Non una bella idea per valorizzare la Coppa nazionale.

Roma a maggio è bella, calda e accogliente. Un bel pensiero per ingannare questo ultimo colpo di coda dell’inverno. Roma, nostra bellissima abitudine da quattro anni: arriviamo!