Contiani, Allegristi, Sarristi… Juventini

di Milena Trecarichi |

E tu, sei Sarrista, Allegrista o forse Contiano?

Quando le cose per una tifoseria vanno fin troppo bene e sono “anni meravigliosi” è naturale scatenare guerre civili e trastullarsi con i conflitti di varie fazioni e correnti interni. In questi anni la tifoseria juventina vive due ossessioni: la Champions (e tutto ciò che ne deriva) e la divisione interna tra amanti di uno o dell’altro giocatore e fedeli di uno o dell’altro allenatore.

A volte le ossessioni si intrecciano: Allegristi e Anti-Allegristi, risultatisti e belgiochisti hanno avuto argomenti di discussione correlati a quanto la Juve riusciva fare in Champions: le due finali –perse-, i tre anni di eliminazioni, attese o inaspettate.

Con Sarri la “guerra civile” è scoppiata ancor di più, per la scelta della Juve di sostituire il livornese con la sua “nemesi” tattica, a ciò si aggiunga Conte, l’altro “amante” traditore, proprio all’Inter.

Nell’estate 2014 il fulmine a cielo “nuvoloso” delle dimissioni di Conte e l’arrivo, tra fischi e disperazioni di Allegri avevano provocato una reazione compatta e totalmente negativa. Poi il quinquennio (d’oro in termini di risultati) aveva attenuato lo scontro ideologico tra contiani e allegristi.

“Con Conte la squadra giocava meglio, era più grintosa! Sì, ma con Allegri, abbiamo disputato 2 finali di Champions, e vinto 4 Coppe Italia, mentre con Conte faticavamo a passare anche la fase a gironi!”. 

Scaramucce al confronto di quanto successo nell’estate 2019 con Allegri accompagnato alla porta, tra commozione e ringraziamenti, e la scelta di una guida tattica totalmente opposta.

Proprio Sarri, dopo settimane di intrighi, psicodrammi, illusioni, attesa snervante e infine la scelta del rivale interno per eccellenza, del “nemico del Palazzo“, dell’allenatore anti-allegrista per antonomasia.

Le due fazioni sono diventate più aspre: “Si lamenta sempre, non fa turnover, è rozzo, fuma, sta in tuta, non è adatto allo stile Juve!” contro “Ah, un mister che dà un gioco, che allena davvero, rassegnatevi, la Juve ha silurato Allegri, ora ci si diverte!“. Intanto faceva capolino altre fazioni: i vedovi di Conte e i traditi da Antonio: “Come si fa a lasciare Conte all’Inter!” “Toglietegli la stella“. #AllegriOut #SarriOut #VoglioConte #ViaLaStella

Deliri.

Poi c’è il campo, la Juve vince, convince sempre di più, batte Napoli, Inter, prima, bene anche in UCL.

Ma non basta: la frattura tra gruppetti polemici a prescindere è insanabile.

Gli Allegristi (il suffisso -isti non indica i tifosi che, a prescindere dai gusti soggettivi, hanno comunque un debito di riconoscenza verso Allegri, ma quelli per cui la presa di posizione è strumentale e talebana) minimizzano le vittorie di Sarri, godono nel vedere gli ex-cocchi di Allegri in campo, storcono il naso ai gol subiti, sminuiscono Dybala, condannano la prestazione a Firenze o col Lokomotiv.

I Sarristi (non quelli che stimano Sarri e hanno fiducia nell’evoluzione della squadra, ma gli integralisti che si esaltano a prescindere) godono più per le parole positive di Ronaldo sul nuovo mister che delle vittorie, si divertono più a dileggiare Mandzukic che a vincere, esultano per i gol di Dybala solo per poter dire “ecco, e quell’altro lo mortificava”.

Quasi non si possa gioire delle belle partite dalla Juve di Sarri senza denigrare il tecnico precedente. O guelfo o ghibellino, o carnivoro o vegano, o pragmatico o teorico, o allegrista o sarrista! Senza prigionieri, senza mezze misure. Guai ad apprezzarli, per motivi diversi, entrambi! Anzi tutti e tre i tecnici! Altrimenti vieni tacciato di aziendalismo.

Credo che la maggioranza, magari silenziosa, del tifo juventino la pensa come me e vive la Juve come me: prima tutti con Conte, poi tutti con Allegri, ora tutti con Sarri, forse perché troppo juventini!

Essere juventini probabilmente avrebbe comportato paradossi come essere zemaniani o venturiani, nell’infausto caso. Anzi no, se no poi mi si taccia di voler dare patenti di tifoseria…

Pasolini diceva “il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita” e non sarà di certo un allenatore, un giocatore o un dirigente, a spegnere la passione per la squadra del nostro cuore.