Come Conte vincerà lo Scudetto nel finale. O forse no

di Sandro Scarpa |

Antonio Conte lo conosciamo.

Non è un ottimo allenatore, da risultati straordinari ed immediati, anche con accozzaglie di singoli mediocri (vedi Nazionale o Inter di questi mesi senza centrocampo ed esterni).

Conte è un martello, un motivatore leggendario, un trascinatore maniacale.

Nei cuori resta intatto quel suo discorso, stile Al Pacino, ai nostri, appaiati al Milan: “Bravi, ottima stagione, complimenti, arrivano i rinnovi…ma io voglio VINCERE, dobbiamo sputare sangue, dobbiamo far sputare sangue ai nostri rivali!”. 

Così fu, vincemmo. Conte vinse. Rush finale mostruoso, dal 5-0 a Firenze e dal passaggio al 352: 10 vittorie nelle ultime 11 (pari assurdo col Lecce). Senza Europa, testa ad un unico obiettivo e riserve in Coppa Italia. Cambio di passo bruciante, un manipolo votato alla guerra, per ogni istante, in ogni gara.

Anno dopo, finale micidiale, carrarmatesco: dopo il pari col Genoa -col Napoli a -3- Conte fa fuoco e fiamme ai microfoni, in allenamento, nelle sedute, in panchina, negli spogliatoi. Il risultato è clamoroso: 12 vittorie su 14, fino allo Scudetto, con un pari conservativo a Napoli. Conte è uscito col Bayern, se ne frega della Coppa Italia, vuole lo Scudetto, spreme ogni goccia.

Iconico il terzo finale, col mantra Europa League sacrificata per il record di punti!”. Dai racconti di Pirlo e di Buffon, Conte è indemoniato, disperatamente votato ad ottenere il 110%, anche con la Roma a 7,8,10 punti. Vincere, vincere senza sosta, spietati in ogni singola azione. Dopo la “dormita” a Verona (da 0-2 a 2-2), l’Ira funesta di Conte entra nel cervello: 13 vittorie nelle ultime 14.

Chelsea, stesso Conte mono-maniacale, gruppo esaltato e irregimentato, stesso copione: pari svagato col Burnley, Conte schiaccia acceleratore, giocatori, gruppo: 11 vittorie su 12 e Premier vinta. Idem a Bari e Siena, nonostante squadre già promossa e (si saprà poi) gare vendute.

Conte se ne fregherà dell’Europa League, farà il diavolo a quattro con Marotta per avere uno tra Vidal o Eriksen, o Giroud e un terzino. Marotta oserà come mai fatto alla Juve, per orgoglio e vendetta. Antonio spingerà a manetta per lo stesso motivo e perché è fatto così, pervaso da una voglia di vittoria, soprattutto da outsider, che non ha eguali nelle panchine europee dell’ultimo decennio.

E’ un campionato livellato e strano, il ritorno della Serie A: squadre in zona salvezza, battagliere ma modeste e altre 10 già in vacanza, senza obiettivi. Conte nei quattro rush finali (tra Juve e Chelsea), con una squadra a seguirlo ha quindi un ruolino di 47 vittorie su 51. Ripetiamo: 46 vittorie in 51 gare!

Anche Sarri ha finali brillanti, tonici, con squadre in salute fisica e meccanismi tattici messi a punto, ad Empoli, Napoli e Londra, ma con “esplosioni” da alta quota, come Higuain espulso ad Udine e l’albergo di Firenze, non paragonabili alle spietate campagne finali di Conte.

Quello che consola -oltre alla ovvia superiorità della rosa- è che la Juve, intesa come uomini e ambiente, quando conta, ha piazzato strisce da record anche orfana di Conte: 24 vittorie su 25 di Allegri II.

E poi in rosa c’è chi va oltre la sovra-umana tensione alla vittoria di Conte, semplicemente perché è il calciatore nella storia con la propensione alla vittoria più aliena di tutti i tempi, quello col 7 sulle spalle.