Conte, Sarri e le palate di cacca

di Sandro Scarpa |

Antonio Conte lo ha fatto ancora.

Dopo una sconfitta (e che sconfitta!) non si parla della partita, della gestione della gara, dei cambi, di quanto il Siviglia (al di là del blasone incredibile in Europa League), una squadra di “scarti” di Milan, Inter e City, abbia schiacciato lo squadrone nerazzurro per larghi tratti, ma si parla solo e soltanto di addio e di tutto quello che “la società non ha fatto o ha sbagliato” per Conte.

Antonio riesce a trasmettere la sensazione che lui sia un vincente, un eroe, contro tutto e tutti, fuori e dentro, intrappolato in una società inadatta, non funzionale alla vittoria, la sua Musa e ossessione.

Conte parla di mancata difesa e protezione della società, ritira fuori il trattamento malevolo dei media, le famose “palate di cacca” che lui e la squadra hanno dovuto subire.

Ma dove sono queste palate di letame? A cosa allude il buon Antonio? In cosa la società lo ha lasciato solo? Possibile che anche Conte, juventino per decenni e per mentalità, si appelli, ogni volta che non vince, a qualcosa di “esterno dal campo”? Se i precedenti allenatori interisti abbondanavano coi riferimenti arbitrali e col “sistema” ingrato ai colori nerazzurri, almeno Conte non ha -per storia e carriera- pianto ai microfoni per episodi arbitrali (a proposito, fa piacere la maturità di tifosi, ambiente e media sull’episodio del presunto rigore per fallo di mani in area Siviglia nel prjmo tempo, immaginiamo invece lo stesso episodio in un Juve-Inter 3-2...), ma si è lamentato della “scarsa protezione mediatica” e degli spifferi nello spogliatoio.

Ma in che modo tale presunta scarsa protezione mediatica avrebbe dovuto influire sui risultati e sul gioco nerazzurro? Con più difesa mediatica l’Inter avrebbe vinto con Bologna e Sassuolo nel rush finale di A? Con meno spifferi e talpe Conte avrebbe evitato i due Ko con la Juve o quello col Siviglia? E soprattutto, dove sarebbe questa disparità mediatica?

Leggendo media sportivi e NON, questa stagione abbiamo letto in autunno -al solito- dei record di Conte (punti, trasferte, gol, Lukaku, etc.), poi abbiamo letto che l’Inter era più squadra, più pronta, più organizzata, che Sensi era il nuovo Iniesta, che Bastoni il nuovo Nesta e Conte il nuovo Mourinho, mentre Sarri arrancava, non convinceva, coi flop de Ligt, Rabiot e Ramsey. Poi abbiamo letto che la Juve era l’antiInter, e che Conte era uscito ai gironi UCL perché aveva uomini che venivano dal Sassuolo e dal Cagliari, inadatti a vincere, mentre forse Godin e Lukaku venivano da club un filo più di alto livello.

L’escalation delle “palate” contro Sarri (e la Juve in generale) sono aumentate nonostante uno scudetto vinto matematicamente a +8 da Conte: Sarri inadatto, mercato flop, Juve in disarmo, tattico, tecnico ed economico. 

Sempre nelle ultime settimane abbiamo invece appreso dai media, che una Europa League vale più di uno scudetto (chissà se su Marca e AS si parla di Zidane flop e Lopetegui top…), che tutta Italia doveva tifare nerazzurro, che una Europa League faceva bene al calcio italico (mica le migliaia di punti ranking di questi anni della Juve che valgono 10 volte un’uscita ai gironi…), che l’Inter era già la squadra più forte d’Italia (per aver battuto Leverkusen e Shaktar, già asfaltati da Juve e Atalanta), che Conte avrebbe fatto incetta di titoli, con Coppa e scudetto contro Pirlo già in tasca. Abbiamo letto di una società perfetta, dalle “magnifiche sorti e progressive”, Zhang padre soldi e lungimiranza, Zhang figlio passione e audacia, Marotta di nuovo miglior AD del mondo, Conte fenomenale, difesa rocciosa, centrocampo europeo e Lu-La meglio di Lewa e Gnabry, figuriamoci di Dybaldo, venduti entrambi per non portare libri in tribunale.

Sarri ha vinto uno Scudetto sepolto dalle palate di cacca dei media, che certo non gli perdonano il carattere burbero, gli scivoloni mediatici e la scarsa disponibilità al cazzeggio ai microfoni (in questo invece Allegri è più marpione ed ha molti amici, mentre Conte esercita il fascino dell’eroe e martire). 

Conte ha fatto un buon lavoro (ma un altro mister, da 12 milioni, sarebbe andato così lontano da un 2° posto a 80 punti con una rosa del genere, o avrebbe sofferto contro le armate Getafe e Shaktar?) e ricordiamo nettamente più titoli esaltanti per la sua Inter che stoccate mediatiche.

Eppure, niente, alla storia e in certi ambienti, passerà agli annali una stagione in cui il fenomenale (bravo è bravo) Conte ha fatto l’impossibile contro nemici interni ed esterni e stampa avversa mentre la Juve, perfino con Sarri, ha vinto in carrozza, grazie al potere “fuori dal campo”.