Conte: quando il presidente non stava in Cina

di Willy Signori |

Fatti e sentimenti. Ragione e cuore.
La vicenda Conte, il personaggio Conte si può vivere soltanto così per noi tifosi della Juve.

Chi si sente tradito, chi fa finta di ignorarlo, chi si finge indifferente, chi lo odia, chi lo ama ancora, chi lo detesta e vorrebbe vederlo fallire, chi ha tagliato le foto di famiglia dove c’era anche lui. Positive o negative che siano, il suo nome suscita reazioni e sentimenti con cui proviamo a convivere.
Impossibile cancellare ciò che è stato.

Fatti e sentimenti dicevamo.
Alla fine di un campionato che vede l’Inter arrivare seconda in classifica ad un solo punto dalla prima, anche se mai davvero in lotta per il titolo, Antonio Conte perde nuovamente le staffe e si scaglia per l’ennesima volta contro la società rea, secondo lui di non aver tutelato lui e i giocatori dagli attacchi mediatici.
Bordata numero n contro la dirigenza, il presidente assente, i consiglieri di lega distratti. Parole che riportano a terra i tifosi interisti ancora in festa per le parole del mister dopo la trasferta di Roma, troppo impegnati a non capire il senso vero delle dichiarazioni che Conte rilasciò quella sera.
“Aspettate che ve lo rispiego meglio” sembra aver detto. “Non avete capito bene…”
Perché Conte non capisce, spiega. Conte non impara, insegna. Conte non tifa nessuno se non sé stesso.

Fatti: Conte allena l’Inter, una big del calcio italiano in risalita dopo anni grami, era stato preso per vincere e finora non ha vinto, ha giocato male quasi tutti gli scontri diretti (quello ininfluente di ieri sera contro l’Atlanta è l’unico stagionale vinto bene) è uscito da un girone di CL ampiamente alla portata, fuori in semifinale dalla Coppa Italia, mai davvero in lotta per lo scudetto, sconfitto male 2 volte su 2 dalla peggior Juve degli ultimi 9 anni. Manca la serie B dell’Europa League ma per Conte la stagione sembra essere già finita.
Cosa si aspettava, elogi e standing ovation? Ovviamente no, critiche ne sono piovute ma erano normali ed attese perché così funziona quando alleni una grande e Conte lo sa bene, avendo lavorato in una delle più grandi società sportive del mondo, da giocatore prima e allenatore poi, per circa 15 anni. E allora? E allora protezione.

Sentimenti. Impossibile, almeno per chi scrive non ripensare al 23 agosto 2012, alla conferenza stampa di Conte dopo il caso calcioscommesse, quando un assurdo codice di giustizia sportiva portò alla squalifica del tecnico leccese. Allora il tecnico non era solo, era protetto, perché mentre parlava e ripeteva “agghiacciante” campeggiava un logo grande come uno scudo dietro la sua schiena portante la scritta “JUVENTUS FOOTBALL CLUB”. E alla sua destra il presidente, che non stava in Cina, ma era là, a proteggerlo, anche se i fatti non riguardavano in nessun modo la società.

Al tempo le “palate di cacca” arrivarono lo stesso, ma la protezione impedì a Conte di sporcarsi, almeno in parte. Oggi poche critiche lecite e di campo per insozzare tutto. Differenze.

Differenze e sentimenti: come la viviamo? Non c’è una risposta valida per tutti, ognuno fa battere il cuore al ritmo che preferisce, davanti ad una società rivale che sta provando a replicare altrove lo schema vincente della Juventus (complimento migliore non potevano farcelo) ma che sembra essere impresa ardua come prendere una palma e farla crescere in montagna. Non è la stessa cosa.

Ecco, Antonio Conte è questo: una stella allo stadium, una fascia di capitano, un allenatore condottiero, criticato dai nemici avversari perché invidiato, una palma trapiantata. Un orso polare nel deserto. Potrà vincere altrove, perdere, insegnare calcio perché sa farlo molto meglio di tanti altri colleghi, prendersela coi dirigenti, lasciarsi male con la società presso cui lavora. Quello che farà sarà sempre affar suo, e noi a gioire delle sue sconfitte o esultare con lui.
Oppure più semplicemente pensare a noi, alla Juve, perché le differenze ci sono e si vedono e l’ambiente, il contesto, fa la differenza. Sempre, come una palma in montagna. Esserne fuori o farne parte non è uguale. Ce l’ha confermato lui, nuovamente e se un sentimento possiamo trarne da tutto questo è l’orgoglio. Orgoglio per il percorso fatto, per ciò che siamo, che siamo diventati, che stiamo diventando. Per il nostro presidente, che è sempre presente.
Essere protetti o scoperti: questa è l’unica cosa che Antonio Conte nostro capitano da Lecce ha sicuramente capito nell’anno di grazia 2020, anno in cui la Juve ha vinto il nono scudetto consecutivo.


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