Antonio Conte, intervista alla Gazzetta del giugno 2023

di Riceviamo e Pubblichiamo |

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Intervista ad Antonio Conte. Gazzetta dello Sport Giugno 2023.

Buongiorno Mister, come si sente ad aver appena firmato con il Milan per i prossimi 3 anni?
Sono molto felice, dopo un anno fermo ho deciso di ricominciare scegliendo non solo il nome o lo stipendio ma il progetto innanzitutto.

Quello con il Milan sembrava un destino già scritto ma che faticava a trovare compimento.
Effettivamente anche in passato c’era stata occasione di parlare dell’eventualità di unire le nostre strade ma le vicende della vita avevano portato a scelte differenti e non si è mai concretizzato nulla.

Adesso possiamo dirlo, l’approdo al Milan poteva avvenire già nel 2014 quando lasciò la Juventus.
Ci furono dei contatti in passato ma ora non è importante rivangare ciò che è avvenuto, preferisco concentrarmi sul futuro e sulla prossima stagione che sicuramente sarà difficilissima. Sono ormai troppi anni che questa società non riveste il ruolo che merita e gli ultimi 2 sesti posti ne sono la conferma.

Come ci si sente ad avere allenato le 3 principali squadre del nostro paese?
È sicuramente motivo d’orgoglio per me, significa che evidentemente al contrario di ciò che spesso si legge ho fatto un buon lavoro, assieme ai miei collaboratori. Non dimentichiamoci però l’esperienza in Nazionale. Anche quella è stata importantissima e solamente i rigori contro una squadra eccezionale come quella Germania ci hanno negato qualcosa che meritavamo

Come pensa di affrontare la prossima stagione, con tanti impegni a partire dal preliminare di Europa League?
Con il lavoro, come ho sempre fatto. Io credo molto nel lavoro e che i risultati dipendano innanzitutto da quello. Veniamo da 2 sesti posti consecutivi, le aspettative sono alte ma non dobbiamo dimenticare da dove veniamo, occorre lavorare duramente durante la settimana e affrontare le partite una alla volta, tutte con lo stesso spirito.

Il Milan è accreditato tra le favorite dopo diversi anni in cui le cose sono andate male e visti gli investimenti che il club sta facendo. Le pesa questa cosa?
Mah… io sento parlare di investimenti, leggo griglie di partenza ma non mi faccio distrarre da tutto ciò. Ribadisco quello che ho detto prima, veniamo da 2 sesti posti e dobbiamo pensare solo a lavorare. Non dimenticherei inoltre che altre squadre hanno investito come e più di noi e lo fanno da diversi anni; non ci si improvvisa campioni ma lo si diventa attraverso step di crescita, e noi siamo solo all’inizio di questo cammino.

Le 2 precedenti esperienze in Italia con Juve ed Inter si sono concluse in modo piuttosto turbolento e inaspettato, non teme che possa finire nello stesso modo?
Alla Juventus sono arrivato dopo 2 settimi posti e abbiamo vinto subito, abbiamo vinto 3 scudetti e fatto il record di punti tuttora imbattuto, l’esperienza era conclusa ma rimane qualcosa di importante. Di quel club sono stato anche capitano e nessuno può togliermi quello che ho fatto.

E con l’Inter?
Con l’Inter il discorso è più complicato. Venivamo da diversi anni di sofferenza, mi chiedevano scudetto e triplete ma non avevamo la rosa per farlo.

Eppure ad un certo punto l’unione e la condivisione col club sembravano totali, cosa è successo poi?
Quando lavoro per un club io do il massimo, tutto, e pretendo lo stesso dai miei calciatori e dai miei dirigenti. Quello che viene detto e fatto ha l’unico scopo di aiutare il club per cui lavoro, club di cui divento il primo tifoso dal momento in cui ne divento l’allenatore. Se non si viaggia però tutti nella stessa direzione non ha senso continuare

In questo caso però l’esperienza si è conclusa con un esonero.
Ma quelle sono situazioni particolari, scelte personali e della società. Non mi sembra però che i risultati prima e dopo Antonio Conte siano stati migliori di quelli ottenuti dal sottoscritto. Oggi forse qualcuno sta ripensando ad alcune delle scelte fatte, io sono a posto con la mia coscienza. So di avere dato tutto e di aver lavorato bene.

Tornando indietro direbbe ancora le cose che disse e che oggi sono causa dei dissidi con la tifoseria bianconera?
Non credo di avere fatto nulla che non avrei fatto o abbia fatto anche alla Juventus. Bisogna mettersi in testa che un allenatore è un professionista e chiamato a dare tutto per il club in cui lavora. Questo per quanto riguarda la parte del tifo più sana, poi ce n’è una meno sana, fatta di ignoranza e maleducazione a cui non bisognerebbe nemmeno dare spazio

Senta, oggi che non siede più sulla panchina dell’Inter possiamo finalmente farle la fatidica domanda: quanti scudetti ha la Juve?
Preferisco non rispondere, non perché non abbia un’idea a riguardo ma perché sono cose che non m’interessano, a me interessano il futuro ed il presente innanzitutto.
Abbiamo un preliminare di Europa League su un campo difficilissimo da preparare e una stagione molto lunga; la rosa non è ancora al completo, abbiamo diversi giocatori che rientreranno molto tardi dalle nazionali per cui non sarà facile. Servirà qualche sforzo da parte della società ma sono molto fiducioso

Si riferisce al mercato?
Parlo di tutto, dobbiamo migliorare e farlo tutti. Al raduno saremo in 16 più qualche primavera, il tutto con il mercato ancora aperto: io spero di poter avere una rosa più definita entro la prima settimana di ritiro.

In società però ritengono la rosa già competitiva e si parla solo di occasioni da fine mercato.
Ripeto, ognuno ha il suo ruolo, il mio è quello di lavorare sul campo però per poter lavorare serve anche la materia prima. Non dimentichiamoci mai che le nostre competitrici sono fatte e finite, abituate a vincere, noi dovremo faticare parecchio.

La lasciamo con l’ultima domanda, il Milan da sempre guarda con un’occhio diverso all’Europa e alla Champions rispetto all’Italia, è più importante la Champions o lo Scudetto?
È inutile parlarne perché la Champions non la facciamo da diversi anni e il nostro obiettivo, partendo dagli ultimi sesti posti, è quello di invertire questo trend negativo, sempre attraverso il lavoro.

di Manuele Bruzzi