Conte e il ciclo ridotto

di Sandro Scarpa |

Dopo la sofferta vittoria a Brescia, Antonio Conte, allenatore da due mesi di un’Inter che viaggia spedita e si riprende la testa della classifica, ha espresso a caldo il seguente ragionamento che, evidentemente, frullava nella sua testa da un po’:

“Dobbiamo solo recuperare, facciamo 7 partite in 20 giorni. E’ un’anomalia. Ci sono altre squadre che hanno giocato 7 partite in 20 giorni? Almeno 21 giorni l’hanno avuti. E’ davvero MOLTO MA MOLTO STRANO”.

Un ciclo di 20 giorni e non di 21. Conte ha senz’altro ragione a lamentarsi di un ciclo durissimo affrontato con una rosa non profondissima, con le assenze di Sanchez e Sensi, che costringono un club che sbandiera un fatturato in crescita a 400 milioni ed un mercato estivo con un saldo passivo di ca. 150 milioni tra Lukaku, Barella, Sensi e Lazaro, a confrontarsi in pochi giorni contro il Parma di Iacoponi e Dermaku, il Brescia di Alfonso e Mangraviti e il Bologna di Bani e Svanberg.

Scherzi a parte, Antonio Conte fa benissimo a “piangere” e battere su quello che ora è il suo cruccio -la profondità della rosa– perché sa bene che anche Mancini, Spalletti e perfino Mazzarri e Stramaccioni ebbero inizi incoraggianti, per non dire sorprendenti, ma si schiantarono alle prime difficoltà per colpa di un ambiente che in questi anni non ha avuto la capacità di ricompattarsi e risollevarsi dalle crisi (e in questo Conte dovrà portare, nel caso, uno dei suoi valori aggiunti), ma anche a causa di infortuni e indisponibilità che misero in difficoltà rose non certo eccezionali.

Il pianto di Conte è preventivo e indirizzato al club, sa che a Gennaio dovrà lottare per avere da Marotta e Zhang quei calciatori che ritiene indispensabile, sa che la gente si aspetta tantissimo da lui e non vuole andare alla guerra contro un rivale molto più forte e attrezzato (non la Juve, ma la follia mangia-allenatori dell’ambiente Inter) con la paura di dover schierare in gare decisive -e lo sono tutte- una punta 17enne, un centrale 20enne o un Borja Valero.

Conte fa benissimo ed è mirabile la sua totale dedizione al successo che lo porta a dare tutto, anche il peggio di sé, per il risultato individuale e collettivo. Lo disse anche Sarri, nei suoi primi minuti da bianconero, parlando dell’esperienza a Napoliquando sei in lotta contro un nemico più forte le provi tutte, dai il 110%, ricorri a qualsiasi mezzo, in campo e ai microfoni, piu o meno ortodosso”. Che poi è anche ciò che ci ha consentito di gioire il primo anno di Conte alla Juventus, la vittoria immacolata contro una squadra più forte, contro un club in quel momento più potente e strutturato.

Ma nel merito Conte ha ragione a lamentarsi e a definire “davvero strano, molto strano” il suo ciclo di 20 giorni? Ovviamente no, e lo sa bene.

Tra Sassuolo-Inter (20 ottobre) e Inter-Verona (9 novembre), Conte si troverà in effetti ad aver concluso un ciclo di 7 gare in 20 giorni, ma solo perché la prima gara di Champions del ciclo l’Inter l’ha disputata in casa il mercoledì contro il Borussia Dortmund, mentre ad esempio Juve ha iniziato prima il ciclo perché ha affrontato il Lokomotiv il martedì. L’Inter concluderà prima il ciclo perché andrà al contrario a Dortmund il martedì e potrà giocare quindi il sabato seguente, mentre la Juve affronterà la trasferta di Mosca il mercoledì sera pertanto chiuderà la serie di sette gare solo la domenica seguente.

Un caso appunto, dettato dal calendario UEFA e non manovrato da oscure trame di palazzo italico. Ad esempio dopo la sosta, dal 23 novembre al 22 dicembre, Inter e Juventus disputeranno 7 gare nello stesso numero di giorni (per effetto di date UCL allineate), così come prima della sosta precedente, nerazzurri e bianconeri avevano affrontato il primo ciclo di 7 gare, nello stesso identico periodo, dal 14 settembre al 6 ottobre.

21 giorni esatti, stessi giorni, incluso lo stesso numero di ore, visto che il ciclo si concluse con lo scontro diretto, per il quale Conte a freddo disse che la sua squadra doveva costruire da zero (e Spalletti?) per arrivare al “grattacielo” Juventus, anche se a caldissimo disse di aver visto “una gara equilibrata, secondo le statistiche”.

Conte fa benissimo a urlare, piangere e non mollare un millimetro. Questo è stato e questo sarà sempre. W Conte.