Conte a casa sua, senza il rumore dei nemici

di Valeria Arena |

Stare seduti ad aspettare sulla riva del fiume non serve a nulla e fa male alla salute.

Se sei parecchio zelante da ignorare l’orologio e gettare il tuo tempo al vento, invece di utilizzarlo per qualcosa di più produttivo, o morirai di stenti divorato dal muschio o dimenticherai il motivo di tanto sbattimento. Oppure, peggio ancora, la vista del cadavere che aspettavi con tanta smania non provocherà le reazioni sperate.

Sempre per quel vecchio discorso secondo cui hai voglia a organizzare il tuo tempo, sperare e ipotizzare scenari ideali o catastrofici tanto la vita farà tutte le volte quello che le pare a lei, nessuno, neanche lo sceneggiatore o il romanziere più bravo del mondo, avrebbe mai immaginato che l’atteso ritorno di Antonio Conte allo Stadium, dove, ricordiamo, giace la sua stella, sarebbe avvenuto nel gelido e asettico sfondo di uno stadio vuoto. Il minimo, a questo punto, è farci un film con Pierfrancesco Favino.

Non si tratta solo di normalizzare una sfida che di normale non ha nulla, ma di raffreddare emozioni e reazioni. Il caso, spietato prima ancora che beffardo, ha voluto che non ci fosse nessuno ad accogliere Conte sulla porta della sua ex casa, un’immagine ben peggiore di un rancoroso pronto a lanciarti il primo oggetto che si trova tra mani o a vomitarti addosso qualunque tipo insulto, perché chi non dimentica, ci tiene. D’altra parte, certe relazioni le ha tenute in piedi più l’odio che altro.

Certo, esisterebbe pure la terza opzione, gratitudine e rispetto, ma stentiamo a credere che lo Stadium sia pronto a una simile prova di maturità e di menefreghismo messi insieme e a voltare sprezzante pagina così come ha fatto pubblicamente Agnelli: Conte è la Juventus, ma stiamo bene pure senza, arrivederci e baci.

Parliamoci chiaro, la Juve sarà senza dubbio sfavorita da una partita in casa senza pubblico, ma è ad Antonio che è stato rotto il giocattolino. Se c’è una cosa che abbiamo capito in tutti questi anni di vicinanza e lontananza, è che è lui a cibarsi di astio e trincee, di sconti e ripicche, di fuoco e fiamme e che il silenzio e la calma non sono il suo habitat naturale. L’indifferenza, in questo caso forzata, è probabilmente un danno peggiore di una contestazione, insieme alle parole di stima di Agnelli.

Non ci sarà nessuno contro cui abbaiare, nessuno a cui dimostrare, sarà solo un braccio di ferro dentro uno sgabuzzino buio. Questo è diventata Juve-Inter, una questione privata. Per il resto, possiamo solo immaginare cosa sarebbe stata in condizioni di normalità.