Le 6 conseguenze dell’arrivo di Matuidi

di Luca Momblano |

Con Blaise Matuidi la Juventus, segnatamente la catena che va da Marotta a Allegri, rompe gli indugi e (complice la Supercoppa?) taglia quasi ogni possibile timore e speculazione circa un approdo fatto di cose “essenziali” alla fatidica e a volte tremebonda ultima settimana di mercato. Al bando qui retroscena, piani di mercato, prime e seconde scelte, nonché domande fini a se stesse tipo “quanto ha inciso la sconfitta di Roma?”, proviamo a tracciare le conseguenze dell’approdo dell’ormai esperto centrocampista francese di origini congolesi.

1 – La bilancia inizia a pendere sensibilmente in direzione del ritorno al centrocampo a tre. Difficile che un arrivo del tenore di Matuidi (storia, numeri e caratteristiche alla mano) entri semplicemente nelle rotazioni di centrocampo: significherebbe due sempre fuori dall’undici tra lui, Khedira (uomo calzato per Allegri), Pjanic (uomo voluto da Allegri) e il già sacrificato ma reclamato Marchisio. Senza dimenticare che ci sono Sturaro e Bentancur, certi che non li si vedrà mai più alti in fascia. Ah, lo dico subito: sono due acquisti in uno nel caso: Marchisio recuperato e con 35 partite garantite (se non torna titolare).

2 – Matuidi che entra impone il classico “gioco delle coppie”. E allora, a tre da destra guardando alla storia recente di Allegri circa la messa in campo della squadra: Khedira/Marchisio – Pjanic/Marchisio – Matuidi/Sturaro-Bentancur. Lasciando per ora fuori Bernardeschi da ogni ragionamento sul settore mediano. Pjanic dunque vertice del centrocampo, ma con protezione ai fianchi che a tre significa anche protezione per la difesa. Nota bene: “vertice” può anche significare “pendolo” (stando a un Allegri che confida di voler sprigionare Pjanic anche più avanti). Due uomini alle spalle quando si alza (Marchisio-Matuidi coppia adattissima, per esempio), due appoggi comodi e corti sulle uscite o sull’impostazione ragionata.

3 – Per caratteristiche, si aggiunge un incrociatore di palloni di prima fascia (top o non top), cioé un calciatore che è portato ad andare addosso ai portatori avversari. Unendo a ciò anche capacità tattiche che mancano, per rendere la differenza teorica, a Sturaro, uomo più da battaglia o da mansione univoca, uomo su uomo, chiara e netta.

4 – Matuidi è un giocatore di gamba, anche con la palla. Ama prendere spazio in verticale, cioè risalire il campo, con forza e frequenza di passo. Più e meglio di Khedira, chiamato spesso a questo fondamentale così come all’inserimento senza palla. Il che in teoria potrebbe voler dire riuscire a velocizzare il gioco sui break, le famose ripartenze, che avevano fatto la fortuna di Allegri ai tempi di Pereyra, Tevez e Morata (innescare Douglas Costa è meglio che far sì che sia lui a innescarsi sempre eventualmente da solo, come capita con esiti alterni a Cuadrado).

5 – Esperienza nel gruppo in un’estate che tra ricambi generazionali e ricambi forzati è già il primo grandissimo passo verso il nuovo. Età media abbattuta, ma anche (come da vecchio insegnamento della scuola Moggi) gente che abbia vestito fasce da capitano qualche volta nella vita. Insomma, una via di mezzo tra il senatore e l’apporto di nuovi know-how di personalità, tranquillità e gestione dei contesti. Perché l’euforia va bene, ma inganna. E lì davanti, per sprigionare al massimo il mercato offensivo, serve poi che ci sia gente sappia fare legna. Ma quella buona, come si dice in gergo.

6 – Catena di sinistra, qualunque sia il modulo: Matuidi, a proposito di gamba e di tattica, sa molto bene come si copre un esterno basso che viaggia. Sa anche come appiattirsi in fascia, come raddoppiare, come affondare un tackle (fattene una ragione, mister…). Soprattutto, sa fare da alfiere. Ne guadagnerà nel caso anche Pjanic, non solo Alex Sandro, oltre al prescelto per aggredire l’avversario, in attacco, sul suo centrodestra.