Le 5 consapevolezze che ci lascia Milan-Juve

di Mauro Bortone |

Una vittoria determinante per il cammino della Juve in campionato quella di San Siro contro la capolista Milan, che non perdeva da quasi un anno. Nella serata quasi perfetta dei bianconeri, il successo, al termine di una giornata pro Juve, iniziata con le sconfitte di inter e Napoli, lascia consapevolezze importanti, da far fruttare per non disperdere il potenziale a disposizione e non mollare la corsa al decimo scudetto di fila.

  1. La gara di San Siro, al di là delle numerose e ancora preoccupanti imperfezioni dei bianconeri, dimostra soprattutto per la qualità dell’avversario incontrato, mai domo, che la Juventus resta per la qualità della sua rosa ancora la squadra più forte del campionato: lo scandalo, semmai, sono i troppi punti lasciati nelle partite precedenti e che hanno compromesso la classifica e reso questo gennaio una sorta di “rischiatutto”. Se la Juve perderà il campionato, non ci saranno alibi: sarà solo colpa sua.
  2. Il successo, però, non deve illudere che i problemi non esistano: la squadra, a folate riesce a comandare gli avversari, come accaduto ieri nella fase centrale del primo tempo, salvo poi incappare in clamorosi black-out in cui fa fatica a bypassare la pressione avversaria, in particolar modo quando è asfissiante: in questo contesto, è un mistero il fatto che il giocatore più qualitativo del centrocampo, Arthur Melo, non trovi spazio con più continuità in questa mediana.
  3. Il centrocampo si conferma l’anello debole dell’impianto bianconero non nel valore assoluto dei giocatori (che non saranno dei fenomeni ma sono pur sempre dei nazionali), ma per le caratteristiche di reparto e per l’interpretazione delle gare: quando c’è bisogno di qualità per permettere alla squadra di risalire in maggior scioltezza per non subire il pressing e superare la linea avversaria, si ha la sensazione che manchi sempre qualcosa in termini di personalità; quando serve quantità, arrivano errori marchiani come quelli commessi ieri da Ramsey e Rabiot, che hanno creato i presupposti per possibili gol del Milan. Servirebbe una vera stella, in grado di dare sicurezza ai compagni nei momenti difficili delle gare.
  4. L’attacco, invece, pur privo di Morata e con un Dybala non al 100%, ha dimostrato quanto possa essere letale: Chiesa sta diventando un fattore (giustificando l’investimento e dimostrando con personalità la differenza tra lui e Bernardeschi, ormai fuori progetto), Kulusevski è entrato con lo spirito giusto e con grande forza ha propiziato l’assist per il 3 a 1 di Mckennie, Dybala è stato protagonista di due assist decisivi e Ronaldo, anche quando non è in serata di grazia, è sempre necessario.
  5. Sarà importante trovare equilibrio tra i reparti (la Juve subisce troppo facilmente ripartenze rischiose e si è fatta recuperare 25 volte nell’ultimo anno) e continuità nelle singole sfide ma soprattutto con un filotto di vittorie, per tenere in piedi le proprie ambizioni: il difetto della Juve è stata proprio questa avvilente intermittenza. Piacersi troppo, accontentarsi o affrontare le gare con supponenza non sarà concesso per le prossime settimane: serve un’impresa mentale per riuscire a rimettere le mani sullo scudetto.