Congratulazioni ad Agnelli? Delete now!

di Massimo Zampini |

Non amo affatto soffermarmi sulle reazioni social alle notizie calcistiche, perché ovviamente ogni tifoseria, compresa quella juventina, ha al suo interno migliaia di account di fan di ogni tipo, colti, educati, ignoranti, selvaggi – basti pensare all’isteria e al surreale disfattismo post Cardiff che in alcuni ancora perdura -, dunque sfottere i tweet di singoli tifosi è fin troppo facile e non fa particolarmente ridere.

Non sopporto neanche le conclusioni sociologiche che si traggono sempre più frequentemente dal commento di qualche decina o centinaia di animali sul web: funziona così, dietro l’anonimato sono tutti leoni, e poi l’invidia sociale, eccetera eccetera, lo abbiamo capito.

 

Stavolta, tuttavia, facciamo un’eccezione.

Non per sottolineare che ci sono tifoserie più ignoranti o animalesche di altre (anzi, cancelliamo o evitiamo di citare eventuali insulti o grossolani errori ortografici, per non finire sui soliti temi), perché non è così. Ma per sottolineare come ormai pressoché nessun tifoso consideri pur vagamente accettabile fare dei complimenti alla Juve per un successo o, come in questo caso, per qualcosa che la riguardi indirettamente.

 

Facciamo un’eccezione un po’ perché la pausa nazionale è da sempre richiamo irresistibile al cazzeggio più puro.

Un po’ perché il pezzo che volevo scrivere sull’Atalanta che cede serenamente Conti, Gagliardini e compagnia ma si impunta su Spinazzola, e dunque su quelle che la tragicomica vulgata vuole come nostre succursali (come l’Udinese che ci sottrae punti da due anni, il Sassuolo che tre anni fa ci mandò in crisi nera, Berardi che non vestirà mai bianconero e pareva fosse una nostra bandiera, ecc) non mi entusiasmava, e comunque c’è sempre tempo per farlo.

Soprattutto, perché la reazione indignata e compatta ai tweet di congratulazioni per l’elezione di Agnelli a capo dell’ECA è davvero divertente e dimostra qualcosa sul serio.

 

Parto dall’esperienza personale: scrivo un tweet sottolineando la differenza tra la percezione di Agnelli in Europa e in Italia, ove il nostro presidente sarà oggetto di un processo in cui l’accusa più grave (le altre non sono ben chiare) è fondata in gran parte su una intercettazione inventata di sana pianta dal procuratore per dare forza alle proprie tesi. Scrivo un dato di fatto, dunque: qui Agnelli è il presidente accusato con intercettazioni inventate, fuori dai nostri confini viene scelto come presidente dell’associazione dei club europei.

Mi assalgono diversi tifosi avversari: cazzaro”, ma come inventata? Hai già deciso che è inventata?

E qui non li cito singolarmente perché non è colpa loro, ma di chi, appurato che il procuratore federale è andato in Parlamento davanti alla Commissione Antimafia a inventare un’intercettazione compromettente di Agnelli – con relativi e conseguenti titoloni definitivi sulle gravi colpe di Andrea -, non ha avuto la minima curiosità di chiedersi come mai un uomo delle istituzioni abbia compiuto un atto del genere, non ha fatto una pur minima campagna per condannare un comportamento di tal genere, non ne ha chiesto le dimissioni.

Perché dunque un tifoso dell’Inter o del Napoli dovrebbe informarsi a fondo sul tema, porsi lui quelle domande, condannare lui quei comportamenti che ai media paiono interessare così poco?

Quindi mi becco quella valanga di commenti lì sotto e me li tengo, conscio che non è colpa loro.

 

Il divertimento vero comincia dopo, quando arrivano inaspettati complimenti ad Agnelli da parte del Milan e del presidente del Napoli. Sono tanto disabituati, i tifosi di quelle (e altre) squadre, alle congratulazioni per qualcosa che riguardi la Juve o chi la rappresenta, che reagiscono d’impeto, compatti, sconvolti: da quando ci si complimenta con quei tipacci?

 

Dunque, sotto il tweet del Milan è un coro unanime, un secco quanto incisivo input: delete”, “delete this tweet”, “delete asap”, “delete now, cancellate, cancellate questo tweet, cancellate subito!

Decine di tweet tutti uguali, con qualche variante interessante, come quel tipo da 2000 followers (!) che scrive: “ma cancellate sto tweet fate i complimenti ad un indagato…. È imbarazzante sto tweet”. Al netto della bufala colossale, sempre indotta da certi articoli reiterati dei mesi scorsi, fa sorridere questa sensibilità alla giustizia da parte di chi un presidente indagato, per qualche breve periodo, lo ha avuto sul serio.

 

Il meglio, tuttavia, arriva sotto il tweet di De Laurentiis. Lì c’è davvero da divertirsi. Niente “delete”, lì, no, lì si è ben più indignati.

Il primo che appare è infuriato: “Non ci sono parole……..che Italia. Ma non doveva essere squalificato per rapporti con la malavita calabrese? Boh!!”. Uno juventino cerca di rispondere citando le carte della magistratura, che non ha mai messo in dubbio la legittimità dell’operato di Agnelli, e un altro risponde: “leggiti le carte, non essere imputato non vuol dire essere innocente”. Non male.

Poi, uno dopo l’altro: “Perché gli avete parato il c.? Sempre le solite manfrine alla Tavecchio siete tutti uguali”, “E noi cosa ci guadagniamo? Vincerà prima la Champions..”, “Complimenti un paio di p. Questa nomina gli serve per fare pressioni politiche sia personali (Antimafia) sia per la Juve in CL”, “Se adesso non viene squalificato allora la giustizia sportiva è una pagliacciata. In caso contrario la federazione fa una figuraccia” (che lo condannino o no, lui è ovviamente colpevole), “E quando sarà squalificato? Sarà ancora presidente Eca?” (“quando”, non “se”, è chiaro). A qualcuno viene in mente un paragone decisamente centrato: “Come quando Berlusconi si fece la legge per non essere punito, in quanto in carica! Il 15 sarebbe stato interdetto! Vergogna!!!”.

Cosa manca? Il razzismo? Arriva, tranquilli: “Io non farei tanti complimenti a coloro che hanno del razzismo verso il sud”. Agnelli, il capo del Ku klux klan.

Torna frequentemente l’incubo Champions: “Questa è la volta buona che vincono la Champions e tu dopo avergli dato Higuain adesso gli fai i complimenti” (del resto non è il presidente uscente Rummenigge ad avere vinto le ultime Champions, o quantomeno ad avere goduto di arbitraggi favorevoli in semifinale contro il Real?) e poi “Adesso sì che vinceranno la Champions. Noi ci accontenteremo delle briciole” (vero, c’è il rischio che con questa mossa il Napoli debba accontentarsi delle briciole interrompendo così la sua serie di vittorie).

Qualcuno è un po’ confuso: “Il potere dei soldi.. più processi subisci più carriera fai. Lo specchio di un paese marcio.. sempre più indietro in Europa” (ma come “sempre più indietro”, che hanno appena eletto un italiano a guida dei club europei?).

Altri sono delusi perché moralmente di tutt’altra pasta rispetto a noi: “Non bellissimo appoggiare chi di base ha idee e modi di affrontare lo sport diametralmente opposti ai nostri!” oppure “che delusione! Il presidente della mia squadra, abusata e truffata dai malfatti di Torino che si prostra al sistema!”. Con tutti gli scudetti che abbiamo rubato al Napoli nella nostra storia, ci sta.

 

Qualche ora dopo, mentre scriviamo, arriva il tweet di complimenti della Roma, e parte immediato il coro di increduli “no”, “E pure oggi la vostra dose di insulti ve la siete presa… Complimenti al vostro ufficio stampa…”, “Tanti complimenti, anzi se volete vi vendiamo anche Strootman e Manolas a prezzi inferiori a quelli di mercato” (boh, ci pensiamo), “MAI!”, “ma cos’è sta roba, fa rabbrividire”, “vergogna”, i soliti “delete”, e poi via con articoli incollati dal Fatto Quotidiano, nel periodo in cui faceva credere al mondo che Agnelli fosse un fan dei petardi dentro lo stadio.

 

Rieccoci. Torniamo al motivo, anzi i due motivi, per cui abbiamo fatto un’eccezione, soffermandoci sui commenti dei tifosi: il primo è che se dirigenti, società, giocatori avversari non legittimano mai i successi della Juve, magari con un misero tweet di complimenti dopo almeno uno dei sei scudetti di fila, si coltiveranno sempre tifosi insofferenti e indignati per ogni gesto di ragionevole rispetto istituzionale, quale per esempio un formale tweet di congratulazioni per una nuova carica internazionale. Se il clima che create è questo, beccatevi gli insulti e le valanghe di “delete now“.

 

Il secondo, che da sempre ci sta più a cuore, riguarda il racconto dei media delle vicende calcistiche e giudiziarie. Lo abbiamo scritto: se metti nei trafiletti una invenzione del procuratore federale davanti alla Commissione Antimafia atta a infangare un dirigente calcistico e contestualmente fai una paginata sulla ridicola storia di Agnelli promotore dell’ingresso degli striscioni su Superga, se chiedi ancora a Moratti delle recriminazioni di 20 anni fa, avremo sempre un clima del genere.

Ma per piacere, non ricominciamo a prendercela con Twitter, l’anonimato e tutte quelle storie lì.