Che confusione, sarà perché ti(fi)amo

di Massimiliano Cassano |

Alzi la mano chi ci sta capendo qualcosa. Chi riesce a spiegarsi come sia possibile che la stessa squadra riesca a proporre un approccio sconclusionato e arrendevole come quello visto nel derby, e poi sia in grado di andare a palleggiare in faccia al Barcellona al Camp Nou. Faccia un cenno chi è riuscito a realizzare perché nel primo tempo del match contro il Torino ogni azione sembrava uguale a se stessa, sempre prevedibile (e sempre facilmente prevista dai difensori granata) mentre nella sola azione del raddoppio di McKennie si è concentrata tutta la capacità di verticalizzazione della squadra.

Questa è una vera richiesta di aiuto, perché a guardare le partite della Juventus di questa stagione ciò che se ne ricava è soltanto incertezza mista a un gran mal di testa. Abbiamo visto la squadra giocare in maniera propositiva ma mai per più di 90 minuti filati, simmetrica in difesa e asimmetrica in attacco, poi viceversa, poi disunita e basta. Corta a centrocampo nell’anticipare la giocata difensiva, eppure così facilmente perforabile una volta saltato il filtro in mediana. Davanti ai nostri occhi increduli sono andate in scena sofferenze immense della nostra difesa contro attaccanti modesti (Simy? Lapadula?) e una performance ordinata ed efficace contro Messi & Co. Ma allora, non ci si capisce niente.

E non è solo un discorso di tattica. Il terzino che scala, quello bloccato, il trequartista atipico. Dybala che pesta i piedi a Kulusevski e Chiesa che gioca a sinistra. Temi complessi che appartengono a una squadra in costruzione ma che purtroppo è costretta ad affinare gli schemi soltanto in partite ufficiali. Qui ci chiediamo come sia possibile che uno come Ramsey il giorno prima sembra inaffidabile per il ruolo di centrocampista tra le linee e quello dopo è in grado di fare il bello e il cattivo tempo nella tana dei blaugrana. Oppure perché Rabiot a volte sembra addormentarsi col pallone tra i piedi e poi un minuto dopo ti offre un “coast to coast” spettacolare dopo un recupero in difesa.

Si semplifica, qui. Si cercano punti fermi. Morata, bene, ci voleva uno come lui capace di dare profondità ma anche di giocare nello stretto. Ronaldo è il GOAT, Cuadrado fa un assist al secondo. Danilo è rinato, de Ligt non ti azzardare mai più a lasciarci soli. Possiamo fare a meno di McKennie? E un Arthur così pulito e preciso può essere un faro in mezzo a tanto caos? Il resto è tutto incerto, cangiante. Forse questo è ciò che si intende per il calcio “liquido” di Pirlo. O forse siamo noi che chiediamo troppo a una squadra appena nata. Ma è forse chiedere troppo pretendere coerenza invece di questi alti e bassi così vicini tra loro? Che confusione, che mal di testa.


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