Non condanniamoci alla sofferenza

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Avrei voluto scriverlo io “Caro Max, il braccino non serve più“. In realtà è da circa un anno che ho il colpo in canna, ma oggi forse la misura è colma. Infatti non bastano più di settantadue ore a lenire il fastidio provato al triplice fischio finale della partita di mercoledì. La nota positiva è che le due partite contro lo United hanno dimostrato che rispetto ai red devils siamo un paio di spanne sopra. Quando ci è riuscito di fraseggiare come è nelle nostre corde, non hanno mai visto palla. Andata e ritorno.

Proprio in funzione di questo l’atteggiamento sparagnino col quale affrontiamo le partite non è più tollerabile. Il tasso tecnico di questa squadra è elevatissimo (sì, forse manca la ciliegina a centrocampo), siamo superiori al 90% delle squadre che affrontiamo nel corso della stagione, eppure sembriamo condannati perennemente alla sofferenza. Contro lo United abbiamo dominato e non abbiamo chiuso la partita per via delle imprecisioni sotto porta. Il fatto avrebbe dovuto costituire un incentivo a tenere alta l’attenzione e il baricentro. Invece sono calati entrambi. E non è la prima volta.

La gestione dei momenti della partita, che sembra essere il marchio di fabbrica di questo ciclo Juve, ci espone a rischi troppo elevati, perfino irrazionali. Non è solo la partita di mercoledì, per la quale potremmo ricorrere pure all’alibi della sfortuna. Non è la dormita episodica contro il Genoa. E’ una serie di indizi che costituisce la prova. Valgano tre esempi.

In Inter-Juve del finale di stagione scorsa andiamo in vantaggio dopo pochi minuti, ci troviamo perfino in superiorità numerica e, nel momento clou del campionato, non troviamo di meglio da fare che arretrare ed accettare di essere attaccati. Per come andò a finire ancora ringraziamo i nostri top player e Luciano Spalletti, che dall’altra parte ebbe la geniale intuizione di sostituire Icardi commettendo lo stesso errore poco prima commesso da Allegri.

Real-Juve di Champions è l’altro episodio emblematico. Una partita inaspettatamente dominata in lungo e in largo nella quale a un certo punto abbiamo deciso di optare per l’attesa dei supplementari. Per poi scoprire che non è l’attesa dei supplementari essa stessa i supplementari. Arretriamo e, sarà un caso o forse no, prendiamo gol.

Empoli-Juve di qualche settimana fa mi pare un caso veramente surreale. Attenzione: non escludo che si possa passare in svantaggio contro una neopromossa. Non escludo nemmeno che dopo una rimonta comunque dispendiosa si possa decidere di rifiatare. Contesto il fatto che la gestione del vantaggio, specialmente contro una squadra dal tasso tecnico decisamente inferiore, passi dall’arrocco su posizioni difensive piuttosto che dal possesso palla. Riguardateli gli ultimi minuti della partita. Abbiamo smesso di giocare, smesso di fare possesso. Abbiamo abbassato le linee al limite dell’area in attesa dei cross avversari esponendoci al rischio di una deviazione sfortunata, un’azione sporca che potesse rivelarsi fatale. Aver inserito Barzagli era praticamente un suggerimento per l’Empoli.

In molti momenti sembriamo un pugile che smette di sferrare pugni e si mette in guardia. Abbiamo il potere di rivitalizzare chiunque. Le nostre partite sono prevedibili, si ripetono in serie, non si tratta più di episodi. Ecco perché non può che trattarsi di una psicologia indotta dalla gestione tecnica. Ecco perché temo che, al di là dei risultati, questa gestione tecnica non sia più adatta a questa rosa e alle ambizioni di questo club.

di Francesco Angelone

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