Competenza vs Popolarità: vince chi fa più chiasso

di Juventibus |

Comincerò scusandomi con i lettori per questo sfogo, e se durante questo articolo la metterò sul personale, ma ne ho bisogno. Ho bisogno di dire ciò che penso di una situazione a mio avviso molto grave, o perlomeno fastidiosa, che sta caratterizzando ultimamente il panorama italiano: la prevaricazione della popolarità sulla competenza.

Cosa vuol dire? Che in Italia, ormai, non giudica chi è competente, ma chi è popolare. Se hai un certo seguito sui Social puoi parlare di tutto: sport, politica, economia, fisica, etc… ed avere più peso di uno che, effettivamente in quei campi ci ha lavorato/studiato per anni.

Perchè ne parlo su Juventibus? Perché questo atteggiamento si è palesato in una delle sue forme più clamorose nel post Juventus-Inter. Sappiamo tutti cosa è successo. A molti non andava giù il non aver ancora potuto sfruttare il binomio Juventus-furto in questo campionato ed alla prima occasione hanno preso la palla al balzo. Non scenderò in particolari tecnici, non sono un arbitro e quindi non posso dare un giudizio competente. Posso però esprimere il mio modesto parere, visto che comunque si parla di calcio, non di “Struttura della materia”, ma sicuramente, in uno stato civile, la mia opinione dovrebbe pesare meno di quella di uno che è stato per anni un arbitro internazionale. Questo in un paese normale. Non in Italia.

L’Italia è, per esempio, il paese in cui Greta Menchi va a fare il giudice “tecnico” a Sanremo perché ha 600.000 iscritti su YouTube e, sempre l’Italia, è il paese in cui il giudizio di Tancredi Palmeri sull’operato di Rizzoli è più influente di quello di un Paolo Casarin o di un Graziano Cesari. Chiariamo: il fatto che Cesari e Casarin siano stati arbitri di livello non li rende infallibili, anche perché ognuno poi può interpretare i vari episodi in maniera diversa. Ma se due arbitri di quel calibro ti dicono, dopo aver visto e rivisto la moviola, che loro al posto di Rizzoli avrebbero fatto lo stesso, non dico che devi cambiare opinione, ma perlomeno moderare i termini. E invece no! Perché questa è l’Italia, e per avere successo devi fare chiasso.

E quindi sia per il gusto di fare polemica, sia per la necessità di accontentare la loro cerchia di followers con la bava alla bocca, hanno dovuto inventare un caso sul nulla. Ma proprio il NULLA!

Palmeri, Pistocchi, Labate & co. hanno preso due episodi arbitrali moooolto dubbi, e li hanno fatti passare come sviste arbitrali clamorose, fregandosene altamente del giudizio, imparziale, di chi era più competente di loro. Perché ormai non importa la verità, ma solo le post-verità (che una volta chiamavamo semplicemente “minchiate”).

Non importa quale sia la realtà dei fatti, importa solo quello che viene percepito dalla massa. La verità deve accordarsi al sentimento popolare. Come fanno i vari siti di bufale, tipo TzeTze, Riscatto Nazionale et similia. Come se Galileo Galilei (si, parlo sempre di lui) si fosse accodato al carrozzone del geocentrismo solo perché la massa sosteneva quello. Quindi, mentre ora quelli che una volta erano definiti come alcuni dei migliori arbitri italiani, e che ora saranno accusati di servilismo nei confronti della casata Agnelli, sono rimasti inascoltati, i succitati giornalisti stanno monopolizzando la scena coi loro giudizi (obiettivi, eh per carità) che sembrano diventati delle verità
inattaccabili.

Stiamo parlando di Palmeri, Pistocchi, Labate… Avrei potuto capire se si fosse trattato di soggetti più o meno intenditori di sport, non di persone che, ripeto, in un paese normale sarebbero etichettati come fenomeni trash. In Italia, per qualche strano motivo, vengono considerati opinionisti di grido. E così, mentre da un lato Cesari, Casarin e anche la stampa sportiva (mai troppo generosa con i colori bianconeri) promuovevano l’operato di Rizzoli, dall’altro c’era un esercito di fenomeni da baraccone che cominciava la propria battaglia. Mi piacerebbe dire che è stata una battaglia contro i mulini a vento ma purtroppo non posso, perché in Italia la popolarità viene anteposta alla competenza.

Quindi caro Tancredi, su una cosa hai ragione! In Italia un problema c’è, hai ragione. Anzi, c’è più di un problema! Ma non sono i giornalisti genuflessi che non assecondano i tuoi deliri. Il problema sono i giornali sportivi (e non solo) che non riportano più i fatti in maniera obiettiva, ma li storpiano in maniera da accordarli con i gusti della massa. Il problema è che, sebbene i social abbiano ormai appurato la vostra natura faziosa, voi siete ancora in TV e venite presentati come giornalisti/opinionisti imparziali. Il problema siete voi e il fatto che la vostra opinione sulle decisioni arbitrali abbia una cassa di risonanza maggiore di quella di un Cesari o di quella di un Casarin, che per diventare arbitri di un certo calibro, di sangue ne hanno buttato. Il problema è che si rischia di studiare tanti anni per poi scoprire che la tua opinione conta meno di quella del primo stronzo che ha più followers di te.

 

di Alessandro Caminiti (@CaminitiAlex)