Come sono fatti gli “Anti”

di Simone Navarra |

Potete dire o pensare quel che volete, ma tanto loro continueranno a ripetervi che il Napoli gioca meglio, poi che la Roma è più spettacolare e la Lazio una sicura sorpresa. Sono il potere delle tv che dettano il tempo e la maggioranza dei dirigenti della federazione italiana giuoco calcio. Sono quelli con il distintivo di sportivi e una manciata di ‘Juve m…’ nel juke box cerebrale, sono la sconfitta propria elevata a tradimento altrui, lo sbaglio di un momento che si trasforma in maledizione di una vita.

Non bisognerebbe sopportare che un parlamentare, un eletto dal popolo, coniughi il suo messaggio con l’insulto per l’avversario, l’improperio per quello dall’altra parte del muro. La democrazia, la rappresentanza, dovrebbe essere fatta di rispetto, di Rosseau e di idee che si contrappongono senza considerarsi nemiche. Ma questo è il pallone e noi guardiamo 22 ragazzi in pantaloncini su un campo verde. Nulla di importante, si dirà. Bisognerebbe però che quell’esimio deputato, onorevole, senatore, si garantisca la considerazione di chi entra in una cabina elettorale. Senza stringere in modo più o meno incidentale mani sporche e senza mai abbracciare striscioni con insulti verso chi è diverso, anche solo se indossa una sciarpa bianconera.

E’ questa la differenza tra chi tiene per la Juventus e quelli che indossano i panni sporchi degli ‘Anti’. Gente malata, capace di confondere le acque ed i pensieri mischiando la cultura e l’arbitro, la svista e il complotto, il gesto tecnico e la furbata, la mano di Dio e quella dovrebbe esser punita e non ricordata a imperitura memoria. E’ il modo cialtrone di vedere il mondo. E’ la follia di sentirsi unici e rari per aver fregato quelli della famiglia Agnelli, che stanno dentro a slogan orrendi e che non vogliamo ricordare adesso. Ma verranno gridati a perdifiato anche per la prossima partita. Anche se in tribuna ci fosse quel signore sempre ragazzo di Lapo. Lui andò a tifare qualche anno fa. Nessuno osò intervistarlo dopo quell’incontro al San Paolo. A match finito.

Resta l’interrogativo sul perché, su quelle risposte che si è tenuto dentro o sulle altre dette a chi gli era vicino. Le parolacce dette per 90 minuti fanno schifo, ha spiegato una volta un calciatore. Chissà l’effetto quando vengono ascoltate una vita. Cari amici fatevi rispettare. Spegnete la televisione.