Come si cambia per non morire

di Massimo Zampini |

A parti invertite, osiamo azzardare, molti tifosi napoletani sarebbero i più indignati al mondo per quei “frocio” e “finocchio” pronunciati nei confronti del loro allenatore.

Lo sarebbero ancora di più per quel “5 Sarri 2 euro” davanti a un cesto di finocchi in un mercato milanese: non ci vedrebbero goliardia, ma bieco razzismo, condito da omofobia.

Oggi, invece, per la gran parte dei commentatori partenopei, è in atto un complotto contro Napoli e il Napoli (la confusione tra squadra e città fa sempre comodo). Ordito, ça va sans dire, dai soliti noti per destabilizzarli.

Qualche tempo fa, se ricordiamo bene, si sosteneva furiosi che la possibilità di allenare durante la settimana, pur non andando in panchina la domenica, svuotava di significato e rendeva del tutto inefficace la squalifica di Conte. L’importante è allenare tutti i giorni, in panchina ci può andare pure un fantoccio: facile continuare a vincere così.

Oggi, a quanto pare, la sola idea non fare sedere Sarri in panchina per qualche settimana sarebbe già più che sufficiente per destabilizzare il Napoli.

Un inciso: alcuni amici napoletani affermano che si fa molto rumore per un “finocchio” e non per i tanti “colerosi” rivolti loro tristemente da indecenti cori di tifoserie avversarie. Non ci risulta: il rumore è giustamente lo stesso, e anzi quel coro è l’unico che porta alla chiusura di intere curve per discriminazione territoriale. Qui, semmai c’è una sola differenza: non sono Allegri, Mancini e Garcia, tesserati, addetti ai lavori o giornalisti, a cantare quelle penose offese. Lo facessero loro, ne chiederemmo l’immediata radiazione, altro che squalifiche di un paio di mesi.

Del resto, lo abbiamo già visto, un conto è fare come Hamsik, e dire simpaticamente “la Juve mi è antipatica”;  tutt’altra cosa, ben più offensiva, è comportarsi come Marchisio, arrogante con vena razzista, ove afferma senza pudore che “il Napoli mi è antipatico”. Lì, comprensibilmente, è bufera e la società Napoli risponde con nota ufficiale.

Lì, giustamente, dopo pochi giorni è online la app “Picchiamo Marchisio”: un goliardico giochino nel quale i giocatori del Napoli inseguono Marchisio per menarlo. Con quello che aveva detto, ci pare il minimo.

Mancini,dal canto suo, afferma correttamente che queste espressioni sono indecenti, per una persona di 60 anni (ma pure una di 20, eh), mostrando sensibilità e rispetto per una questione che, come ha scritto il nostro Antonio Corsa, non può essere sottovalutata.

I dubbi sulla sua sensibilità sul tema emergono quando veniamo a sapere che anni fa toccò a lui dare del “frocio di merda” a un giornalista. Così, viene quasi il dubbio che la sua denuncia sia in qualche modo strumentale.

Dubbi sulla sua sensibilità emergono anche se si ripensa a quando, su una questione altrettanto grave si mostra ben meno attento: dopo gli insulti razzisti di Mihajlovic a Vieira, spiega che “nel corso di una partita l’agonismo esasperato può portare a momenti di tensione e di grande nervosismo. Credo che anche qualche insulto ci possa stare. L’importante è che tutto finisca lì”. Sì, va bene, erano giocatori e non allenatori, avevano 30 anni e non 60, ma la sensibilità per certi temi è un’altra cosa.

Così, tanti interisti fieri della denuncia di Mancini, indignati per l’omertà derivante dall’ormai trito e ritrito “le cose che succedono in campo devono restare in campo”, la pensavano diversamente quando Chiellini fece presente in televisione che il nerazzurro Juan Jesus gli aveva assestato una bella gomitata in area a palla lontana, che sarebbe poi costata al brasiliano 3 turni di squalifica con la prova tv. Il difensore interista si era indignato per la denuncia fuori dal campo, affermando che “Chiellini è un pessimo esempio, e il suo gesto peggio di una gomitata vera”, e molti tifosi interisti condannavano la “spia” bianconera. Le cose, lì, dovevano rimanere in campo.

Le cose cambiano, se viste da una prospettiva diversa.

Potremmo chiudere immaginando cosa si sarebbe detto e scritto se ieri la goal line technology avesse sancito la regolarità di una rete decisiva contro la Juventus, e non il contrario. Oseremmo azzardare che ci saremmo sorbiti una serie di “senza la tecnologia l’arbitro non lo avrebbe mai dato e alla fine sareste passati voi: è finita la pacchia, cari juventini”, “ve lo avevamo sempre detto”, “ecco perché non volevate la tecnologia”, e così via.

Oseremmo azzardare, ma non serve: certi titoli, fortunatamente, non sono spariti. E valgono più di mille articoli scritti qui.

Occhio di falco