Come Sarri e Paratici dovranno cambiare il mercato

di Jacopo Azzolini |

Questo mercato sta facendo parecchio discutere, rappresenta un qualcosa di insolito. Era già capitato di arrivare fino alla fine con qualche esubero da piazzare (viene in mente Llorente nel 2015), ma mai la Juventus si era ritrovata a metà agosto con così tanta gente ancora invenduta. L’anomalia, poi, è che si parla di nomi di rilievo con ingaggi da titolare (Mandzukic, Khedira e Matuidi su tutti), giocatori che fino solo a qualche mese fa erano fondamentali nello scacchiere di Allegri. Ora la Juve cerca invece disperatamente di mandarli via: sia per l’eventuale plusvalenza, sia per diminuire le elevate spese gestionali.

In attesa del 2 settembre, non si può valutare il mercato dei bianconeri senza partire dalle priorità economiche della dirigenza, molto più importanti di quelle tecniche. In questi anni, la Juventus ha aumentato drasticamente i costi di ammortamenti e ingaggi: lo ha fatto principalmente per poter competere in Champions League contro i top club stranieri, molto più ricchi e appartenenti alle maggiori leghe del mondo. Non va poi dimenticata la grande onerosità dell’operazione Ronaldo: se ha l’obiettivo di aumentare nel medio-lungo periodo le sponsorizzazioni e il brand Juve (quindi il fatturato), nel presente si traduce in circa 90 milioni l’anno da sostenere. Cifre assai elevate.

Di conseguenza – e lo sottolinea Iaria – il club torinese è costretto a fare circa 100 milioni di plusvalenza in ogni esercizio per mantenere i conti in ordine, in quanto è una società che spende più di quanto i ricavi ordinari consentirebbero. Sulla Gazzetta il giornalista scrive che “alla Continassa si ragiona ormai su un extra-tesoretto di almeno un centinaio di milioni dal trading”.

Queste stringenti esigenze economiche ovviamente condizionano il mercato, visto che se hai una tale necessità di vendere (bene), risulta difficile focalizzarsi a dovere sulle varie esigenze tecniche nell’allestire una rosa completa e coerente tatticamente. Negli anni precedenti, una delle principali critiche rivolte a Marotta era stata quella di privilegiare le occasioni di mercato senza pensare alle esigenze tecniche della squadra, comprando così giocatori di livello, ma non completamente funzionali rispetto a ciò di cui l’allenatore aveva bisogno.

L’obiettivo è fare in modo che la situazione esposta sopra sia solo temporanea: la priorità è quella di aumentare (di parecchio) il fatturato nel medio periodo, in modo così da potersi permettere gli attuali (enormi) costi operativi. Insomma, in attesa che i ricavi si alzino, si può tranquillamente sintetizzare la Juventus come club venditore.

Alla luce di tutto questo, il ruolo di Sarri nel prossimo ciclo sarà fondamentale. Oltre all’obbligo di vincere, il nuovo allenatore dovrà essere in grado di valorizzare ed esaltare i singoli, in modo che sia più facile vendere nelle sessioni di mercato. Se vogliamo, anche questa può essere una delle ragioni nella scelta di Sarri, in quanto si tratta di un tecnico che in passato ha dimostrato di far crescere alla grande il valore dei giocatori della rosa (e non è da escludere che al’interno della Continassa si sia contestato il lavoro di Allegri proprio sotto questo punto di vista).

Inoltre, con la drastica riduzione dei giovani sotto controllo con cui fare plusvalenza (se ne sono fatte a bizzeffe con loro nelle ultime stagioni, ma stanno appunto terminando), c’è forse bisogno che anche la società pensi agli acquisti in modo differente. Se si fa la scelta di sostenere il bilancio col player trading, bisogna ingaggiare giocatori ragionando sul lungo periodo, facendo in modo che siano in seguito rivendibili. Va quindi tenuta sotto controllo l’età media della rosa, oggi parecchio alta. Vanno presi più giovani e allo stesso tempo ridotti drasticamente gli acquisti di giocatori prossimi ai 30, con ingaggi pesanti, che in futuro saranno quasi impossibili da piazzare ad altri club (che poi è esattamente ciò che sta avvenendo in questa sessione di mercato).

La difficoltà a cedere non deriva quindi dalla capacità o meno di Paratici nelle trattative, è semplicemente il frutto del modo – coi suoi pro e i suoi contro – in cui la Juventus ha condotto le campagne acquisti nella sua storia recente. In questa sessione ha poi probabilmente inciso in negativo l’ultima pessima annata di molti giocatori.

Insomma, in attesa dell’aumento del fatturato, è abbastanza normale che la Juve segua questa strada (ossia, far dipendere il bilancio dalle plusvalenze) per competere contro le corazzate estere. Il punto è che bisognerà, semplicemente, farlo meglio, per evitare le enormi difficoltà che si sono presentate in questa sessione. L’intesa tra Sarri e Paratici dovrà essere perfetta: uno cercherà di valorizzare ed esaltare i singoli, l’altro avrà il compito di costruire rose più sostenibili nel lungo periodo.


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