Come (e quanto) segna il Bayern

di Juventibus |

Conoscendo gli altri e conoscendo se stessi, in cento battaglie non si correranno rischi; non conoscendo gli altri, ma conoscendo se stessi, una volta si vincerà e una volta si perderà; non conoscendo né gli altri né se stessi, si sarà inevitabilmente in pericolo ad ogni scontro”.

Il più celebre degli aforismi contenuti ne L’arte della guerra di Sun Tzu continua rimbalzarmi in testa. Con buoni motivi. Sono passate pochissime ore da quando l’urna di Nyon ci ha riservato il secondo peggior avversario possibile (il primo, va da sé, sarebbe stato il ren des vouz con quelli di Berlino) per gli ottavi di Champions; e, di fronte a me, potrebbe esserci la risposta alla domanda: “come si ferma il Bayern Monaco?”. Tempo qualche minuto e rompo gli indugi: quel libro che giace solo soletto sullo scaffale viene a casa con me.

A distanza di qualche mese ho capito due cose: Herr Pepp di Martì Perarnau (traduzione del sempre ottimo Dario Vismara) è uno dei migliori libri di sport che si possano leggere da qui a 10 anni; tutto ciò che credevo di sapere su Pep Guardiola e il suo modo di far giocare una squadra era completamente sbagliato. O, quanto meno, superato.

Ancora oggi, infatti, si tende a credere che il tecnico catalano non abbia fatto altro che ‘insegnare’ ai giocatori del Bayern a giocare come il suo Barcellona. Niente di più lontano dalla verità. Prima di tutto perché quel modello, con quei giocatori, è sostanzialmente irreplicabile; e poi perché ci sono numeri inequivocabili che testimoniano come Guardiola abbia decisamente battuto strade diverse rispetto al (suo) passato per organizzare la fase offensiva nei tre anni di permanenza in Germania.

Il Bayern Monaco versione 2015/2016 è una squadra il cui concetto di “entrare in porta con il pallone” è estremizzato all’inverosimile. Dei 53 gol (34 in casa, 19 in trasferta) fin qui realizzati in Bundesliga, soltanto tre (Douglas Costa, Vidal e Lewandowsky) sono stati messi a segno con conclusioni da fuori area. Per il resto ben 34 all’altezza del dischetto del rigore (o distanza equivalente) e 14 all’interno dei 16 metri, per un totale di 48 reti nella zona calda avversaria. Dati che spiegano perfettamente il 50% di shot accuracy su 333 occasioni da rete create: il che significa che nelle 21 partite fin qui disputate i bavaresi hanno centrato lo specchio della porta poco più di 166 volte. Quasi sempre su azione manovrata, visto che da fermo il bottino parla di appena 10 reti (3 se si escludono i calci di rigore, di cui appena 1 su azione d’angolo).

In Champions League la tendenza non cambia: nella fase a gironi il Bayern è andato a segno in 19 occasioni (14 in casa, 5 in trasferta), con una shot accuracy del 55% su 105 occasioni create. Ancor meno rilevante il dato sui calci piazzati (appena 2 gol, di cui uno su rigore e un altro sugli sviluppi di un corner) e quello sulle conclusioni da lontano (3 reti, di cui due nei match disputati all’Allianz Arena. In 27 gare stagionali tra Bundes e Champions, quindi, i campioni di Germania sono andati a segno per ben 72 volte (per una media di 2.6 gol a partita), con una particolare predilezione per le conclusioni con il piede destro (risultato vincente in ben 42 occasioni), seguito dalle 19 realizzazioni con il mancino e le appena 9 di testa (quindi, un gol ogni 8).

Poco meno di un terzo delle reti sono state messe a segno da Lewandowsky (21 in 20 presenze in campionato, 7 in 6 in coppa), seguito da Muller, il ‘centravanti ombra’, in gol in 15 occasioni in Bundesliga e in 5 in Europa per un totale di 20. E’ un po’ come osservare l’asse play-pivot nel basket: 48 reti su 72 (i più vicini sono Douglas Costa e Robben a quota 5, seguiti da Coman a 4) significa che la fase offensiva dei bavaresi è stata costruita per permettere ai due succitati di battere a rete nelle migliori condizioni possibili. Il che vuol dire che Guardiola ha derogato (ed è stato un bel derogare, ndr) alle sue prime convinzioni in blaugrana, con Messi falso nueve e il principio dello spazio (alle spalle dei centrocampisti) da attaccare come centravanti.

Ora che, invece, il nueve ce l’ha, ed anche forte, Pep ha deciso di adattare il suo possesso palla (pensa veloce, gioca ancora più veloce) ad una concezione di gioco più classica: attacco della profondità con gli esterni (questo si uno dei retaggi del suo Barca) a tagliare verso l’interno in ogni occasione possibile, scarico a centro area per la comoda conclusione del polacco o del tedesco a rimorchio. E mal che vada si prende comunque lo specchio della porta e si creano i presupposti per un nuovo pericolo. Che, poi, è quanto si verifica ugualmente quando il finalizzatore è l’esterno opposto a quello dell’ultimo passaggio (da Douglas Costa a Robben e vice versa), con la difesa troppo occupata a seguire i movimenti di Muller e Lewandowsky per poter coprire tutto lo spazio potenzialmente attaccabile.

Ciò detto, la nuova domanda è: “Come si difende contro una squadra così?”Innazitutto provando ad anestetizzare il possesso palla, chiudendo tutte le linee di passaggio che potrebbero venirsi a creare e costringendo i palleggiatori del Bayern a portare palla più del solito prima di effettuare lo scarico più semplice banale e prevedibile. In subordine mostrare la stessa attenzione (forse anche di più) che si è avuta contro il Napoli quando a Insigne/Mertens e Callejon non è stata data la possibilità di inserirsi alle spalle del centrale di riferimento. Infine provare a sporcare sempre e comunque le conclusioni, anche a costo di concedere qualche piazzato o corner di troppo: per una volta, come abbiamo visto, questo potrebbe rivelarsi anche un buon affare.
Inutile dire che tutto passa da una buona difesa di squadra: Khedira e Marchisio dovranno tatticamente essere più bravi e intelligenti del solito a raddoppiare sul lato in cui gli avversari attaccheranno, alla ricerca della superiorità che possa costringere uno dei 3 centrali a scalare e aprire a Lewandowsky/Muller un 1vs1 in area potenzialmente letale. Pogba dovrà sacrificarsi un po’ più del solito, magari provando a far valere la sua superiore fisicità, mentre i due attaccanti (Dybala-Morata, ma occhio al recupero in extremis di Mandzukic) saranno chiamati a un non semplice lavoro di copertura in fase di primo pressing.

Come dite? Più facile a dirsi che a farsi? E chi ha detto che fosse facile?

di Claudio Pellecchia