Come pressa, ad oggi, la Juve di Pirlo

di Roberto Nizzotti |

Come abbiamo imparato ascoltando le conferenze stampa e, in generale, le interviste rilasciate in questi quasi 3 mesi da Mr Andrea Pirlo uno degli aspetti chiave della sua Juventus dovrà essere la capacità di riaggredire con rapidità la palla, di portare pressione sulla prima costruzione avversaria per recuperare il possesso il prima possibile e attaccare in transizione positiva.

Approfittando di questa ennesima e, per il momento storico, non necessaria pausa nazionali, possiamo analizzare a che punto siamo partendo da quanto dichiarato da Pirlo nella sua tesi presentata a Coverciano nella quale spiega che 

“Alcuni studi realizzati con il mio staff dimostrano che le riaggressioni dei top team sono circa 30-35 a partita con il 70% di successo (recupero immediato della palla)” 

e ancora 

“Sono soprattutto i centrocampisti, ovviamente, i giocatori più coinvolti in fase di riaggresione ed i top in questo fondamentale arrivano a completare più di 12 riaggressioni per partita”

“La squadra attuerà due modi di difendere a seconda della situazione di gioco e del contesto situazionale.Con palla nella metà campo offensiva attueremo un pressing alto, con palla nella nostra metà campo saremo maggiormente in linea d’attesa.”

La pressione portata alla prima costruzione avversaria è il concetto sul quale Pirlo sta insistendo molto ed è quello che deve ancora essere perfezionato.

Analizzando i dati forniti dal sito Fbref riguardanti le azioni di pressing totale (¾ difensiva, mediana e ¾ offensiva) portate dalla Juventus in questo primo scorcio di stagione (Serie A e Champions)  vediamo come proprio i centrocampisti siano effettivamente quelli più coinvolti nel processo di riaggressione con Weston McKennie a comandare con 28 azioni di pressing, seguito da Bentancur con 24.4, Rabiot con 21 e da Ramsey con 20.4 (dati rapportati ai 90 minuti).

Nel reparto offensivo invece il concetto di pressione e riaggressione è espresso bene da Kulusevski che segna 19 tentativi totali per 90 minuti, seguito da Chiesa con 16 tentativi e dall’ottimo Morata con 15 tentativi mentre più staccati sono Dybala, con 10 tentativi (ma il dato va rapportato al minutaggio finora avuto dalla Joya) e soprattutto Cristiano Ronaldo con 6.67.

Riprendendo il concetto di Pirlo che specificava come “Sono soprattutto i centrocampisti, ovviamente, i giocatori più coinvolti in fase di riaggresione” sembra che la squadra abbia inteso il dictat dell’allenatore.

Se si analizza il solo dato, sempre rapportato ai 90 minuti, della pressione portata sulla ¾ offensiva balza all’occhio come Morata domini con quasi 8 tentativi, seguito da Ramsey con quasi 7 tentativi ( l’apprezzamento per il gallese nasce non solo per le sue doti tecniche e di lettura del gioco ma anche per questa caratteristica) con Chiesa che con i 5.56 tentativi aiuta alcuni a capire il perché del suo acquisto. 

A seguire troviamo poi Dybala con poco più di 5 tentativi che, come già detto, vanno rapportati al minutaggio e, per questo motivo, non sono da sottovalutare, e Kulusevski che contribuisce tentando il pressing 5 volte a gara.

Dopo lo svedese si crea una sorta di buco in fatto di valori visto che il primo giocatore che lo segue è Rabiot con 3.66 pressioni tentate sulla ¾ offensiva a fronte invece delle 10 portate a centrocampo, con Cristiano a 3.57 azioni tentate, Bentancur con 3.15 sulla ¾ offensiva e 13.1 in mediana e McKennie con 2.90 sulla ¾ offensiva e 17 in mediana.

Numeri che esprimono la sensazione che si percepisce guardando le partite della Juve, e cioè che la pressione non sempre avvenga con i tempi di gioco corretti consentendo agli avversari di superarla, come in questa giocata sviluppata dal Crotone, con le linee molto distanti e letture sbagliate che sprono spazi ai calabresi.


Quando invece il pressing avviene in maniera coordinata tra tutti i reparti, come in questo frame tratto dalla gara giocata vs lo Spezia, il recupero palla è efficace e la transizione positiva è immediata.

La compattezza della squadra in questo aspetto del gioco è fondamentale, la pressione deve partire dagli attaccanti ma dev’essere sincronizzata nei tempi e nei movimenti con il centrocampo e, di conseguenza, con la difesa che, giocando alta, deve spingere la linea mediana ad alzarsi. E’ una questione di equilibrio che non è semplice da trovare e che necessita di molto lavoro e applicazione, passando inevitabilmente da degli errori. 

Dopo la sosta, non considerando la gara vs il Cagliari viste l’intermezzo delle nazionali con parecchi giocatori in viaggio,  sarà interessante capire se il concetto di pressione, e la qualità della sua attuazione, saranno interiorizzati in maniera definitiva, portati in campo con continuità, diventando un tratto distintivo di questa Juve.


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