Come gioca l'Irlanda?

di Andrea Lapegna |

L’Irlanda vista sinora non pare avere alcuna intenzione di smentire il luogo comune che la vuole tutta corsa, intensità e fisicità. La squadra è arrivata a Euro 2016 con la consapevolezza di essere la cenerentola di un girone di per sé agguerrito, ma anche con la determinazione di non voler regalere niente a nessuno.

La guida tecnica è stata affidata alla strana coppia O’Neill-Keane, quest’ultimo storico capitano dei boys in green. La formazione tipo prevede un 4-4-1-1 molto compatto (che poi sarebbe la parolina gentile per non dire contratto) e recita: Randolph; Coleman, O’Shea, Clark, Ward; Hendrick, Whelan, McCarthy, Bray; Hoolahan; Long. L’Irlanda non si trova a proprio agio a gestire il pallone, ma l’undici iniziale potrebbe variare se obbligati a fare la partita; tuttavia, data la povertà tecnica, l’Irlanda ha necessità di stare stretta per facilitare il palleggio. Per questo motivo contro la Svezia – almeno nel primo tempo – si è visto un 4-3-1-2 con Walter seconda punta al posto di Ward, Brady a scalare nella posizione di terzino, e Hoolahan vertice alto del rombo.

Ad ogni modo, l’Irlanda fa della negazione della profondità la sua arma difensiva migliore e contro il Belgio il modulo di base è diventato un efficacissimo 5-4-1 dove Brady seguiva sempre il diretto avversario (in questo caso Carrasco) per tutto il campo. La parità numerica sugli esterni ha disinnescato Hazard e lo stesso Carrasco, mentre Lukaku si è ritrovato stretto tra due dei tre centrali di difesa, con il terzo che usciva a turno su De Bruyne. Tutto bene, fino al gol.
La corsa rimane un asset di questa squadra. D’altra parte, i giocatori irlandesi giocano quasi tutti in Premier League inglese, campionato che ci ha abituati ad un’intensità sopra la media. Contro il Belgio l’Irlanda ha lasciato il possesso agli avversari, ma la proposta offensiva è stata desolatamente povera. La squadra di O’Neill ha messo in mostra enormi difficoltà nel risalire il campo, tanto che il lavoro principale, una volta riconquistato e messo in sicurezza il pallone, è stato lanciare lungo per Shane Long, con la speranza che il folletto Hoolahan si fiondasse sulle sue sponde. Alla fine sono stati ben 57 i lanci lunghi su 377 passaggi totali, ossia 1 passaggio ogni 6,6 è un lancione alla disperata (o se preferite: 1 lancio lungo ogni minuto e mezzo di gioco).

Se è vero che l’Italia è certa sia della qualificazione che del primo posto nel girone, conoscendo Conte non ci saranno cali di tensione. Sarà invece interessante capire quale formazione manderà in campo il tecnico leccese: una maggior dose di talento (El Shaarawy e Bernadeschi sugli esterni, per esempio) può garantire superiorità e tagli alle spalle dei terzini, mentre il dinamismo in attacco (Zaza e Immobile, per esempio) può mandare in crisi O’Shea e Clark. L’Irlanda ha comunque necessità assoluta di vincere, ragion per cui il piano gara dovrà calcolare – almeno a partita inoltrata – il rischio di scoprirsi e lasciare spazi o tra i reparti o alle spalle della linea bassa, la cui difesa all’indietro è una criticità irrisolvibile. In questa situazione il Belgio è andato a nozze, se gli azzurri sapranno approfittare degli inevitabili spazi concessi avremo un’ulteriore conferma della maturazione tattica della Nazionale.