Come gioca il Genoa di Ballardini

Se dopo la sconfitta nel derby del 4 novembre il Genoa arrancava nei meandri della classifica con la miseria di 4 punti, l’arrivo di Ballardini ha svoltato la situazione. 15 punti in 8 gare, vincendo anche parecchi scontri diretti, col risultato che ora il Grifone si trova già in zone rassicuranti, lontano dalla zona calda.

Già esaminando i semplici risultati delle partite, si può intuire il tipo di modifiche portate dal tecnico ex Palermo. Con l’eccezione di Genoa-Atalanta terminata 1-2, sono state tutte gare da under, con pochissimi gol (6 fatti e 3 subiti).

Pur dando continuità all’ormai consolidato 352, il Genoa di Ballardini ha mutato l’atteggiamento rispetto ai tempi di Juric. Ora si concedono molte meno occasioni, c’è una squadra piuttosto coperta e col baricentro basso anche contro avversari non irresistibili.

Ne è un esempio il recente Torino-Genoa: contro una compagine con evidenti problematiche tattiche in tutte le fasi di gioco (e di lì a poco sarebbe scattato l’esonero di Mihajlovic), i liguri sono stati piuttosto rinunciatari, provando con scarsa convinzione ad attaccare la prima costruzione del Toro nonostante gli evidenti problemi tra le fila granata.

 

I DIVERSI COMPITI DEI TERZINI

 

Una prima caratteristica che si può osservare guardando il Genoa è il differente compito che il tecnico chiede ai due esterni in entrambe le fasi di gioco. Se le punte si occupano di schermare il mediano rivale, l’interno sinistro (Bertolacci) si occupa del terzino destro quando il gioco viene allargato dalle sue parti. Tuttavia, quando gli avversari si appoggiano a sinistra, Rigoni rimane al centro mentre è l’esterno destro (Rosi, in questo caso) che si stacca per andare in aggressione sul terzino anche partendo da lontano.

 

 

In non possesso, quindi, il Genoa ha prevalentemente le sembianze del 442 quando la palla è ancora lontana dalla propria trequarti. L’esterno destro – che sia Rosi o Lazovic – va a fare l’ala, mentre Laxalt (titolare inamovibile) rimane bloccato dietro, ricoprendo così la posizione di terzino sinistro.

 

 

In possesso, tuttavia, la situazione cambia. Molti allenatori, quando adottano la difesa a 3, danno la responsabilità della prima costruzione esclusivamente al rombo arretrato formato dalla retroguardia e il metodista (in questo caso Veloso). Nel caso genoano, però, Rosi rimane più bloccato per dare una linea di passaggio esterna ai 3 centrali, mentre Laxalt tende ad alzarsi subito col compito di fornire ampiezza a sinistra.

 

 

Per quanto riguarda i difensori, va citato soprattutto Izzo. Non tanto per il valore assoluto del giocatore, quanto per il fatto che con marcature stile Gasperini sovente si stacca dalla linea per aggredire l’avversario anche in zone piuttosto avanzate (soprattutto se si pensa alla passività del Genoa).

 

 

In ogni caso, difficile aspettarsi situazioni di questo tipo all’Allianz Stadium.

 

DIFFICOLTA’ PALLA AL PIEDE

 

Le lacune più evidenti, però, il Genoa ce le ha palla al piede, con una difficoltà gigantesca nel costruire occasioni da rete e, più in generale, nella risalita del campo. Da quando è arrivato Ballardini, pur contro avversari alla portata, la media di tiri dentro l’area effettuati dal Genoa è la terz’ultima del campionato.

Si tratta di una squadra che basa buona parte del proprio rendimento sui propri attaccanti: non tanto per la finalizzazione, ma proprio per la produzione offensiva. Il Genoa non è in grado di arrivare nella trequarti rivale tramite paziente possesso consolidato, anzi si soffre in maniera evidente qualsiasi accenno di pressione rivale. Appena si ha l’occasione, si cercano alla disperata le punte, sperando che tengano palla e riescano a cambiare gioco sulle fasce (soprattutto a sinistra).

In particolare, Pandev prova a fungere un minimo da raccordo, staccandosi dalla prima punta (che sia Lapadula o Galabinov) per venire incontro al pallone.

 

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Anche quando il Genoa ha le possibilità di imbastire qualche contrattacco potenzialmente pericoloso, spesso l’azione viene accompagnata con pochi uomini e di conseguenza non si riesce a sfruttare dei momentanei spazi che si vengono a creare. Segnale forse di una squadra molto bloccata che ha timore di scomporsi.

 

 

 

Inoltre, con le già citate difficoltà nella prima costruzione, sono assai frequenti le citazioni in cui, a causa di una evidente mancanza di idee e soluzioni, ci si affida al lancio lungo di Perin per provare a risalire il campo. Tant’è che in Toro-Genoa è stato tra i suoi il terzo giocatore per passaggi effettuati (40 contro una media di 30).

 

 

Difficile pensare che il fortino possa resistere all’Allianz Stadium. Se il Genoa vorrà sperare di fare risultato a Torino, occorrerà una gestione più lucida della palla. Di contro, i centrali della Juve dovranno essere bravi nel rendere sterile la ricerca degli attaccanti genoani, evitando il precedente dell’andata (do you remember Galabinov vs Rugani?).