Come e quanto è cambiato Morata alla Juve?

di Roberto Nizzotti |

La recompra. Una spada di Damocle che pende sulla permanenza di Alvaro Morata a Torino sin dal giorno dell’annuncio; ora è arrivato quel periodo in cui il Real Madrid, assieme al giocatore, deciderà se utilizzare la clausola prevista nel contratto privando la Juventus di un calciatore che nei due anni in bianconero ha vissuto alti e bassi diventando protagonista di serata uniche. L’occasione è quindi propizia per stilare un bilancio sul suo rendimento.

Alvaro ha sovente giocato largo sul fronte d’attacco, partendo da lontano per sfruttare al massimo le qualità di progressione, dribbling in corsa e attacco della profondità. Inoltre il suo movimento consente la creazione di spazi che possono essere sfruttati dall’inserimento dei mediani; altra caratteristica è la puntualità in area di rigore fondamentale per correggere in rete un assist piuttosto che una deviazione o un tiro mal riuscito.

La difesa della palla non è mai stato un suo punto di forza: in particolare nella prima annata dove subiva molto il pressing del difensore che lo induceva a cadere con troppa facilità o a stoppare in modo non ottimale la sfera, nonostante le elevate qualità tecniche e un primo controllo potenzialmente letale. Il movimento ad attaccare lo spazio continua a essere effettuato con efficacia: questo fondamentale resta probabilmente la più grande qualità di Morata, ma ancora troppo spesso cade nella tentazione di fare tutto da solo.

La scorsa annata il suo gioco dava più dinamicità, più soluzioni rispetto a quello che apportava Llorente, abile nelle sponde e dotato di discreta tecnica, ma che dava troppa staticità all’attacco bianconero.

Quest’anno Dybala e Mandzukic, dopo un inizio di adattamento alla nuova realtà, si sono integrati perfettamente con il sistema di gioco juventino, con l’argentino trasformatosi in giocatore a tutto campo e il centravanti croato a dare sia peso in attacco senza però essere statico, muovendosi su tutto il fronte, aprendo spazi centrali per i mediani che si inserivano (Khedira su tutti). Per questo Morata, nella testa di Allegri, è stato scavalcato dal croato (Dybala è intoccabile, ovviamente) nelle gerarchie dell’attacco. Inoltre è difficile vedere Mandzukic o Dybala partire da soli palla al piede o cercare con ostinazione una giocata un’azione personale, mentre è più facile osservarli giocare più per la squadra e contribuire allo sviluppo dell’azione. Alvaro ha però una caratteristica molto apprezzata da Allegri: quella di saper entrare subito in partita e risultare decisivo; i suoi strappi, la sua tecnica e velocità risultano devastanti con avversari più stanchi e questo aspetto lo rende un giocatore molto importante su cui fare affidamento per risolvere partite complicate.

Per queste ragioni Alvaro ha perso la titolarità nella Juve, non tanto per un peggioramento nel rendimento che non c’è stato essendo stato sostanzialmente identico alla stagione 2014/2015; se dovesse migliorare nella difesa della palla e nelle sponde, riuscendo a svolgere quella funzione nella quale Mandzukic è maestro, diventerebbe un attaccante completo, che risulterebbe importante sia contro avversari che si chiudono che contro quelli che concedono più spazi e contenderebbe in modo più efficace la maglia al croato. Morata, inoltre, deve migliorare anche nell’aspetto psicologico: Allegri ha parlato di un Dybala voglioso, mentre lo spagnolo ha portato sul campo i problemi personali. Dovrebbe togliere, più che aggiungere. Se migliorerà negli aspetti che abbiamo descritto potrà fare la voce ancor più grossa e riconquistare posizioni nella classifica delle punte in rosa. Una sua perdita, sempre più probabile, non sarebbe facile da sostituire.