Come bloccare la Lazio

di Jacopo Azzolini |

In quasi due anni che siede sulla panchina biancoceleste, Simone Inzaghi ha creato una delle realtà calcistica migliori della Serie A, soprattutto se si pensa a quali fossero i presupposti. Rimanendo fedele al proprio passato di tecnico (di successo) del settore giovanile, l’ex attaccante ha confermato la capacità di lavorare più sui principi di gioco che non sugli schemi. E i risultati gli danno ragione, visto che è lunga la lista di giocatori rivitalizzati o fatti esplodere dall’ex allenatore Primavera.

Tuttavia, non si può non osservare come – anche a causa della rosa corta – la Lazio sia una squadra piuttosto rigida nei meccanismi, che raramente si adatta all’avversario ma anzi prova sempre a imporre il proprio contesto. Anche a gara in corso, sono poche le circostanze in cui Inzaghi  effettua correzioni (soprattutto difensive) per mutare il piano gara.

Con la rara eccezione di qualche modifica negli ultimissimi minuti di partita, il 352 (o 3421) laziale rimane sostanzialmente il medesimo, a prescindere dalla difficoltà della gara. La costruzione arretrata rimane prerogativa del rombo arretrato formato dal metodista (Lucas Leiva, in grande spolvero) e il terzetto arretrato (attualmente quello titolare è composto da Caceres, De Vrij e Radu).
A parte il raro abbassamento di qualche mezzala (solitamente Parolo), terzini e interni non partecipano alla costruzione ma vanno alle spalle della linea rivale per dare maggiore presenza offensiva in avanti.

 

Ecco il classico rombo arretrato con cui la Lazio avvia l’azione in ogni partita. Notare la distanza dei giocatori degli altri reparti, tutti alle spalle della linea di pressione rivale.

 

Si tratta quindi di una squadra che cerca di colpire primariamente per spazi centrali, potendo godere tra le linee di giocatori tanto tecnici (basta pensare a Luis Alberto) quanto bravi nell’inserimento. Poi, per le sue caratteristiche, Leiva cerca soprattutto la verticalizzazione in mezzo, ha meno nelle corde il cambio campo per i terzini (anch’essi piuttosto alti). Infatti, il cambio sul lato debole, quando effettuato, avviene solitamente negli ultimi metri. A volte è anche un limite, per esempio contro il Milan si è sfruttato troppo poco lo scarso senso di ripiegamento di Suso, si sarebbe potuto cambiare gioco su Lulic con più frequenza già dalle fondamenta dell’azione.

La presenza di una forza della natura come Sergej Milkinkovi-Savic porta poi, comprensibilmente, la Lazio a cercare spesso il lancio lungo per il colosso serbo, per la sua sovrumana capacità nei duelli aerei in grado di far risalire la squadra. I compagni, esterni soprattutto, si fanno trovare in smarcamento preventivo.

 

 

Tuttavia, quando ci si trova davanti a sé una squadra che riesce a ostacolare la prima costruzione, la Lazio soffre molto e diventa prevedibile, anche perché Inzaghi tende a non fare correzioni per agevolare l’avvio dell’azione. I biancocelesti quindi insistono, sperando di imbeccare comunque le proprie mezzali/trequartisti. Tuttavia questa ostinazione ha spesso portato la Lazio ad alcuni scivoloni: un esempio è quello del derby, dove nonostante l’ottima pressione della Roma Inzaghi non ha posto correttivi per aiutare una difesa sotto pressione. E proprio un recupero palla in avanti, con svarione di Wallace, ha consentito ai giallorossi di chiudere il match.

 

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Inoltre, in certe fasi della gara la Lazio si espone decisamente troppo alle ripartenze rivali, soffrendo in transizione negativa. Complice l’elevata presenza offensiva nella trequarti rivale, appena l’avversario recupera palla c’è spesso il solo Leiva a protezione della difesa, costretto in totale solitudine a coprire ampie porzioni di campo. Questa scelta, soprattutto contro avversari bravi ad attaccare in larghi spazi, può essere un rischio eccessivo.

Contro il Milan, soprattutto nella seconda parte di gara, la Lazio si è esposta troppo a situazioni di questo tipo. Gattuso, consapevole di questo, persino nei calci piazzati ha tenuto Cutrone/Kalinic e Calhanoglu alti, sperando in qualche ripartenza. Nonostante larghe fasi di gara nella trequarti rossonera, sono stati più gli ospiti a rendersi pericolosi in transizione che non la Lazio a creare pericoli dalle parti di Donnarumma.

 

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Linea Lazio altissima. Il Milan recupera palla a si lancia in contropiede. Superato un Leiva a protezione in mezzo, solo un meraviglioso anticipo di De Virj salva la Lazio da una ripartenza pericolosissima.

 

COSA DEVE FARE LA JUVE

 

I biancocelesti appaiono meno brillanti rispetto alla prima folgorante parte di stagione, più imprecisi negli ultimi metri e con maggiori difficoltà nello scardinare difese chiuse e compatte, rischiando anzi di subire gol nei ribaltamenti di fronte.

La Juventus può scegliere di adottare una pressione alta sul rombo arretrato della Lazio, mettendolo sotto pressione e inducendolo all’errore. Indipendentemente dall’aggressività, però, non bisognerà mai dimenticarsi di coprire bene gli spazi centrali: quindi, se da un lato la prima linea di pressione deve essere precisa, pure la retroguardia deve accorciare coi tempi giusti evitando un eccessivo spazio tra centrocampo e attacco.

Tuttavia, la Juventus può anche optare per una fase difensiva più prudente. Come scritto, la Lazio – soprattutto quella attuale – tende ad allungarsi troppo, si disordina e si presta quindi a contrattacchi rivali. Il blocco difensivo può reggere la verve capitolina, e nei ribaltamenti di fronte la Juve ha i giocatori per attaccare i difensori laziali in campo aperto. In merito, può essere la partita giusta per un Douglas Costa che con Allegri stiamo vedendo prettamente su tracce interne.

Insomma, se nella gara di andata il 433 aveva offerto una prova difensiva mediocre con una pessima copertura degli spazi centrali, oggi sembra in grado di bloccare una Lazio che negli ultimi metri non sembra avere la brillantezza del girone di andata.