Regista, interno, trequartista: come Allegri utilizzerà Pjanic?

di Juventibus |

di Fabrizio Renna

“Pjanic è uno dei centrocampisti più forti d’Europa, il suo arrivo è molto importante perché va ad aumentare lo spessore del nostro centrocampo. Sono pochi i giocatori che possono alzare il livello di questa squadra e lui è uno di questi. Miralem può giocare davanti alla difesa, da interno e da trequartista, è un giocatore molto importante e sono molto contento che la società abbia fatto questo sforzo per prenderlo”.

Parole e musica di Massimiliano Allegri, che accoglie così in bianconero Miralem Pjanic, 26enne centrocampista bosniaco, prelevato dalla Roma attraverso il pagamento della clausola rescissoria, ammontante a 32 milioni di euro. Visione di gioco fuori dal comune, ottimo dribbling, buonissimi tempi d’inserimento nell’area avversaria, cecchino implacabile su punizione: “Mire” è davvero un centrocampista totale. D’altronde le statistiche parlano chiaro: nella stagione 2015-2016 ha realizzato 10 gol e 12 assist in Serie A (2 gol e 1 assist in Champions League), mettendo lo zampino quindi nel 26% delle reti messe a segno dalla Roma e piazzandosi al quarto posto nella speciale classifica “gol+assist” dei 5 maggiori campionati europei, dietro soltanto a Mahrez, Mkhitaryan e Di Maria.

“Non è una questione di moduli, non c’è un sistema di gioco che ti fa vincere, semmai servono grandi giocatori da mettere nelle condizioni di rendere al massimo”.

Basandoci su questo concetto chiave di Max Allegri, che ci fa capire una volta di più il credo calcistico del tecnico livornese, imperniato non sulla rigidità di schemi mandati a memoria ma sulla tecnica, la velocità di pensiero e la libertà di inventare concessa ai propri calciatori, andiamo ad analizzare dove il mister potrà inserire il centrocampista bosniaco all’interno della scacchiere tattico bianconero.
Per comprendere meglio il punto di vista di Allegri circa i compiti dei centrocampisti in una mediana a 3, possiamo dare un’occhiata alla tesi finale del corso Master di Coverciano per allenatori di prima categoria, scritta proprio dal tecnico juventino.

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Se il modulo di partenza sarà ancora il 3-5-2, cosa probabile vista l’assenza per infortunio di Marchisio nei primi mesi della nuova stagione (dovrebbe tornare arruolabile verso novembre), Pjanic sarà chiamato, almeno inizialmente, a sostituire il “Principino” in cabina di regia, posizionandosi quindi come vertice basso del triangolo di centrocampo, tra Khedira e Pogba. Il bosniaco, infatti, anche se fino ad ora ha giocato prevalentemente da mezzala (con Lione, Roma e Bosnia), appare il più indicato a destreggiarsi come centrale davanti alla difesa rispetto agli altri due “titolari”: Khedira l’anno scorso non è mai stato provato in quel ruolo (se non per pochissimi minuti e con risultati tutt’altro che esaltanti durante la prima amichevole estiva contro il Marsiglia) mentre Pogba è considerato dal mister un fantastico centrocampista “box-to-box”, in grado di spaccare in due le formazioni avversarie con le sue accelerazioni palla al piede.

Per Massimiliano Allegri, il regista davanti alla difesa deve essere innanzitutto dotato di un grande carisma, in modo da poter comandare i due interni di centrocampo e gli attaccanti in fase di non possesso e di recupero palla, dando i giusti tempi di uscita in fase di pressing; inoltre, deve possedere grande senso della posizione, dando sempre molto equilibrio alla squadra e facendosi continuamente trovare smarcato, in modo tale da fungere da punto di riferimento per i compagni. Tutte caratteristiche che ritroviamo in Claudio Marchisio, fondamentale la passata stagione: il numero 8 bianconero, infatti, è senza dubbio uno degli artefici della solidità difensiva della Juventus 2015-2016. Il “Principino”, ottimo nelle letture tattiche difensive (2.1 tackle e 2.8 intercetti a partita), è riuscito a disimpegnarsi alla grande nel ruolo di centrale nella mediana a 3, aiutando tantissimo la difesa fungendo da vero e proprio schermo, oscurando le linee di passaggio avversarie (impedendo quindi le giocate verticali o diagonali) e offrendo copertura ai due interni di centrocampo.

Pjanic è sicuramente un giocatore diverso rispetto a Marchisio: più playmaker puro che schermo difensivo, il nuovo numero 5 bianconero possiede molte delle caratteristiche care a mister Allegri per fare il vertice basso. Capace di giocare sia corto (quando c’è da far girare palla) che lungo (per poter trasformare immediatamente l’azione da difensiva in offensiva e per poter cambiare fronte di gioco quando la squadra è pressata), ottimo nel fraseggio stretto, millimetrico nelle verticalizzazioni per i compagni di squadra (ne effettua circa 19.3 a partita, un’enormità rispetto ai pari ruolo, fermi intorno all’11.1), è senza dubbio un calciatore di personalità, con ottima tecnica e in grado di dare i tempi di gioco alla squadra.

In fase di non possesso palla Miralem, abilissimo nella lettura del gioco (lo dimostra la ventesima posizione nella classifica dei palloni recuperati in Serie A lo scorso anno e la statistica sugli intercetti, ben 1.5 a partita giocando da mezzala), dovrà cercare di svolgere al meglio i compiti di copertura che un ruolo come questo comporta: guidare i propri compagni in fase di pressing, saper scalare al posto dell’interno di centrocampo che esce sull’esterno avversario, facendo da elastico per coprire lo spazio verso l’una o l’altra fascia, limitare i suoi inserimenti offensivi durante la partita per non lasciare sguarnita la zona centrale del campo, fornendo così alla squadra l’equilibrio necessario. Non abituato ma fisicamente in grado di effettuare questo tipo di lavoro (è stato il quattordicesimo giocatore più dinamico della scorsa Champions League), il centrocampista bosniaco, se riuscirà ad apprendere al meglio i dettami tattici del tecnico livornese ed a risolvere i suoi cronici problemi di discontinuità, che lo portano spesso a scomparire all’interno dei 90 minuti di gioco, consentirà alla Juventus di ritrovarsi in squadra un regista dal piede magico, magari con meno attitudini difensive (come Pirlo d’altronde) ma capace di rendere ancora più armonioso il gioco bianconero.

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Ovviamente, una volta rientrato Marchisio, Pjanic potrebbe tranquillamente giocare nel ruolo di interno, ricoperto per gran parte della sua carriera con ottimi risultati, alternandosi con Pogba e soprattutto con Sami Khedira, purtroppo costantemente alle prese con guai di natura fisica che lo perseguitano da anni. In questa posizione il centrocampista ex Roma, capace di abbinare tanta qualità ad una buona dose di quantità e in grado di creare superiorità numerica attraverso il dribbling, avrebbe la possibilità di affacciarsi maggiormente al limite dell’area avversaria, sfruttando le sue qualità di passatore ed eccellente tiratore dalla distanza (tutte caratteristiche che si sposano perfettamente con l’idea di calcio di mister Allegri). Inoltre, grazie alla sua grande abilità d’inserimento palla al piede, potrebbe anche realizzare, in maglia bianconera, gol come questo:

https://www.youtube.com/watch?v=80LQVb5aWhQ

“Vorrei un inventore di gioco mai banale, la variabile impazzita all’interno di un piano tattico equilibrato. Il narcisismo, in modica quantità, non è dannoso alla salute”.

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Questo dichiarò Max Allegri un anno fa, quando la Juventus, in procinto di cedere Vidal al Bayern Monaco, aveva come obiettivo di mercato numero uno quello di acquistare un trequartista di valore assoluto. Dodici mesi dopo, qualora il mister decidesse di rispolverare il suo tanto amato 4-3-1-2, ecco che Miralem Pjanic potrebbe diventare il tanto agognato “inventore di gioco mai banale”. “Mire”, infatti, si posizionerebbe in questo modulo alle spalle delle due punte, sempre pronto a duettare con Dybala e Mandzukic e capace di innescare, con la sua fantasia, gli inserimenti degli interni di centrocampo e dei terzini in costante proiezione offensiva.
L’assist ad El Shaarawy in Milan-Roma, fatto con una naturalezza disarmante, pone in risalto la qualità assoluta di questo giocatore nel saper mettere un proprio compagno davanti alla porta avversaria.

Nonostante negli ultimi anni il tecnico livornese abbia utilizzato giocatori più fisici, dinamici, abili nell’inserimento ma carenti nella rifinitura (vedi Vidal e Pereyra nella Juve e Boateng nel Milan) in questa zona di campo, il suo trequartista ideale, come possiamo notare dalle numerose interviste rilasciate sull’argomento e dalla descrizione del “10” effettuata all’interno della tesi del corso Master per allenatori di prima categoria di cui abbiamo parlato in precedenza, ha il compito di vero e proprio regista offensivo, con minori mansioni difensive rispetto agli altri compagni di centrocampo. Deve farsi trovare sempre smarcato ed essere un punto di riferimento costante per gli altri componenti della squadra, muovendosi soprattutto nella trequarti avversaria, essendo capace di creare superiorità numerica, verticalizzare e avere i tempi giusti di passaggio.

Pjanic rispecchia fedelmente questa rappresentazione del trequartista allegriano, sebbene poco abituato a giocare spalle alla porta. Un problema che potrebbe sorgere schierando il bosniaco in questo ruolo è rappresentato dalla possibilità di sovraffollamento sulla trequarti, con Miralem e Dybala (senza dimenticare Pogba) che potrebbero trovarsi ad occupare spesso la stessa porzione di campo. Sta a loro, oltre ovviamente al mister, trovare quanto prima un’intesa ed un affiatamento tali da poter coesistere e rendere così imprevedibile la manovra offensiva bianconera, sfruttando al meglio tutto il potenziale a disposizione. In fase difensiva invece, Allegri potrebbe riproporre lo stesso motivo tattico utilizzato due stagioni fa, quando il trequartista Vidal si schiacciava sulla stessa linea di Pirlo, con le mezzali che si allargavano, andando a formare una linea di centrocampo a 4.

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In questo caso, sarebbe Pjanic ad abbassarsi (essendo perfettamente in grado di farlo, dal punto di vista fisico), affiancando Marchisio in mezzo e lasciando le fasce a Khedira e Pogba. Rispetto a due anni fa quindi, dove c’era Pirlo come vertice basso ad inventare gioco e Vidal (o Pereyra) come vertice alto del rombo di centrocampo, pronto a tagliare in due la difesa avversaria con inserimenti senza palla costanti, mister Allegri sposterebbe i compiti di regia 20 metri più avanti, affidando a “Mire” le chiavi della squadra e utilizzando il preziosissimo Marchisio come schermo davanti alla difesa. Una soluzione decisamente affascinante, che consentirebbe di schierare tutti e quattro i big del centrocampo, dando un’impronta molto offensiva ed europea alla formazione bianconera.

Per concludere, l’acquisto del 26enne nato a Tuzla è da considerarsi davvero un colpo fantastico della dirigenza juventina, che si è assicurata un calciatore ancora giovane, con molta esperienza internazionale, integro fisicamente e capace di giocare in tutti i ruoli del centrocampo. Un vero e proprio top player, pronto a scaldare i cuori dei milioni di tifosi bianconeri che non vedono l’ora di ammirarlo in campo con la maglia della Juventus.