Chi è il colpevole in casa Juventus?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Punto il dito contro… un classico!

Per ogni problema i colpevoli sono subito messi alla berlina. Un partito vota Sarri, altri Paratici, i singoli giocatori, per arrivare infine alla presidenza. Ma spesso un nome non basta, chiunque sia il prescelto ad aver il dito puntato, come in una ragnatela, coinvolge i restanti. Spesso la storia del calcio ci insegna che a farne le spese è lui, il colpevole per eccellenza, l’allenatore; il più facile da incastrare.

Quando si tratta di investigare, il tifoso è spesso spietato, talvolta crudele e impaziente. Si chiede la testa, si la testa, ma per quale motivo?

Il tifoso occasionale dà uno sguardo alla classifica e al tabellone di Champions League e si chiede come una squadra posizionata al vertice di ogni competizione, possa esser messa in discussione.

Il tifoso che ogni domenica vive la Juventus ha qualcosa da recriminare: la scomparsa di quegli sprazzi di bel “giuoco che ad inizio stagione hanno fatto brillare gli occhi; un approccio troppo morbido in partite che avrebbero consentito l’allungo in campionato; un mercato invernale che non ha risposto ai grandi movimenti delle rivali italiane di sempre.

Tifoso sbadato e tifoso pretenzioso? La verità spesso sta nel mezzo. Siamo ben abituati, la nostra pancia da otto anni al primo gorgoglio è prontamente saziata da vittorie su vittorie.

A proposito di verità nel mezzo, ma il vero colpevole chi sarà mai?

Da un lato mister Sarri che ancora non ha sciolto i dubbi sul modulo da adottare, 4-3-3 dipendente da un Douglas Costa inaffidabile? 4-3-1-2 con Ramsey trequartista o 433 con Cuadrado alto? Oppure il tridente dei sogni Dy-Gua-ldo?

Dall’altro lato una società, che aveva messo alla porta Dybala per poi tirarlo per le maniche all’ultimo, che ha scelto di affrontare una stagione con un solo terzino affidabile di ruolo: Alex Sandro; lasciando sulla fascia opposto l’adatto Cuadrado, con De Sciglio e Danilo più al JMedical che in campo.

Non scordiamoci dei giocatori, qualche motivazione inizia a venir meno? Le direttive del mister sono difficili da digerire? Non lo seguono più? Pensano solo alla CL? La condizione atletica non è ottimale?

Una prima risposta alla ricerca del colpevole è stata abbozzata nei dialoghi Agnelli-Sarri-Paratici di queste settimane, coi rumors su Guardiola sempre più incalzanti. Le mani non utilizzate per puntare il dito, ma per esser tese, compattarsi, assumersi responsabilità e ripartire e rialzarsi, come la Juve ha sempre fatto dopo ogni caduta o periodo di flessione.

Una risposta soddisfacente?

A scanso di equivoci, un solo modo, semplice da dirsi, meno da farsi, scagionerebbe ogni sospettato: vincere. I risultati spazzano ogni polemica e, vedendo il bicchiere mezzo pieno, arriviamo ad un punto della stagione in cui le opportunità non mancano: SPAL, Lione e Inter, più in là Lazio allo Stadium e ritorno della semifinale di Coppa Italia. Gli stimoli non mancheranno più ai giocatori, Sarri non avrà margine di errore, la dirigenza tirerà davvero le fila delle scelte sul mercato.

In 7 giorni da Spal a Inter e 3 mesi da ora a fine Maggio, questa Juventus dovrà dimostrare non più di essere “comunque viva e in lizza ovunque” ma essere davvero vincente, prima ancora di convincente per tracciare un solco ben preciso nel prossimo futuro.

E’ una partita tutta da giocare quella della traiettoria della Juventus di Sarri. Non si entra in campo con l’ottimismo alle stelle ma si attende la scintilla e la fiammata, perché nella seconda metà decisiva di questa “gara” che può succedere ancora di tutto.

di Giovanni Villa (twitter: @MaestroJuventus)