Il cofanetto di Bernardeschi

di Giacomo Scutiero |

Quando Furio Valcareggi lo accostò alla Juventus, non badai molto alla cosa: una chiacchiera di mercato come un’altra, pensai. Tre anni fa.

Al contrario, rimasi colpito dalle parole del ragazzo all’inizio della stagione 2016/17 della Fiorentina: “Dybala fa innamorare”; “Dani Alves affascina”. Ah, però…
Per dirla tutta, declamò anche “Non posso, mi ammanettano!” eludendo la sciarpa bianconera accollata dal sindaco di Viareggio.

Digressione sociologica.
Federico abitava vicino allo stadio Artemio Franchi e andava agli allenamenti guidando una comune Smart, seconda auto (prima è l’adorata Porsche Macan); amava e ama la musica pop punk dei Blink, guarda e riguarda Brad Pitt in Seven di Fincher; il suo corpo è quasi totalmente coperto da tatuaggi ed il suo primo è stato…Gesù.

Non fa cose normali” è uno dei complimenti prìncipi che Massimiliano Allegri dedica ai giocatori graditi. Mi permetto di copiare la citazione ed appiccicarla al Brunelleschi di Carrara.
L’effettivo processo di emancipazione di Federico prende forma con Paulo Sousa allenatore, cui il calcio italiano deve un sentito ringraziamento. Allenato dal portoghese a Firenze, impara a muoversi e a posizionarsi in campo; premessa la speciale base di tecnica e velocità palla al piede, il progresso è tratto.
Mi piace definirlo ala fuori e dentro le regole. Richiamando le parole di Allegri, è uno non convenzionale: accelera, temporeggia, assiste, calcia…Sempre con la testa su, a misurare il tempo per la realizzazione dell’idea.

Un’estate fa era tangibile la perplessità generale sul suo ingaggio, atto che faceva accrescere la mia già alta curiosità di vederlo in maglia Juventus. Citandolo, è stata l’operazione di mercato più faticosa dell’agente Bozzo; otto-nove mesi di lavoro tra cifre forti e contesto ambientale rovente. The last but not the least dell’indice di tendenza #FinoAllAdulterio: da Nedved a Capello-Vucinic, da Pirlo a Pjanic ed Higuain.

 

La dichiarazione che da un anno prescelgo è quella di Marco Bucciantini: “Non è lui che può far fare il salto di qualità alla Juve, ma viceversa”. Non è Baggio, non è Del Piero, non è Dybala, ma…Si dice giocatore moderno. Molto intelligente, acuto, trova la soluzione nel tempo breve. A proposito di ADP: “Mi piace il suo atteggiamento e come interpreta il gioco. Bello da vedere, ma non fa troppa scena; questa è un’attitudine fondamentale”.

Voleva la maglia numero 10, tanto per far capire che per lui le troppe responsabilità non esistano e siano l’alibi del perdente. Alla conferenza stampa di presentazione, d’impatto dissi: questo ha due palle che 2/3 della Serie A sognano. Senza dimenticare, però, che abbia l’umiltà di apprendere e migliorare vista in pochi (cit. l’ex capitano Buffon).

Ricordo nitidamente Juve-Chievo e i suoi occhi: lo sguardo a destra, lo sguardo a sinistra, il passaggio ad Higuain e l’azione accompagnata prontamente. Sempre col capo alto, attento ed audace.

 

Non parlando di molto tempo fa, ma di Febbraio: prima di Torino-Juve, faticavamo a trovare un giocatore che smuovesse i match più di lui. Quel derby in cui è stato letale e che letale è stato per lui; il ginocchio che pareva guarire a tempo di record, poi adagio, poi celermente…

 

Adesso, quasi alla fine della sua seconda estate bianconera, è forse il calciatore più desto della rosa. Per quanto valga, dopo appena una gara di campionato. Bernardeschi è avvinghiato alla sfera Juventus: occhi di serenità, smile di felicità, eccitazione per la straordinaria compagnia di Ronaldo. A proposito di sentenza, Cristiano rimane a secco e lui coglie la nuova eppure solita soluzione.