Claudio e un sogno chiamato Juve

di Juventibus |

Non importa l’età, conta come ci si sente

Esordisce così un Claudio Marchisio visibilmente emozionato, che ha presenziato oggi ai microfoni nella sala “Gianni e Umberto Agnelli” dell’Allianz Stadium. Ha voluto celebrare “a casa sua” la fine del grande sogno chiamato Juventus, quello che che lo ha accompagnato fin da quando aveva 7 anni.

Decisione difficile per Claudio, che ha specificato quanto abbia ricevuto offerte da altri continenti (oltre che quelle dall’Italia, prontamente rifiutate), ma che dopo un nuovo infortunio, con conseguente rescissione con lo Zenit, guardando dentro se stesso, ha dovuto fare i conti con il suo corpo, prendendo quindi la decisione di ritirarsi.

Ricordi a valanga per l’ex numero 8 bianconero; i migliori, l’esordio in maglia Juve, in Serie B nel 2007 (“occasione che dovevo assolutamente sfruttare“), il gol contro l’Inter, nel 2009, e il gol all’esordio allo Juventus Stadium contro il parma. Ovviamente anche alcuni rimpianti, sia in chiave Juve, come la finale di Berlino (“Vorrei rigiocare la finale di Berlino. Anche solo il secondo tempo, per poter volgere la situazione a nostro favore“), o la finale dell’europeo del 2012.

Un accenno anche al futuro, che sarà concentrato sulla famiglia (ringraziata per la sua continua vicinanza, soprattutto negli ultimi anni). Marchisio ha fatto intendere che si prenderà tutto il tempo necessario per capire cosa fare nei prossimi anni (“Per il futuro non mi precludo nulla, devo vedere anche cosa il calcio potrà darmi e cosa io potrò dargli“). Su un suo possibile erede, si è augurato che il lavoro dei settori giovanili paghi, specificando quanto oggi i giovani abbiano più possibilità di giocare in grandi club (Come Sensi e Barella).

Sul suo frequente uso dei social, l’oramai ex centrocampista ha rimarcato quanta responsabilità abbiano i calciatori per i giovani, in questa era. Non solo per essere meri esempi positivi, ma per ribadire anche il fatto che prima di essere calciatori, si è persone. Marchisio ha specificato quanto col tempo abbia sentito l’esigenza di far sentire la propria voce fuori dal campo, senza paura di inevitabili critiche (“Credo i giocatori debbano avere più coraggio“).

Chiusura con due parole sulla sfida di San Siro tra Inter e Juve; nessuno stupore sull’effetto Conte sulla squadra nerazzurra (“Secondo me basta guardare il volto dei giocatori dell’Inter. Sono gli stessi dell’anno scorso, ma hanno un altro spirito e questo sicuramente è la mano dell’allenatore“), grande curiosità nel vedere questo campionato, aperto più che mai, da fuori.

GRAZIE DI TUTTO, CLAUDIO!


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