Cinque motivi per confermare Pirlo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

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Punto di partenza del ragionamento è la convinzione, radicata in chi scrive, che quando Andrea Agnelli decide di mettere Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus non lo fa impulsivamente, o perché sono amici loro e le compagne, e soprattutto non lo fa perché costa poco.

Quindi, se si vuole cercare una ragione logica al perché Pirlo sieda (ancora?) sulla panchina della Juventus la si può trovare solo usando altre categorie, suggerisco la categoria della visione.

La proprietà e la dirigenza sembrano convinte che la Juventus debba trovare un’identità come club e come squadra ambiziosa e che punti a essere all’avanguardia, cercando di competere con squadre che hanno mezzi enormemente più potenti dei nostri. La competizione che cerca la Juventus non è con l’Inter e la Roma, ma con il Real Madrid e il Bayern.

1. Il contesto
I risultati del campo sono deludenti, ma l’attribuzione delle responsabilità va divisa tra tutte le componenti e non addossata solo allo staff tecnico. Rosa mal assortita, metà della quale fatta di campioni che hanno vinto tutto e l’altra metà fatta di giovani che si affacciano in un grande club.
Infortuni, calendario, assenza di pubblico, decisioni arbitrali e della giustizia sportiva, caso Suarez, dirigenza in scadenza, Super Lega e relativa shitstorm, voci sulla Presidenza, assenza di preparazione, pochi allenamenti e quasi mai con la rosa al completo. Individuare le precise responsabilità di Pirlo, dal divano, è impossibile.

2. La continuità del declino
Negli ultimi 4 anni la Juventus ha fatto più punti nel girone di andata e meno nel girone di ritorno. Una volta usciti dalla Champions League, la squadra si è squagliata in campionato, rischiando di perdere lo scudetto 17/18, inanellando risultati penosi nel 18/19, e crollando di fatto in quella attuale. Pirlo non ha certo invertito la tendenza, ma forse se abbiamo cambiato 3 allenatori e svariati giocatori, non tutta la colpa è del manico.

3. La sostenibilità
Questa Juventus ha un gap da colmare rispetto ai suoi competitors europei, in termini di fatturato e ricavi dal commerciale. Gap che si é cercato di colmare con il player trading, soprattutto con lo strumento delle plusvalenze “gonfiate”. Giocatori imbolsiti, o injury prone, spesso con ingaggi faraonici, contratti pluriennali oltre ogni ragionevole logica sportiva.
Per poter competere serve poter fare player development, e questo non è facilmente compatibile con l’obiettivo di dover vincere tutto e subito e cambiare ogni anno guida tecnica. Pirlo può attuare questo player development e ha dimostrato di saperlo fare? Non lo so. Ma i nomi che sento fare in giro, soprattutto quello di Allegri mi sembrano forse ancora meno adatti.

4. La tradizione
Trapattoni, Lippi, per andare alla storia recente, fecero entrambi meglio nel primo loro ciclo che nel secondo. Ancelotti lo liquidammo forse troppo presto,  salvo poi vedergli alzare più Champions di quante siamo riusciti a fare noi.
Se c’è qualcosa che secondo me è DNA Juventus è ripulire i talenti, sia in campo, o in panchina, o dietro una scrivania. Un anno, soprattutto questo anno, secondo me non basta per tornare indietro.

5. La follia
E poi, ultimo spunto, la follia. Chi guida la Juventus deve guardare ai libri di storia, non alle pagine di cronaca.

“L’utopia è là nell’orizzonte. Mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. Cammino 10 passi e l’orizzonte corre 10 passi. Per tanto che cammini non la raggiungerò mai. A che serve l’utopia? Serve per questo: perché io non smetta mai di camminare.” Eduardo Galeano

 

di Pangloss