Cinquanta sfumature di Sarri

di Giulio Gori |

«Giochiamo da schifo», «i risultati sono eccellenti». A leggere il dibattito di queste ore tra i tifosi bianconeri, sembra di essere ritornati indietro di un anno. Una squadra bloccata nel gioco che però riesce a portare a casa la pagnotta e l’eterno scontro tra belgiochisti e risultatisti. Ma quel che c’è di strabiliante, e di nuovo, nel dissidio destato dalla guida tecnica di Maurizio Sarri, è che le parti si sono ribaltate: chi qualche mese fa tuonava contro la scelta del nuovo allenatore perché gli preferiva chi dava maggiori garanzie di successo, oggi gli rinfaccia prestazioni poco spettacolari e molto simili a quelle dello scorso anno. Chi invece voleva la rivoluzione del calcio champagne, ora la difende sulla base delle dieci vittorie e dei tre pareggi in tredici partite. L’impressione è quella di posizioni che si sono cristallizzate. E che ormai si sia di fronte a una guerra di trincea in cui non si sa più chi combatta e contro chi.

Un dato è certo: conta vincere. E a questo punto della stagione, il bilancio parziale del lavoro fatto da Sarri è più che positivo. La Juve è prima in campionato, con una proiezione da 99 punti, ed è prima in Champions in coabitazione con l’Atletico Madrid ma comunque con una migliore differenza reti. L’altro dato indiscutibile è che il cambio di filosofia di gioco ci sia stato: i bianconeri, in campo, si comportano in modo molto diverso dallo scorso anno. Sono più fluide le uscite dalla difesa con palla a terra, c’è un pressing che non si era mai visto, un predominio in termini territoriali e di possesso molto spiccato, c’è un ricorso a una maggiore quantità di giocatori di qualità tecnica. Del resto, non si può giudicare il lavoro di Sarri da alcune partite sottotono, in cui la squadra è sembrata bloccata, meno fluida e più lenta nella trasmissione del pallone: in una stagione da 50 partite o più, capitano inevitabilmente momenti di scarsa brillantezza.

Il punto vero è la confusione, ingenerata da adanismi e onanismi, tra il belgioco e il giocare bene. Il punto è che una squadra la si giudica dai risultati ottenuti, ma se si discute dei risultati che potrà ottenere non si può non tenere conto dell’efficacia del suo gioco. Che è cosa diversa dall’estetica. Efficace è chi gioca all’attacco, produce decine di occasioni e non ne lascia agli avversari, ma efficace è anche chi si difende bene, non lascia occasioni agli avversari e ne crea invece parecchie in contropiede. A prescindere dai risultati già raggiunti, chi è efficace ha maggiori probabilità di ottenere risultati. La filosofia conta relativamente, quel che conta è se si fanno le cose bene o male.

E fin qui, Sarri le ha fatte benino. La sua capacità di trasmettere ai giocatori i suoi concetti, a partire dallo scaglionamento dei giocatori, fondamentale per una fluida trasmissione del pallone e per il mantenimento del possesso (e del successivo gegenpressing), è fuori di dubbio e non lo era neppure prima che arrivasse alla Juventus. I dubbi riguardano altro. E non sono legati a qualche partita un po’ bloccata.

Primo, la Juve crea poche grandi occasioni da gol rispetto all’enorme mole di gioco che produce. Lo stesso Sarri, dopo Juventus-Genoa ha ammesso per la prima volta l’errore di svuotare l’area di rigore avversaria: gli attaccanti vengono incontro ai centrocampisti, consolidano il possesso, ma in area non c’è nessuno; così anche quando gli esterni hanno una buona occasione per crossare, sono costretti a tornare verso il centro e ad appoggiarsi sui compagni, col risultato che il gioco finisce troppo spesso in un imbuto intasatissimo.

Il secondo problema riguarda un tipo di possesso che troppo spesso si consolida tornando sul lato forte, anziché cercare giocatori negli spazi. Il che è un paradosso, visto che di solito gli allenatori bravi (come Sarri) a creare concentrazione di giocatori, la sfruttano per andare a cercare con rapidità il lato debole. Contro il Bologna, la Juventus era sembrata voler per la prima volta sfruttare la corsa dei giocatori liberi, con delle accelerazioni rapide del pallone. Per ora, quella partita è stata una parentesi. Di fatto, i centrocampisti bianconeri non sono messi al momento nelle condizioni di correre in avanti (ma solo di camminare o al massimo di trottare), elemento essenziale ai fini dell’imprevedibilità.

Terzo, se Sarri ha il merito indiscutibile di evitare che la difesa sia molto impegnata, la Juventus prende troppi gol rispetto ai pochi minuti in cui si trova a dover difendere. Il gol subìto contro il Genoa ci sta: i bianconeri trovano molti benefici dalla circolazione bassa del pallone; e un solo gol incassato su tredici partite per un errore in fase di possesso è un inconveniente trascurabile. Troppe volte però la difesa si è fatta trovare aperta, senza che ce ne fosse una ragione. Troppe volte dietro al terzino sul lato forte, c’è troppa distanza col centrale, senza che una mezzala si inserisca nella linea difensiva. Troppe volte i nostri avversari colpiscono di testa da calcio piazzato. Troppe volte copriamo anziché occuparci dell’uomo (molti han fatto caso al primo errore di Bonucci quando ha perso palla sul gol del Lokomotiv, quasi nessuno si è accorto del secondo errore, quando è andato a coprire la linea di porta anziché chiudere su Miranchuk). Fatto sta che queste troppe volte, per quanto siano complessivamente poche, concedono agli avversari occasioni da gol ghiottissime, che rischiano di dilapidare quanto di buono è stato fatto per prendere il controllo della partita.

In definitiva, contestare Sarri oggi – anche dopo qualche partita appannata – è fuori luogo. Il lavoro fatto è buono. Pensare che questo lavoro sia sufficiente, però, sarebbe altrettanto sbagliato. L’allenatore della Juventus è al lavoro da appena quattro mesi, e che si sia suoi simpatizzanti o meno, gli va dato un credito di fiducia. E tempo. Quel che è altrettanto certo, però, è che la possibilità di superare i difetti di gioco fin qui emersi, passa dalla consapevolezza di quei difetti. E a sentire l’allenatore bianconero, con i suoi dati sui tiri e le sue percentuali record di possesso, non è purtroppo così scontato.


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