Cinica Juventus

Da queste parti, a noi molto care, siamo di fronte a una concorrenza imperfetta. L’economia non c’entra. Parliamo di sentimenti e della loro oscillazione non tendente all’infinito.
Qui c’è il merito piuttosto che la forma, qui c’è l’essenza piuttosto che l’apparenza. Qui vive la sostanza. Non viene disputata alcuna gara tra la gratitudine e il commiato; semmai, al massimo qualche volta, è visibile il confine labile fatto di corta e pubblica riconoscenza.

 

Il racconto della vecchia e cinica Signora può iniziare citando il maggiore esponente di juventinità per chi è nato dalla fine degli anni Ottanta in avanti: Alessandro Del Piero. L’idolo di tanti trentenni di oggi, l’esempio formativo e sportivo di tanti ancora più giovani. Proprio lui, quello del video auto-pubblicato per confessare il suo amore eterno in bianco(nero); proprio lui, il cui messaggio viene decodificato dalla presidenza come una sorta di estorsione morale. Avviso: fare pressione sul petto di casa Agnelli è raramente una buona idea.

Juventus cinica, ma che non fa mancare il supporto a chi ha dato il massimo per il club. Ricorda, ringrazia, rende omaggio. Poi si allontana, allenta ora piano ora veloce la vite perché s’impegna a montare il presente ed a tracciare il futuro. Sempre, comunque e senza scrupoli.

 

La narrazione prosegue e tocca il miglior centrocampista (con Pogba) ammirato a Torino dal 2011 in avanti, Arturo Vidal. Il cileno è l’esempio più potente di esclusione dal canone: calciatore tanto sbalorditivo in campo quanto sconcertante fuori. Juventus non fa prigionieri e soprattutto diventa mai schiava di qualcuno, sebbene questo sia portatore di talento introvabile.

Carlos Tévez è un caso bizzarro, diciamo così. Il giocatore più fatto della materia di Antonio Conte degli ultimi sette anni juventini: professionalità, disciplina, agonismo, fame. Dinanzi a cotanta diligenza, il club s’inchina al distacco per “scelta di vita” del ragazzo; le virgolette sono come mai intenzionali, vista la speditezza con cui l’Apache si è poi allontanato dalla mamma argentina per fare affari alla banca cinese.

 

Tornando alla figura del capitano, non c’è stata alcuna sorpresa per l’ultima stagione bianconera di Gianluigi Buffon; d’altra parte, il fatto che non abbia messo fine alla carriera ha provocato disappunti. Il rapporto familiare tra il portiere ed Andrea Agnelli ha velato la nuvola comparsa dopo quell’annuncio. Dando per scontato l’accordo totale a tempo debito e dunque la correttezza della svolta, le annose parole del protagonista lasciavano pronosticare un altro sviluppo.

“Dulcis” in fundo, Claudio Marchisio. Sette anni, sette scudetti. Soprattutto, uno che è venuto al mondo in Serie B ed è diventato grande in serie A. Con la Juve, come la Juve, perché è stato la Juve come pochissimi. Questo basta ed avanza per darne la dimensione umana e sportiva.
Poi c’è il dettaglio tecnico: l’essere di fatto ex calciatore da un anno e mezzo, da quando il ginocchio si è rotto ed il recupero è stato soltanto apparenza ed illusione.

Ed allora che male c’è nella separazione per legittima e logica causa? Che c’è di male se prima ci si abbraccia, si è certi dell’amore reciproco, si è convinti che la vita di uno appartenga all’altra e poi ci si allontana? Nessuna vergogna. Chiudendo gli occhi, rimanendo soli, è possibile stare bene: è possibile tornare dove si era, anche se molto lontani.

Juventus dice: l’amore non è cieco. Il sentimento esiste, è vivo, arde, ma non altera la percezione. Il legame è da intendere come comunione d’intenti e non come indispensabile attaccamento per la felicità.
Potenziare, migliorare e crescere anche sostituendo gli ingranaggi più dentati. Non si vola sopra ogni ostacolo, non si procede oltre ogni logica. Non è tutto bello perché questo in quel momento è proprio ed importante.

 

Si dica che questi uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai”. Si dica che abbiamo vissuto al tempo di questa Juventus, dove si bada alla virtù e poi al resto.