Ciao Max, mi mancherai come manca un amico

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Renato Zerbone

Ormai ci avevo fatto l’abitudine. Meglio di una serie televisiva. Più simile alla visita di un amico, che, però, ti parla attraverso uno schermo. Della tv o dello smartphone. Al quale tu non puoi mai porre domande, fare un saluto, stringergli la mano. Ma assomiglia davvero ad un amico. Perché ti parla di Lei, della tua squadra del cuore. Vieni a sapere piccole cose, aneddoti, curiosità, dalle sue parole cerchi di trarre dei segnali, indiscrezioni, presagi. Massimiliano Allegri non sarà più quella figura simpatica che, con la sua verve tipica dei toscani, ti regalava spesso un sorriso per qualche battuta divertente.

 

O per il modo con il quale s’arrabbiava se le domande dei giornalisti diventavano insidiose o fuori luogo. Ho sempre seguito le sue conferenze stampa attraverso i media. Spesso in diretta, altre volte in differita sui social. Era lo spunto per una telefonata fra amici, il tema centrale di quelle poche parole davanti ad un caffè, oppure il clou di una discussione accesa al supermercato, lasciando le mogli in disparte per gettarti in un discorso per loro astruso e assolutamente inopportuno. La collaborazione fra il tecnico livornese e la Juventus è finita.

Non sapremo mai se per volontà dell’ormai ex-allenatore o se per una decisione della Società. Questa è stata la versione offerta dalla conferenza stampa congiunta di Allegri e Agnelli che ha avuto luogo sabato 18 maggio 2019. Sky Sport aveva messo addirittura il count-down come prima dei Gran Prix di Formula Uno. Ricordando gli anni Ottanta, mi viene da pensare come siano cambiati i tempi. Allora le conferenze stampa esistevano soltanto sui quotidiani, condensate in poche righe, dalle quali capivi poco o nulla. Tutto quel mondo già magico lo diventava ancor di più perché avvolto nel mistero.

Oggi no.

Adesso è tutto alla luce del sole, a portata di mano come le chiavi di casa o il pacchetto di sigarette. Basta un clic e vieni a sapere tutto e il contrario di tutto. Mi ha emozionato quella comunicazione triste. Ho letto la commozione negli occhi di Andrea Agnelli e in quelli di Max Allegri. Due amici che, nonostante il sentimento vero che li lega, sono costretti a dirsi addio. E’ questa parola, costretti, che mi ha fatto riflettere. Ci sono ragioni imperscrutabili, che non possono essere rivelate neppure alla stampa, che sono destinate a rimanere segrete, confinate in quel cassetto oscuro dove puoi trovare anche un foglio spiegazzato che ti rivela cosa è successo davvero negli spogliatoi di Cardiff tra il primo e il secondo tempo di Juve-Real Madrid, quel dannato 3 giugno 2017. Tra poco sapremo chi sarà Mister X, l’uomo che siederà su quella panchina all’Allianz Stadium, che passeggerà nervosamente nell’area riservata a bordo campo, che litigherà con Lele Adani attraverso le telecamere di Sky, risponderà alle domande di Giovanni Guardalà o ad Ilaria D’Amico nelle serate di Champions.

Chissà se avrà accento straniero, magari spagnolo, portoghese, tedesco o britannico. Oppure avrà un vernacolo toscano, emiliano o pugliese. O parlerà francese. Ma di una cosa sono sicuro. Se dopo il 15 luglio Allegri avrà voglia di tornare al lavoro, lo sentiremo di nuovo sui mezzi di comunicazione. E ci fermeremo ad ascoltarlo. E ci guarderemo negli occhi senza capire perché non sta parlando di Emre Can e un altro esperimento da difensore centrale, di Bernardeschi che sta facendo bene la mezzala, di Dybala trasformato in tuttocampista. E capiremo che quanto è successo il 18 maggio di quest’anno era tutto vero. Non era un teatrino, non era una fantastica puntata di “Scherzi a parte”. Era la vita vera.

Grazie di tutto, Mister.
Grazie di averci fatto sognare, godere, vincere, trionfare.
Chiunque verrà, dovrà confrontarsi con te, con i tuoi successi, i tuoi numeri, i tuoi record.

E sarà molto, molto dura per lui. In quanto a noi, poveri tifosi, dovremo parlare molto con il nostro cuore. Fargli capire che non ci sarà più quell’appuntamento magico con il toscanaccio sorridente, non sentiremo più quelle parole che tanto ci hanno regalato. Dovremo insegnargli che ora c’è un altro, dietro quelli stessi microfoni, seduto su quella stessa sedia, a rispondere agli stessi giornalisti. Potremmo già conoscerlo, magari prima era seduto su una panchina poco amata,forse lo costringeremo a negare l’appartenenza a quella squadra che fino a ieri dirigeva. Oppure non ce ne sarà bisogno, basterà sapere che da oggi allenerà la Juventus. Detesto gli addii. Sono momenti tristi che preludono periodi altrettanto tristi.

Ma a volte non è così.
Mi rimane una speranza, quello che il presidente Agnelli ha detto prima di chiudere: “Solo il tempo e i risultati ci diranno se questa sia stata o no la scelta giusta”. Forse è vero, gli addii saranno pure tristi, ma potrebbero portare addirittura a tempi migliori.
Addirittura….


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