Ciao Leo

di Pietro Salvatori |

Leo Bonucci

Ciao Leo, ciao. Ci siamo tanto amati, ma come dicevano quelli, “ogni giorno che passa diventa un ricordo”. E i ricordi nel calcio sono importanti, sono la storia, sono anche un pezzetto di brand, costruiscono l’hype che ti fa grande. Ma non scendono in campo, non vincono le partite, conoscono perfettamente la strada per Cardiff ma non avrebbero idea di come arrivare a Kiev.

E quindi, caro Leo, grazie per tutti i fantastici momenti che ci hai regalato, ma se vuoi andare, se non ritieni il conte Max il padrone del tuo castello, vai. Sarai sempre nei nostri cuori, sarai sempre un simbolo, rimarrai sempre nella nostra hall of fame, ma vai.

Tra i ricordi personali ce n’è uno di qualche estate fa. Una discussione con un amico, finita quasi ai fanculo, in cui sostanzialmente sostenevo che la Juve, tra Bonucci e Pogba, si faceva bene a vendere il secondo. Perché va bene l’età, la forza, le prospettive, la centralità, lo swag, le acconciature. Ma mentre di Pogba (meno forti, meno fichi, meno dirompenti, ma pur sempre Pogba) è pieno il mondo, pensare di sostituire dietro uno come Bonucci era impensabile.

L’inciso di cui sopra solo per dire che io Bonucci lo amo. E spero di passare tutta la vita con lui. Ma esistono quei grandi amori che rimarranno tali per tutta la vita, e che però sono destinati a non durare. A un certo punto si fermano, si diluiscono, si spezzano, svaniscono.

Perché nel gioco della torre tra Bonucci e Allegri io tengo il conte Max saldo nel suo castello. E butto giù Leo, In cambio di una barca di soldi, certo. Ma è pur sempre Leo a volare. Perché sostituirlo era impensabile. Ma non lo è più.

Nell’infuocata estate di Pogba, probabilmente, non avrei detto la stessa cosa. L’asse Bonucci-Pirlo risucchiava la quasi totalità della costruzione di gioco della Juve. Privarsi di uno dei due voleva dire, in sostanza, ripartire da zero. Oggi non è più così. E non solo perché Pirlo ha preso un aereo ed è andato a bere Martini a New York. Ma soprattutto per il paziente e camaleontico lavoro di Allegri.

Il mister negli anni ha plasmato i bianconeri a propria immagine e somiglianza. Arrivato sotto il lancio (metaforico ma non troppo) di monetine, ha iniziato raccogliendo l’eredità di Conte quasi in tutto e per tutto. Ma pian piano, con il tempo, ha sperimentato e variato soluzione all’interno delle quali la direttrice Bonucci-Pirlo è diventata una parte importante ma non il tutto. E le letture, i laser pass, i cambi di gioco di Leo una variante imprescindibile ma non più fondamentale di un gioco assai più complesso.

Mattone su mattone, Allegri ha costruito un maniero in cui ha infilato scudetti, Coppe Italia, trionfanti (si, per Cardiff piango ancora, ma trionfanti) campagne europee, nel quale ha costantemente variato il modulo e il modo di costruire e di aspettare, tra partita e partita e all’interno della stessa partita.

E negli anni la Juve ha fatto un mercato da leccarsi i baffi, inserendo giocatori sì fisici ma soprattutto tecnici (“La tecnica, la tecnica”, quanto si incazza Max per gli errori tecnici, quanti cappotti buttati), ampliando il ventaglio di soluzioni in tutte le fasi di gioco. E Leo è passato dall’essere la chiave di volta dell’ingresso principale a un pilastro della difesa, uno di quelli su cui ci si può affidare quando sei in affanno nella risalita del campo, o quando le cose stanno per imboccare la porta sbagliata (il Pipita, anche a Vinovo, ogni tanto se lo sogna ancora).

E quindi oggi, caro Leo, puoi andare. Per tanti soldi, preferire non al Milan, piangerò un po’, mi strapperanno in qualche discussione che è stato un errore. Ma se vuoi andare quella è la porta. Non so se sia quello il motivo, o se sia solo quello, ma tra Allegri e te scelgo il mister. Fra vent’anni probabilmente racconterò con più nostalgia le tue gesta, “la Juve di Allegri” sarà forse solo un contenitore di tante storie fra cui la tua brillerà di luce spaziale.

Ma oggi quel contenitore lì non va smontato. A costo di piangere, di dire ciao a un pezzo di cuore. Bonucci si sostituisce. Lo sostituisce un’idea di gioco più che un Romagnoli qualsiasi. Un’idea che si sta spostando sempre più avanti, nel recupero palla e nella costruzione, almeno a quanto si vede da queste prime avvisagli di mercato. E che cambierà, rapidamente, sempre, come un camaleonte.

Per cui, presupponendo che nel mondo ideale terrei capra e cavoli, mogli ubriache e botti piene, ma che mi arrendo alla saggezza millenaria dei detti popolari, tra smontare il castello e salutare il capitano delle guardie io mi tengo stretto merli e torrioni. E allora ciao Leo, ciao. Racconterò delle tue gesta finché avrò fiato.

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